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sabato 5 marzo 2016

Il mare nasconde le stelle di Francesca Barra Recensione

Buon sabato! Grazie alla Garzanti ho letto Il mare nasconde le stelle di Francesca Barra. Un romanzo incentrato sulla storia vera di Remon, un bambino egiziano che dalla sua terra d'origine arriva in Italia nel 2013, attraversando un viaggio infernale fatto di mare e di stelle nascoste. Una lezione di accoglienza, rispetto, solidarietà e soprattutto umanità con uno stile delicato ma tenace ed intenso, proprio come la verità. Da leggere.



Titolo: Il mare nasconde le stelle
Autore: Francesca Barra
Editore: Garzanti
Pagine: 154
Genere: Romanzo
Prezzo: € 14,90
Uscita:  Gennaio 2016


TRAMA


Il mare sembra una distesa infinita. Remon ha quattordici anni e da giorni è su una barca, infreddolito ed affamato. Il rumore della paura è assordante in quel silenzio. Ma Remon non si sente solo. Guarda il cielo e affida alle stelle la cosa più importante per lui: il suo sogno di libertà. Non sa dove è diretto. Sa bene da cosa sta fuggendo. Dal suo paese, l'Egitto. Dall'odio e dalla intolleranza che hanno cambiato la sua vita all'improvviso. Perché Remon è cristiano e non è più libero di giocare per le strade, di andare a scuola, di pregare Dio. È stato costretto a scappare senza dire addio alla sua famiglia. Nei suoi occhi, troppo piccoli per aver visto già tanto dolore, rivede i momenti felici con loro: gli abbracci di sua madre, le chiacchiere con suo padre, le risa con suo fratello. Tutto ora appare così lontano. Ora che il suo viaggio è finito e una terra sconosciuta lo accoglie: l'Italia. Remon non si aspetta più nulla dal futuro. Eppure i miracoli possono accadere. Perché basta poco per sentirsi di nuovo a casa. Basta l'affetto di amici inaspettati. Basta l'appoggio di insegnanti che credono in te. Basta l'impegno e la passione per lo studio. Remon giorno dopo giorno ritrova la speranza e il coraggio di sorridere ancora. Senza dimenticare il passato. Senza dimenticare da dove viene. Ma forte di una nuova scoperta: a volte anche dal mare si può volare. Dopo il grande successo di Verrà il vento e ti parlerà di me, Francesca Barra torna con una storia toccante e unica. La storia vera di un ragazzo scappato dalla violenza del suo paese con una valigia piena di sogni. La storia di una comunità che fa della tolleranza la sua bandiera. Una storia che insegna a non dare nulla per scontato. A lasciare aperto il cuore a chi ci sembra diverso da noi. Perché non c'è ricchezza più grande. Perché questo è l'unico modo per sconfiggere la paura ed essere davvero liberi. 

