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lunedì 14 dicembre 2015

Release Blitz Il siberiano di Giovanna Roma, sequel de La mia vendetta con te in uscita il 16 Dicembre!

Buon inizio settimana! In questo mese sono in uscita molti romanzi e come noterete ci sarà più di un Release Blitz sul blog. Quello di oggi è dedicato al sequel de La mia vendetta con te, di Giovanna Roma, recensito qui, intitolato Il siberiano. Di seguito trovate tutte le info e prossimamente la mia recensione!







16 DICEMBRE 2015






Autrice: Giovanna Roma

Editore: Self Publishing
Genere: Dark Romance
Prezzo: eBook € 0,99 (fino al 21.12.15) poi € 1,99
Pagine: 347

Serie

1. La mia vendetta con te 22 Luglio 2015
2. Il siberiano 16 Dicembre 2015

TRAMA


Sono stato tradito dal mio migliore amico. 

Maksim non ha ben chiaro contro chi ha dichiarato guerra. È giunto il momento di un cambio al vertice, di pagare per i propri errori. Lacrime di sangue righeranno le guance della sua bella Katerina. 


Non supererà mai il dolore che gli infliggerò. Ha avuto l’audacia di tradirmi ancora, ma scoprirà sulla sua pelle che sarebbe stato meglio non essere ritrovati dal Siberiano.


**Attenzione**
Dark Contemporary Romance.
Questi romanzi contengono situazioni inquietanti, scene molto forti, violente, esplicite e un linguaggio crudo. Non adatti a minori o persone particolarmente sensibili o suscettibili. Leggerli potrebbe scioccarvi, persino disturbarvi.


ESTRATTO

«Voglio che ricordi che io non sono l’eroe buono e mai lo sarò.» La voce densa mi aggroviglia lo stomaco e salire le lacrime agli occhi. A sentirlo parlare sembra davvero condannato alle fiamme per l’eternità e a non bramare altro.
«Quindi era giusto ucciderli?» Ha un’espressione tesa. «Perché è questo che fanno i cattivi, uccidono i buoni, non è vero?»
«Sta zitta!» scatta in piedi, stringendo forte i pugni.
«Non c’è bontà in me, Kate. Non perdere tempo a cercarla.» Gli occhi sono inferociti e urlano un bisogno selvaggio di distruzione.
«Non cerco la bontà, ma la tua paura.» Gli afferro un pugno delicatamente, ma lui tira via il braccio come scottato.
«Vedi muscoli, testa, occhi.» Le sue mani grandi percorrono ogni parte del corpo. «E credi che dentro tutto questo ci sia un’anima. Ma non è così. Quei due vecchi pensavano che amandomi, avrebbero risvegliato qualcosa in quel bambino.» Si piega su di me, puntando le mani sui braccioli. Sprofondo quanto più posso con la schiena nella spalliera. Avverto il suo respiro caldo sulle labbra. «Hanno risvegliato la bestia e li ho uccisi.» La voce profonda è agghiacciante. Aprirgli il proprio cuore vuol dire solo morire tra atroci dolori, è questo che cerca di dirmi. Anche quando si è trattato di riconsegnarmi a Sergey, è uscito di testa. Temeva che lo abbandonassi.
«Hai solo paura, Maksim.» Paura di rimanere solo, ma anche di non poter contraccambiare un sentimento così forte. Non sa come si fa? Se riuscisse a lasciarsi andare, ad aprire le braccia e accogliere quello che posso dargli, la situazione sarebbe diversa. Potrebbe perfino fidarsi di me. 
L’amore spaventa, però se non lottiamo in suo nome, quale può essere il significato delle emozioni? Crede che qualsiasi gesto affettuoso possa compiere, non sia mai abbastanza? Non saprei e non ho tempo per rifletterci, perché mi attacca con un bacio profondo, rude. Morde barbaramente le mie labbra fino a farle sanguinare. Lotto con tutte le forze per togliermelo di dosso, ma si avvinghia con un braccio dietro la schiena e stende indietro il sedile. Il colpo mi fa strillare. Tento di allungarmi e raggiungere il suo pugnale sul lato destro. Se ne accorge e mi inchioda il polso sopra la testa. Con la mano libera si sbottona i denim e solleva il mio vestitino corto. Non porto le mutandine e gli è facile penetrarmi. Fa malissimo, non ero preparata. Si agita, grugnisce, mi morde le guance, il collo, l’orecchio. Provo dolore e non solo fisico. Il cuore è allo stremo delle forze. Ho taciuto i miei sentimenti al mondo intero, però adesso anche lui ha bisogno di sfruttare la sua voce ed è stanco di veder cibare solo il corpo. Vuole nutrirsi di quel nettare che soltanto un altro cuore sa donare. Maksim si blocca di punto in bianco. Non credo sia venuto e neanche che si sia addormentato. La testa immersa nei miei capelli non mi permette di vedere l’espressione del suo volto. «Puoi prendertela con me, come sei solito fare, però non cambierà nulla. Potevo scappare, invece sono rimasta.» La voce è spezzata dalle lacrime. Si solleva sulle braccia e mi fissa con occhi assenti.









