Ultime recensioni

mercoledì 14 ottobre 2026

Recensione: FALSI AMICI di Claudia Durastanti

Buongiorno! Grazie alla collaborazione con la casa editrice La nave di Teseo, oggi vi parlo di Falsi amici di Claudia Durastanti.

falsi amici

di Claudia Durastanti
Editore: La nave di Teseo
Pagine: 192
GENERE: Saggio
Prezzo: 9,99€ - 16,00€
Formato: eBook - Cartaceo
Data d'uscita: 2026
LINK D'ACQUISTO: ❤︎
VOTO: 🌟🌟🌟🌟🌟 

Trama:
Piero della Francesca, le scarpe di Amy Winehouse, la letteratura femminile sotto il fascismo, Cesare Pavese, Lolita e una casa in provincia di Messina. Nella prima raccolta di saggi di Claudia Durastanti, tutte queste storie hanno un colore in comune: il rosa. Colore femminile e violento assieme, il rosa diventa il principio di una ricerca che anima l’autrice come un’archeologa del presente. Perché se è vero che la narrativa può partire da alcune esperienze del vissuto, è altrettanto vero che la saggistica offre alla vita uno spazio di riflessione che può farsi immaginazione. Dopo le sue incursioni nell’autofiction e nel romanzo di genere, con Falsi amici Claudia Durastanti porta la sua scrittura intima e analitica nel territorio del saggio narrativo, per indagare argomenti e ispirazioni solo apparentemente eclettici. Il rosa di Falsi amici è un filtro cromatico dalla dolcezza ingannevole, il senso profondo di un manifesto che interroga l’attualità, la politica e il corpo, ma è anche un’avventura del pensiero, in cui l’autrice riflette sul proprio ruolo intellettuale, sul rapporto col maschile e sulla maternità, attraverso una felice apertura all’imprevisto e all’imprevedibilità. Nella scrittura come nella vita.

RECENSIONE


In Falsi amici, Claudia Durastanti costruisce una raccolta di saggi personali per compiere un'operazione di rigorosa diseducazione culturale, politica e linguistica. Il titolo dell'opera attinge al lessico della traduzione: come i "falsi amici" sono parole che ingannano per una somiglianza solo apparente, così molte delle narrazioni consolatorie su cui abbiamo fondato l'identità contemporanea, la certezza della mobilità sociale, l'innocenza del trauma nell'autofiction, la protezione dello Stato, la sacralità della maternità, si rivelano costrutti ideologici fuorvianti. 

Rievocando l'infanzia trascorsa in Basilicata, i pavimenti appiccicosi, la scarsità di cibo e il consumo delle cotiche di maiale, Durastanti riconosce che l'esperienza di ascesa economica che ha vissuto è stata soltanto una parentesi eccezionale nel secondo dopoguerra, ormai interrottasi circa vent'anni fa. In questo scenario, la letteratura della working class e l'autofiction rischiano di trasformarsi in una merce di scambio per i salotti borghesi. I traumi della propria povertà passata senza esercitare una lotta attiva nel presente equivale a fare del semplice "giardinaggio" politico. Estrarre ricordi per l'autofiction costa economicamente meno che inventare le impalcature di un romanzo di finzione, ma quando la mobilità sociale si blocca, i giovani provenienti da contesti svantaggiati non somigliano più alle ragazze emancipe del Novecento (come Annie Ernaux), bensì a Pip di Grandi speranze di Dickens: soggetti esposti a crolli improvvisi e destituiti di garanzie lineari. 

Il rapporto con il potere e le istituzioni viene sviscerato a partire dall'esperienza della violenza domestica del padre. Ricordando l'episodio in cui un poliziotto raccomandò a sua madre di "dare solo un po' d'amore" all'aggressore per placarlo, l'autrice mostra come lo Stato tenda a scaricare sulle donne l'obbligo di contenere e curare la violenza maschile. Questa "parabola del rosa" ha addestrato generazioni di donne ad abbracciare un sacrificio mariano che viene spacciato per vocazione religiosa, ma che è in realtà il frutto di una subordinazione politica. 

All'opposto, Durastanti demistifica la retorica zuccherosa sulla gravidanza e la maternità. Rifiutando l'immagine rassicurante delle madri angelicate, l'autrice confessa di aver percepito durante la gestazione un senso di potere spavaldo, losco e quasi criminale (paragonandosi a una controfigura di Tony Soprano), rivendicando la complessità e l'irregolarità delle pulsioni femminili contro gli stereotipi di genere. 

L'abuso dei romanzi storici ambientati durante il regime fascista, popolate da eroine forti e da schemi fissi in cui la partigiana affronta il fascista malvagio, finisce per addomesticare la Storia. Invece di destabilizzare il lettore di fronte alla natura cangiante e pericolosa del fascismo, questo genere offre una narrazione rassicurante che risponde a una fame di tradizione anziché di conservazione della democrazia. 

Sul piano delle relazioni interpersonali, l'autrice riflette sulla frattura tra i generi provocata sia dal separatismo radicale degli anni Settanta ("Comunichiamo solo con donne" di Carla Lonzi) sia dalle dinamiche contemporanee. Pur comprendendone le ragioni storiche, Durastanti esprime nostalgia per la "compagnia passiva" vissuta nell'infanzia prima dell'adolescenza: quell'ozio condiviso tra ragazzi e ragazze in cui era possibile stare insieme senza dover performare ruoli sessuali, di cura o di salvezza. 

Nella parte conclusiva, il libro affronta il tema del lutto attraverso un dialogo ideale con Nick Cave. Davanti alla perdita tragica di un figlio, il cantante australiano dimostra che la vera malinconia non consiste nell'illusione consolatoria dell'annientamento totale, ma nella consapevolezza che tu sopravvivi e continui a lavorare, riconoscendo che chi se n'è andato possedeva un dolore proprio e autonomo. "Se qualcuno muore e tu sopravvivi, era amore lo stesso". 

Il colore rosa non è il colore della dolcezza o dell'innocenza, ma il rosa setolato dei maiali prima del macello, il rosa delle pareti della povertà, i lividi della violenza e la carne esposta. Tuttavia, alla fine, il rosa assume una valenza di guarigione: il rosso squillante di una ferita, a furia di scorrere e annacquarsi, diventa rosa. Accettare il rosa come un "falso amico" significa riconoscere la fine delle illusioni del passato per poter finalmente costruire, sulle macerie, qualcosa di nuovo e di libero.

Nessun commento:

Posta un commento