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Il mare nasconde le stelle è un romanzo commovente, dotato di una dolcezza e particolarità narrativa capace di raggiungere direttamente il cuore del lettore, oserei dire senza mezze misure. Merito dello stile di Francesca Barra che in questo romanzo ci racconta la storia assolutamente vera di Remon, un ragazzino egiziano che dal suo paese arriva in Italia, dopo aver attraversato ore ed ore di viaggio in mare, su uno di quei barconi di fortuna, che ormai conosciamo tutti bene, per sentito dire, naturalmente. 
Mi chiamo Remon. Sono un cristiano copto. Avevo quattordici anni quando sono arrivato in Italia a bordo di un barcone dall’Egitto. Da solo. Il mio viaggio in mare è iniziato il 6 luglio 2013, è durato centosessanta ore. E preferirei morire pur di non dover più compiere quel viaggio. 
L’autrice non ci risparmia dettagli e particolari della vita di questo bambino che affronta un viaggio incredibile per abbandonare l’Egitto. E’ cristiano copto e fugge dalla sua terra per salvarsi dalle persecuzioni e soprattutto per difendersi dall’impossibilità di poter professare la sua fede dove è nato. Purtroppo la fuga non è facile per mille motivi. Il primo è proprio quello che riguarda la famiglia. Remon parte da solo ed è costretto ad abbandonare i genitori ed i fratelli, questa perdita lo consumerà e gli farà vivere soprattutto il viaggio ed i primi tempi in Italia con un peso enorme da sopportare e tanta malinconia da inghiottire.  
L’arrivo in Italia e la possibilità di essere affidato ad una famiglia rigorosamente italiana che si rende disponibile a prendersi cura di un profugo, sostanzialmente, cambiano tutta la sua esistenza. 
A volte la speranza non ha bisogno di troppi dettagli. È una sensazione, una cosa di istinto. 
L’autrice narra con dolcezza e soprattutto rispetto una storia che come sappiamo, è comune a tanti ormai da diversi anni. Fa ancora più tenerezza la consapevolezza che siano dei ragazzini, innocenti, a dover affrontare certi dolori, privazioni, pericoli e tante angherie non solo nel loro paese ma soprattutto quando decidono di scappare affidando la propria vita a quei barconi che fin troppo spesso, se non sei fortunato abbastanza, ti conducono direttamente all’inferno. Il mare può diventare il tuo inferno personale. Il mare che è così bello, spesso romantico, altre volte simbolo di libertà, di natura, meraviglia, può diventare il tuo nemico peggiore, portandoti a morire. E’ una terra di mezzo, il mare, un creatura che ti traghetta dall’altra parte, da un luogo dal quale vuoi scappare perché ti opprime a volte fino a disgustarti per portarti dove pensi ci sia la libertà, la culla della tua voglia di essere una persona libera. Perché poi, è inutile nasconderlo, queste persone, vogliono essere libere. Come dargli torto? 
Dunque, il mare è un protagonista silenzioso che fin dall’inizio accompagna Remon nel suo viaggio, insieme alle stelle. E a questo proposito è necessario un piccolo accenno al titolo. 
Il mare nasconde le stelle è un titolo suggestivo e con un potere immaginifico molto forte. Sembra il verso di una poesia, un attimo eterno che rimane inchiodato tra terra e cielo, e mare. Le stelle spesso non si vedono, sembra che sia proprio il mare a nasconderle ma Remon sa che ci sono e per lui ogni stelle rappresenta un sogno. 

Questo romanzo parla di sogni, di forza di volontà e di coraggio, ma soprattutto di fede. Fede nel senso di religione ma anche di fede nelle proprie capacità e nel futuro. Fede nel prossimo, nella speranza che non ci sia soltanto indifferenza in questo mondo ma ancora un briciolo di umanità. Io capisco che in questi tempi miseri e tristi, dove si agisce per fregare l’altro, dove la fiducia è al livello pari allo zero, credere in qualcuno ma soprattutto riporre la speranza nell’altro, è qualcosa di assolutamente incredibile e utopico. L’umanità si è raffreddata, è diventata di marmo, sta perdendo lo slancio della passione vera, quella che nasce dalla voglia di condividere. La parola condivisione al giorno d’oggi fa solo pensare ai social, fateci caso. A Facebook e cose simili, ma quello non è condividere, quello è e rimarrà sempre soltanto una vetrina, inutile. La vera condivisione è sinonimo di aiuto, di solidarietà e udite, udite, di accoglienza. 
La famiglia italiana che accoglie Remon, fa accoglienza, fa condivisione, e aiuta. Il mare nasconde le stelle è una lezione di speranza e di credibilità. Mostra come imparare nuovamente a credere nel prossimo. Non solo chi può aiutare deve credere di volerlo fare ma anche chi ha bisogno di aiuto, deve imparare nuovamente a fidarsi. Perché se non impariamo questo, non c’è futuro. La prima regola della sopravvivenza è la condivisione, l’appoggio, la protezione. Da soli è difficile superare certi ostacoli, ci si riesce anche, ma sono casi eccezionali, tutti abbiamo bisogno della nostra umanità. Senza di quella il mondo finirà. E a questo punto credo che stia già avvenendo. 


venerdì 19 febbraio 2016

Un volo di farfalle di Brunella Giovannini Recensione

Buon venerdì! Una lettura interessante e profonda, estremamente attuale, dedicata all’evento tragico del 3 Ottobre 2013, dove a Lampedusa morirono 400 persone. Brunella Giovannini con il suo Un volo di farfalle, ci racconta in modo delicato e rispettoso, con grande sensibilità e partecipazione, la storia di Omar e Raja e quelle dei loro figli unita ad altre vite con le quali si incrociano, in una lotta infinita contro il mare verso la speranza.