OPERA PRECEDENTE: La mia vendetta con te




AUTRICE





È e cresciuta in Italia e viaggiato sin da bambina. I generi che leggo spaziano tra thriller, psicologia, erotico e dark romance. Anche quando un autore non mi convince, concedo sempre una seconda possibilità, leggendo un altro suo libro. 


martedì 8 settembre 2015

Fine dell'estate di Giulia Mancini Recensione

Eccomi per la seconda volta con voi presentandovi la recensione di un romanzo romantico e delicato, perfetto proprio per la fine di questa estate. Scritto dall’esordiente Giulia Mancini e intitolato Fine dell’estate, ci racconta la storia di una coppia di adolescenti alle prese con l’amore e con le difficoltà della vita.
Una lettura fresca ma non priva di riflessioni.


Fatemi sapere cosa ne pensate!


Autore: Giulia Mancini
Titolo: Fine dell'estate
Editore: Selfpublishing
Pagine: -
Genere: Romance contemporaneo
Prezzo: € -
Ebook: € 1,99
Uscita: Agosto 2015
Sito autrice/Link acquisto



È l’anno 1983, epoca in cui l'unico modo di conoscersi è quello di incontrarsi nei luoghi di ritrovo più consueti: un parco, una piazza, il centro città,  la scuola. Claudio ha diciannove anni, ma a volte pensa di averne molti di più tanto è insofferente la sua anima, cerca di nascondersi sotto una maschera di sicurezza e spavalderia, ma lo tradiscono la sua espressione inquieta e le troppe sigarette che fuma rabbiosamente. Vorrebbe scappare dalla soffocante cittadina di provincia in cui vive e forse anche dalla sua vita. Silvia ha sedici anni, tanti sogni da realizzare, tra cui quello di vivere altrove, e tanta immaginazione per dare forma alle sue fantasie, ama i libri e scrivere i suoi pensieri su un diario. Quando conosce Claudio gli sembra di trovare la risposta a tutti i suoi interrogativi irrisolti e soprattutto alla sua richiesta d’amore. Sono arrabbiati con il mondo intorno a loro: i genitori, i professori, le convenzioni sociali soffocanti della piccola città di provincia, troppo attenta alle apparenze e al pettegolezzo. Entrambi manifestano la loro rabbia con i mezzi che hanno a disposizione, il disprezzo, il disappunto e la ribellione. Si incontrano casualmente in un pomeriggio  d’estate e si innamorano. Il loro incontro  diventa un manifesto e il loro punto di forza contro il mondo, ma anche l'occasione di una possibile felicità. Grazie alla loro incoscienza e al loro amore assoluto e totalizzante, come solo sa essere l'amore adolescenziale, tutta la loro vita sembra prendere una direzione diversa e finalmente positiva. Un grande dolore travolge però inaspettatamente la loro vita. Può un amore così giovane resistere alle prove più dure? Forse la realtà riserva alla loro vita un epilogo differente.  O forse il loro è stato soltanto il sogno breve di un'estate.

Giulia Mancini nasce in Puglia ma si trasferisce giovanissima a Bologna dove vive e lavora. Ha sempre avuto la passione per la lettura e per la scrittura e nel corso degli anni ha scritto a fasi alterne, romanzi e racconti brevi, ma solo per se stessa e per pochi amici. Ha pubblicato nell’agosto del  2014 La libertà ha un prezzo altissimo. Questo è il suo secondo romanzo.