Titolo: Un volo di farfalle
Autore: Brunella Giovannini
Editore: Leucotea
Genere: Narrativa
Pagine: 94
Uscita: Gennaio 2015
Prezzo: € 11,90


TRAMA


Sullo sfondo di eventi quali una sparatoria tra malavitosi e il drammatico naufragio di Lampedusa dell'ottobre 2013, ha inizio l'amicizia tra Anna Paola e Aisha il cui incontro sembra essere già stato scritto. Entrambe ricoverate nell'ospedale di Agrigento, e sottoposte a complicati interventi chirurgici, finiscono in coma e il loro primo incontro avviene in un'altra dimensione. Aisha viene messa a conoscenza dell'esistenza di una cassa, sepolta nel giardino della casa di Damasco, contenente un antico manoscritto lasciato in custodia secoli addietro da un antenato, prima di intraprendere un viaggio dal quale non fece mai ritorno. Anche i nonni di Anna Paola possiedono un libro antico scritto da un lontano avo di origini straniere... In ospedale viene ricoverata un'altra paziente: una bimba di colore figlia di un militare. Si forma un trio molto affiatato e la religione diversa o il colore della pelle sono dettagli privi di importanza mentre invece emergono valori quali l'accoglienza, la solidarietà e l'amicizia.





Un volo di farfalle è un romanzo delicato ed intenso ma anche dannatamente reale, capace di graffiare gli occhi e il cuore per la sua capacità di permettere all’immaginazione di vedere e di sentire la tragedia che fa da sfondo all’immenso racconto di strazio ed anima che l’autrice ha voluto regalare ai lettori di questa storia.

Brunella Giovannini scrive poesie ed è proprio da una poesia, dedicata a Nadir, di cui tutti conosciamo la storia e il suo triste epilogo, che nasce questo breve romanzo, dal sapore del mare e purtroppo della morte.  Perché la grandezza di un autore è anche quella di dare voce alla realtà, di realizzarla in modo inequivocabile anche se spesso può voler dire un approccio impietoso e a volte selvaggio ma non per questo meno valoroso.

La storia di Omar e sua moglie Raja, insieme ai figli Nadir e Aisha, profughi che abbandonano la Siria nel giorno del loro anniversario di matrimonio, che hanno le tasche piene di sogni futuri e nella testa un percorso preciso da compiere che dal loro paese li condurrà in Germania, passando per l’Italia. Per Lampedusa, appunto. Una terra di mare e di lacrime salate. Una terra di strazio senza nome perché sciagure simili non possono essere chiamate in nessun modo, soltanto ricordate.

Raja aveva sostenuto moralmente  Omar  che non riusciva ad accettare la tragedia. Perdere all'improvviso entrambi i genitori a causa di un attentato, significava scoprire che tra la gente qualcuno osava sacrificare altrui vite umane per il proprio credo, e per lui era inammissibile.

Un viaggio difficile che parte da una terra bombardata, dilaniata, ferita dalla guerra e dall’odio, dalla rabbia e dall’assenza di rispetto umano. Una fuga comune a tanti, una fuga che li conduce nella nostra Italia attraverso un gommone di fortuna, nelle mani di uomini miserabili capaci di approfittarsi soltanto della disperazione e della miseria di un popolo che affoga.

Quel mare cristallino, simbolo di libertà, di pace e di quella che dovrebbe essere la fratellanza si trasforma in un assolo di morte e di negazione. Omar è perduto insieme a Nadir, mentre a salvarsi sono soltanto Raja e la piccola Aisha che finisce in ospedale ad Agrigento in una situazione molto critica.