Fine dell’estate è il secondo romanzo scritto dall’esordiente Giulia Mancini che ci racconta la storia d’amore tra Silvia e Claudio, ambientata in un’epoca ormai a noi lontana, nella quale non esistevano i cellulari, né i computer, né tantomeno le chat e per comunicare si usavano ancora gli sguardi e gli incontri casuali, come quelli in un parco, sotto ad una quercia.
Romantico, non trovate?

Di quel romanticismo ormai passato di moda, ma di cui, alcuni di noi, ancora sentono la lontana nostalgia.
Il romanzo è pervaso da una sottile malinconia, da una voglia dolce e delicata di raccontarsi, di prendersi per mano, abbracciarsi con coraggio e raggiungere quella felicità tanto agognata che però passa attraverso uno dei periodi più difficili della nostra vita: l’adolescenza.

Silvia è una sedicenne con problemi familiari. Una madre assente, scontrosa, fredda e poco materna, con la quale condivide una convivenza strana, poco loquace, sprofondata nell’indifferenza e soprattutto basata sulle bugie che la donna le ha raccontato, quella più grande riguardante la scomparsa del padre.

Siamo nel languido 1983, immersi in un’estate italiana calda e torrida, nella quale i due protagonisti s’incontrano e iniziano, senza saperlo, a condividere lo stesso modo di vedere il mondo, caratterizzato dal disappunto e dalla ribellione. Entrambi odiano la gente del posto in cui vivono ma nello stesso tempo apprezzano la natura che li circonda, il paesaggio, l’essenza stessa del luogo che li ospita, condividendone pregi e difetti.

Giulia Mancini avvolge le parole di velata malinconia, racconta di un affetto nato per caso che cresce a dismisura e che va a scontrarsi tragicamente con la forza stessa della vita.
Anche Claudio, come Silvia, vive una situazione familiare non facile. I genitori sono separati, vive con la madre Elena, additata dal paese per la sua condotta superficiale, e vede il padre una volta all’anno. Ha soli diciannove anni ma un passato pesante e difficile alle spalle che lo ha condotto ad essere considerato da tutti come un ragazzo strano, mettendo addirittura in dubbio il suo equilibrio mentale, tacciandolo di precarietà e malattia.

Silvia e Claudio condividono il medesimo senso di inadeguatezza, si affidano l’uno all’altra senza conoscersi, parlando di libri e di scuola. Hanno la stessa sensibilità, lo stesso lasciarsi accarezzare dal respiro del vento e soffrono sulla loro pelle sottile di adolescenti, i colori forti della realtà, che nella sua passione come nella sua ira, s’impone nella loro esistenza talvolta come un pugno in faccia, altre come un bacio che sa di miele e coraggio.

“Di lui l’aveva colpita la piega amara delle labbra, l’espressione  inquieta degli occhi, quelle sigarette fumate con rabbia, il suo gesticolare.”

Il loro mondo è pervaso di tristezza e di dolore. Soffrono la distanza spirituale ed affettiva dei genitori che sembrano non comprenderli, la lontananza del modo di vedere e di vivere degli altri ragazzi, perché entrambi sono introversi, chiusi, silenziosi e lontani.
Vivono su piccole isole costruite grazie ai loro ragionamenti mentali e ai loro sogni, non vogliono essere disturbati né trascinati via da quella che considerano la loro unica àncora di salvezza.

Eppure quando i loro sguardi s’incrociano, qualcosa scatta che diventa subito condivisibile, apprezzabile, imperdibile. Un semplice gesto, una parola apparentemente innocua coglie nel segno e permette a quell’amicizia di nascere e di fondere finalmente due vite fino ad allora solitarie.

La poesia e la letteratura li tengono compagnia nei loro primi incontri ma basta davvero poco a far scoppiare la scintilla che oltre ad unire le loro menti, unirà anche i loro cuori.

“Claudio era il centro del suo universo e tutto il resto era uno sfondo sbiadito.”

Giulia Mancini ha uno stile scorrevole, la storia ti coinvolge con semplicità e ti aiuta a riflettere su ciò che ci circonda, affrontando anche tematiche difficili come quella della malattia.
Nel loro legame stretto e indivisibile, irrompe il dolore e la lontananza. Entrambi sono cresciuti appoggiandosi l’uno all’altra, hanno espresso liberamente i propri sentimenti e si sono amati, corpo ed anima, nonostante le loro giovani età e nonostante la loro vita non idilliaca. Ad accompagnare le loro scelte, sempre presente l’ombra dei genitori, ognuno con una propria storia, anch’essi capaci di imparare dai loro errori e di rimediare alla loro iniziale e ingiustificata indifferenza.

Claudio è il ragazzo perfetto: premuroso, dolce, intelligente e forte, capace di proteggere la sua Silvia e di essere il compagno ideale nel percorso della loro comune maturazione. In fondo sono così giovani e così inesperti, ma si amano alla follia.
Silvia è riflessiva, la conosciamo ricurva su se stessa, alle prese con le proprie debolezze e i propri pensieri, incapace di provare affetto per una madre che l’ha solo riempita di bugie. Eppure il miracolo dell’amore porterà nella sua vita non solo uno splendido ragazzo da amare ma anche una via d’uscita all’astio e all’incomprensione con il genitore, rendendola maggiormente consapevole di se stessa e di ciò che l’aspetta.

Fine dell’estate è un romanzo romantico ma anche doloroso, capace di trasmettere un senso malinconico, come se eternamente scorresse sottile il pensiero di qualcosa che si è perduto e che non può più tornare.
Il racconto di un’epoca in cui il contatto fisico, la stessa conoscenza, l’innamoramento erano diversi, forse più spontanei e, lasciatemelo dire, più duraturi.
L’era di internet e dei social ha distrutto la spensieratezza, l’ingenuità, il sottile velo che ci proteggeva dall’altro e che ci rendeva più misteriosi e segreti nella nostra intimità, fatta di pensieri e di desideri.
Oggi tutto viene sbandierato al vento, detto e letto, pubblicizzato e di conseguenza mascherato. Si costruiscono identità precarie e fragili, che alla prima occasione crollano, sotto il peso del giudizio e della critica.
Tutto sembra macchinoso e la rovina dei rapporti sta nella loro superficialità, il modo frettoloso in cui nascono e la leggerezza con cui finiscono, dopo il primo e stupido ostacolo.

L’amore tra Silvia e Claudio è prima di tutto affetto e rispetto per l’altro. E’ la consapevolezza di vedere il mondo allo stesso modo e sapere che il posto in quel mondo, entrambi vogliono che sia insieme.
L’autrice narra di un legame adolescenziale che profuma d’estate, di dolcezza, di infinito, un modo per imparare ad amare senza farsi del male, pur affrontando i dolori della vita.

Una storia che va avanti a piccoli passi, sincera e spontanea, a tratti fiabesca ma che non perde mai il contatto con la realtà. I protagonisti, reali ed inquieti, devono crescere e lo fanno con coraggio e determinazione, lo fanno senza perdersi e senza accusarsi, lo fanno con la paura ed il terrore di non farcela, lo fanno con l’amore. Quello vero, quello che nasce con la parola detta a voce e con lo sguardo incastrato negli occhi dell’altro. Lo fanno toccandosi e sfiorandosi la mente con un bacio, sigillando i loro sentimenti oltre qualsiasi ostacolo.

Fine dell’estate sembra anche un ringraziamento alla vita, allo scorrere del tempo che inesorabile passa ma certe cose, per fortuna, non le cancella. Il titolo presuppone la fine di qualcosa e molte cose finiscono in questa storia. Prima di tutto l’adolescenza che matura e che lascia indietro l’ingenuità e l’intolleranza giovanile che sfocia in una più matura accondiscendenza e comprensione che permette di smussare l’insofferenza dei due protagonisti, avvicinandoli ai genitori ed a quel mondo da cui si erano frettolosamente allontanati.

Ho riconosciuto la sensibilità dell’autrice e la genuinità, la prontezza con cui ha narrato, lasciando correre le sue emozioni e quelle che voleva arrivassero al lettore. La sua storia non è qualcosa che stravolge ma ci leggi la semplicità dei sentimenti, il loro leggero fluire in un modo che è così naturale da lasciarti sorpreso. Perché non siamo più abituati alla naturalità delle cose, oggi tutto deve essere costruito e preparato, quasi più nulla ha l’odore del momento, dell’ingenuo, di ciò che è schietto.

Durante la lettura ho sentito quello strano struggimento del tempo e dei colori che sbiadiscono, delle pagine che si strappano, dei desideri che cambiano forma per diventare altro. Ma le parole restano impresse in quel sogno che ha un sapore delicato e che porta inciso il grazie della vita.

“Mi piace immaginare i tuoi sogni, stai sorridendo, forse stai sognando di noi che stiamo insieme, e siamo felici. E non moriamo mai. In questa estate ormai finita, in cui non so se sto bene, ti sono grato per questi giorni passati insieme e per il senso che hai dato alla mia vita.”




venerdì 31 luglio 2015

Segnalazione Made in Italy: Failure To Queen di Irene Colabianchi!

Buon venerdì cari lettori! Oggi dedico questo primo post alla rubrica Made in Italy, presentandovi due romanzi di genere diverso che potrebbero interessarvi. Date uno sguardo!



Titolo: Irene Colabianchi
Autore: Failure To Queen
Editore: Selfpublishing
Pagine: 360
Genere: Fantasy
Prezzo -
Ebook 2,99
Uscita: 27 Giugno 2015


Link acquisto
            
Crystal Young ha sedici anni e vive con il padre in una cittadina del Vermont, sulle rive di un lago. Vive una vita ordinaria, tra amici e scuola. Finirà per dover affrontare diverse insidie, quando in città arriva Elliott Davis e i suoi amici. Sono ragazzi scontrosi, misteriosi ed estremamente affascinanti. 
Crystal dovrà andare alla ricerca di spiegazioni per scoprire cosa sta succedendo e perché d'improvviso avvengono fatti inspiegabili: il padre rischia di morire diverse volte e qualcuno sembra proprio avercela con lui e la figlia, gli stessi Davis sono strani e lei si ritrova ad avere a che fare con l'arrogante Elliott. Sono entrambi presi l'uno dall'altra senza neanche rendersene conto, ma, come dice il detto, niente è come sembra e quando Crystal avrà la risposta a tutte queste stranezze, dovrà fare delle scelte e imparare a conoscere il mondo della Scacchiera Nera, dove i componenti del gioco degli scacchi sono creature dall'aspetto umano e l'anima d'ombra, che fanno riferimento all'Uomo Nero.  
La Scacchiera Nera svelerà i suoi segreti... Sarete pronti ad incontrare l’Uomo Nero?

lunedì 6 luglio 2015

Recensione in Anteprima: Un passo alla volta di Elena Munaretto

Buon lunedì lettori! Oggi, come promesso, vi lascio la mia recensione in anteprima al romanzo di Elena Munaretto, Un passo alla volta, di cui già vi ho parlato nel precedente post. Quindi bando alle chiacchiere e leggete la mia opinione. 

Non dimenticate di lasciare un commento se vi va!  



Titolo: Un passo alla volta
Autore: Elena Munaretto
Editore: Selfpublishing
Pagine: 235
Genere: Romance
Prezzo: € -
Ebook: € 0,99
Uscita: 6 Luglio 2015

Trama

Può l’incontro con una persona cambiare totalmente il corso della nostra vita e offrirci una seconda possibilità per essere felici?  Beth vive intrappolata in un mondo di manie e di regole che le permettono di sopravvivere ai ricordi e agli incubi di un passato che l’ha sconvolta e segnata profondamente, fino all’incontro casuale con Lucas. Il ragazzo è un universo sfocato di luci e ombre che stimolano però in Beth la voglia di essere una persona diversa, di scoprirlo e riscoprirsi, perché capiranno presto che restare insieme è difficile ma vivere separati è impossibile. Prendere in mano la propria vita per potersi innamorare sembra lo scopo di entrambi fino a quando il passato non torna a bussare alla porta. “ So solo che a volte, i ricordi, fanno mancare l’aria.”


Mi chiamo Elena Munaretto, ho 42 anni e una grande, grandissima passione per i libri. Prediligo i romanzi, rosa o erotici ma ho letto un pò di tutto, nella mia libreria c'è spazio per vari generi. Ho un diploma di scuola superiore. Lavoro in proprio, gestisco assieme a mio marito una ditta di rappresentanze e faccio la mamma. I miei figli, anche se grandicelli ( 17 anni il maschio e 13 anni la femmina) mi assorbono in pieno! La voglia di scrivere credo di averla sempre avuta, ma solo ora ho trovato tempo e ispirazione. L'Amore oltre è venuto dal cuore perchè, anche se velatamente, c'è dentro un pò di me. Il fratello di cui parlo è il mio. L’ultimo mio lavoro pubblicato è Un passo alla volta.


Quando l’autrice mi ha chiesto di leggere in anteprima Un passo alla volta, già conoscevo il suo stile e la sua capacità di raccontare con semplicità ed immediatezza i sentimenti e soprattutto le difficoltà umane sia della vita sia per quanto riguarda i rapporti d’amore. Ma con trasporto e convinzione, questa volta devo dire, che Elena Munaretto mi ha totalmente conquistato, superando per espressività e consistenza il suo primo lavoro, L'amore oltre.

Un passo alla volta racconta la storia di Elizabeth, che impariamo a conoscere attraverso il suo legame molto forte con la famiglia e soprattutto con la fidata amica di sempre che ha il suo stesso nome, ma che amichevolmente chiameremo Bebe. Elizabeth la considera la sua “persona” ossia colei che più di chiunque altro la comprende, la sostiene e l’accompagna lungo un percorso di vita pieno di ostacoli e di cadute, alcune anche molto tragiche. Sì perché Beth, diminutivo di Elizabeth, è una donna dal passato drammatico che, annaspando nel buio di un’esistenza incapace di donarle pace e tranquillità, cerca in tutti i modi di fuggire dalle sue piccole ossessioni quotidiane, figlie dirette della paura e del panico, deplorevoli conseguenze di un episodio violento e terribile che l’ha segnata fin da bambina.

Beth non è una donna facile. Non è socievole, non è estroversa, non è solare, non ama parlare, non ama fare baldoria, è l’esatto opposto del vulcano in eruzione della sua amica Bebe, bellissima bionda, controllata e sicura, dal carattere talmente forte da valere per entrambe. Ma non basta lei e la sua presenza costante a salvare Beth dal baratro quotidiano in cui, in modo cadenzato e lento, si sente continuamente sprofondare. Una violenza sessuale subita da parte di più ragazzi l’hanno resa la donna che è oggi: fragile, tristemente insicura, inavvicinabile, scontrosa e taciturna al punto da fare rabbia. Magra fino all’osso, vittima di anni di medicine, medici, cliniche psichiatriche al fine di evitarle nuovamente il suicidio, perché da certe scene non si scappa; non si scappa dalla impietosa memoria che ti assale e ti perseguita quando meno te lo aspetti e ti scortica l’anima fino a quando di te non resta nulla.

Purtroppo Beth ha bisogno di costanti punti fermi, di regole, di appigli con cui condizionare la sua vita, limitarla, classificare gesti e parole, riconducendoli continuamente a categorie prestabilite ed estremamente logiche perché soltanto così si sente padrona di sé stessa e non avverte costantemente la ragione sfuggirle. Il panico è il suo peggior nemico, è vittima di attacchi che le creano nausea, la portano a vomitare e a sentirsi male non appena qualche evento o situazione la costringe a subire forti eccessi di ansia. Dunque, soltanto tenendo tutto sotto controllo è convinta di salvarsi, almeno tentando di proteggere quel poco di vita normale che le rimane. Proprio per questo accetta di lavorare presso un circolo di tennis dove in passato ha giocato in prima persona come atleta, prima di ritirarsi, grazie all’intervento del padre che come la madre, sono estremamente apprensivi e protettivi nei confronti di quella figlia che vedono sempre più debole e perduta.

“Il ricatto che suo padre aveva messo in atto per portarla lì quel giorno era quanto di più abietto potesse essere. Il vecchio aveva colpito duro, forse convinto, come tutti del resto, che era ora di affrontare “la situazione”. Lui aveva deciso che lei sarebbe stata in grado di farlo. Lui aveva deciso che ne avrebbe avuto la forza. Lui aveva deciso che le avrebbe fatto bene. Quand’è, si chiedeva, che la gente avrebbe smesso di decidere cos’era bene o male per lei? Quand’è che le persone l’avrebbero ritenuta in grado di decidere in modo autonomo della sua vita?”

Ed è così che la incontriamo mentre si muove di fretta verso il suo nuovo incarico che cerca di affrontare nel modo più tranquillo possibile senza minimamente aspettarsi l’arrivo di un uomo che sconvolgerà totalmente tutti i suoi piani. Lucas, anche lui con un passato da tennista, che sconvolgerà la sua esistenza partendo dalle basi, dalla più comune e semplice delle amicizie, perché per avvicinarsi ad una donna come Beth, ferita e delusa, impaurita e nascosta, è necessario prima di tutto prendersi cura di lei, affiancarla, sorreggerla, farle intravedere il modo per fidarsi di chi la circonda, senza spaventarla o turbarla.

Elena Munaretto riesce con semplicità a spiegare le avversioni psicologiche dei suoi personaggi. Con pennellate sicure ma altresì delicate, ci racconta caratteri molto diversi ma tutti equamente rappresentati in una storia dove tutto gira intorno all’amore: quello genitoriale, quello amicale e quello tra due persone che si amano senza neanche conoscersi. Perché è questo quello che accade a Beth e Lucas già dal loro primo incontro.

“La ragazza tentò di riprendere un po’ di contegno, ma quando lui, passandole la penna, sfiorò le sue dita, sentì una scarica elettrica terribile. Forse se ne accorse anche lui, forse era solo una sua impressione, forse la sua vicinanza la stava innervosendo a tal punto da immaginarsi tutto ma anche lui sembrava colpito da quello che stava accadendo.”

Scariche elettriche, un’intensa ed avvolgente attrazione tipicamente carnale li avvicina l’uno verso l’altra senza dargli possibilità di capire, di razionalizzare, di dare un senso al loro inaspettato incontro. E’ la passione che scoppia  tra due anime graffiate dalla vita, un uomo e una donna difficili, con complicanze a ingarbugliargli l’esistenza, che nonostante i loro timori e preoccupazioni, iniziano a conoscersi, lasciandosi trasportare dai desideri delle loro pelli e dalle voglie dei loro sguardi. 
Beth non si è mai sentita con nessuno in quel modo, così presa e perdutamente sconvolta dalla presenza di Lucas, che ha un fisico mozzafiato e un carattere dolce ed autoritario allo stesso tempo tanto da spazientirla ma conquistandola senza alcun indugio. Lucas è un uomo sicuro, con un passato oscuro alle spalle che tenta di nascondere in tutti i modi e soprattutto con un segreto che metterà seriamente in bilico quello che lentamente e faticosamente sta costruendo con Beth.

L’autrice esprime un profondo rispetto e considerazione per i suoi personaggi e per la scelta, che ogni volta compie, di raccontare mai storie banali, sempre estremamente intelligenti e inserite in un contesto definito dove sono le falle mentali, i dolori dovuti alle esperienze drastiche della vita a trasformare i caratteri delle persone e a rendere inevitabilmente interessanti i percorsi che decide di narrare. 

La Munaretto conosce passo dopo passo ciò che descrive, quelle paure, quelle intensità perdute di cieli ammantati di stelle che hanno il sapore di una libertà che non  esiste ma che ha bisogno di essere trovata o forse addirittura creata per i suoi personaggi. Conosco un po’ Elena e so che ogni sua creatura conserva qualcosa di lei.  Un tratto forse, un semplice gesto, o ancora una frase, persino un sorriso di Beth, di Bebe o di Lucas o di chissà chi altro parlano di lei, dell’autrice che non si nasconde ma emerge con devozione e purezza da ogni frammento di pagina per regalarci una storia che emoziona.

L’inizio tra Beth e Lucas non è idilliaco. Lui interpreta molto male alcuni comportamenti ed atteggiamenti della donna mentre lei coglie immediatamente, oltre che la sua evidente bellezza, anche un sostenuto tono di superiorità che non aiuta nessuno dei due a capirsi. Ma c’è qualcosa che il destino decide ancora prima di noi, ed è l’amore, il rispetto, la passione. L’autrice costruisce strade, muri e case di sensazioni ed emozioni traboccanti di vita ma anche di paura di quella stessa vitalità che spesso può sfociare in una terribile ferita. Ma nonostante gli orrori dell’esistenza, le violenze, i soprusi, le cattiverie, cosa sarebbe la vita senza la forza di rialzarsi dal baratro della solitudine e della tristezza? Ci deve essere per forza qualcuno che con il suo bagaglio di complicanze, di problemi e di infelicità, non ci può guardare come gli altri, non può sfiorarci e andare avanti, non può fare finta di nulla se noi siamo lì davanti. 

Lucas e Beth si appartengono oltre le paure, le ossessioni, i segreti e i dolori, soffriranno insieme molto meno di quanto potrebbero soffrire da lontano. Questo è quello che l’autrice esprime con tutta sé stessa, scegliendo come melodia dondolante un'atmosfera estiva e fiabesca capace anche di trasformarsi in temibile e puntigliosa realtà quando sono in ballo non solo frivole e tempestose attrazioni da quattro soldi, ma quando c’è l’amore annidato nel cuore. 
I suoi personaggi si chiedono quanto valga fare una follia, sradicare ogni certezza, strappare il velo dell’apparenza e della comune sopravvivenza sociale per scappare superando il filo logico della convivenza e scoprire nuove facce, nuovi attimi da condividere con chi di quel delirio emozionale è parte fondamentale.

Lucas e Beth giocano all’ombra della razionalità spingendosi oltre, toccandosi con la mente e con la pelle, sfidando ogni possibile recinzione, per provare a volare. A toccare quel cielo limpido e sacro che porta inciso il rumore del pianto ma anche la dolcezza di un bacio.

“Lui ne prese una ciocca e se la arrotolò sul dito, portandola al naso, per sentirne l’odore.
<Perché l’hai fatto? > chiese lei, senza fiato.
<Perché voglio mettere un po’ di  caos nel tuo mondo fatto di ordine, regole e noia. Voglio spostare le tue matite in ufficio, voglio spettinare i tuoi capelli, voglio toglierti le scarpe e farti camminare scalza nell’erba. Voglio che tu ti rilassi e mi dia modo di avvicinarmi.>”

Ho amato il titolo sin dall’inizio perché delicato, leggero nonostante la storia sia intricata e complicata. Ho subito avuto l’impressione, leggendo, di qualcuno che per raccontare questa storia, non volesse imporsi, o affrancarsi il benemerito di qualcosa, ma volesse semplicemente esserci nel modo più naturale possibile, sincero.
Onestà è ciò che mi viene in mente nel riconoscere i limiti di un racconto che forse non ne ha nessuno, perché non si esalta da solo, non si mette in mostra né si autoelogia, esattamente come chi lo ha scritto, ma si avvicina dolcemente a voi, lettori, per essere guardato, quasi volesse dirvi qualcosa, sussurrandolo, senza essere eccessivamente urlante o fastidioso.
Quasi timoroso, al contrario di tutti quei romanzi eclatanti e sputtanati che bisticciano tra loro nelle turbolente vetrine di Amazon, questo no, questo resterà in silenzio e forse sarà proprio questa la chiave per notarlo. C’è una differenza tra chi si pubblicizza tanto e chi non lo fa. Tra chi si affatica tanto per essere dappertutto e chi si affida semplicemente a sé stesso per essere ascoltato. A voi l’arduo compito di comprenderla, perché, diciamocela tutta, mica ci vuole tanto per capirlo. Un aiutino? Comprate questo libro e la differenza sarà lampante.

Leggendo, ho assaporato più di una sensazione ma sempre in modo corretto, rispettoso e mai brutale. Tenue e morbido come lo stile dell’autrice che non risulta mai eccessivo o cangiante, allineandosi perfettamente alla scorrevolezza di una vicenda che riesci a sentire un po’ tua, qualunque sia il tuo cammino e ovunque ti condurrà la tua strada. Se vuoi fermarti, puoi farlo qui, tra le pagine di Un passo alla volta, che non ti chiede di correre né di saltare. Semplicemente leggi… e non scappare.