Ed è qui, con coraggio e speranza, che l’autrice inizia il suo racconto più dolce ma anche più veritiero, caldo e caloroso, morbido e rispettoso nei confronti di tutta l’umanità, soprattutto dello straniero. Nell’ospedale Raja incontrerà Marina, madre di Anna Paola, una bambina in fin di vita perché colpita da una raffica di proiettili lanciati a caso durante una sparatoria e allora ecco che le vite di queste quattro persone si incrociano in modo miracoloso e disarmante. Ma non solo nella realtà e in ciò che è praticamente visibile ma soprattutto in un’altra dimensione che le due bambine stringeranno amicizia per poi ritrovarsi ancora più unite nella realtà.

I loro  sguardi complici sfociano  in una gaia  risata  quando davanti alla finestra socchiusa, vedono volteggiare alcune farfalle variopinte.  Oggi, saranno  dimesse  e il lungo  periodo trascorso  qui, con il tempo, andrà a fare parte dei ricordi.

Nel racconto di Brunella Giovannini, c’è lo sguardo risoluto e franco dello sbarco dei profughi avvenuto il 3 Ottobre del 2013 dove morirono più di 400 anime. La storia è storia e l’autrice la riporta aggiungendo al racconto reale e drammatico, la delicatezza e la scorrevolezza del suo stile, sempre sul punto di pronunciare le parole, per non gridarle mai.

Nonostante la storia si rassereni lentamente e concentri la propria attenzione principalmente sui grandi valori come l’amicizia, l’affetto, l’amore, il rispetto e i legami familiari, permane per tutta la lettura un senso di nostalgia, di mancanza, di forte perdita dovuto anche alla presenza di quell’altra dimensione, quasi un sogno incantato, una magia mistica, nella quale Aisha e Anna Paola incontrano Omar e Nadir, ormai morti.

Aisha aveva la testa completamente fasciata ed era collegata alle macchine che monitoravano le funzioni vitali.  I capelli biondi di Anna  Paola, incorniciavano il viso di un pallore terreo,  e dal suo torace partivano i cavi che si collegavano ai monitor.  Sarebbe stata una lunga notte, e le due madri  cercavano di farsi forza   a vicenda. Marina raccontò  il fatto accaduto a sua figlia e a sua volta, domandò alla donna che aveva accanto come si era  ferita la sua bambina.

L’amicizia delle due bambine si rafforza con l’arrivo di Greta, una bimba africana che ha problemi psicologici ed è anch’ella ricoverata nello stesso ospedale. Un’unione che diventa un simbolo e perché no, persino un omaggio alla solidarietà umana, una solidarietà nella quale emerge in modo prorompente la femminilità delle protagoniste, mamme, figlie e zie che si uniscono per combattere l’indifferenza ed il dolore.

Una storia intelligente, per nulla scontata anche se l’argomento è di estrema attualità e dunque la vicenda narrata poteva cadere facilmente nel banale, producendo l’effetto contrario. Eppure l’autrice, dotata di sentimenti e di sensibilità, connota la sua scrittura in modo leggero e mai offensivo, come un dono o un augurio forse, che la storia di queste donne e uomini e dei loro figli possa essere monito per ciò che deve essere il futuro, il futuro di tutti, fuori e dentro quei barconi.

Pensa come è difficile dare una spiegazione logica alle cose:  forse da qualche parte era già stabilito che  persone che hanno in comune qualcosa a loro insaputa, si sarebbero incontrate in modo fortuito per  ricollegare gli anelli di una catena che in fondo non si è mai spezzata.

La poesia dedicata al piccolo Nadir raccoglie alla perfezione l’atmosfera emotiva del libro. E’ come se la sintetizzasse in pochi versi e ne mettesse alla luce tutta la verità e la potenza emozionale. E’ impossibile restare indifferenti di fronte a queste tragedie che ci riguardano tutti se ci riteniamo esseri umani. 

E’ l’umanità, il senso profondo che questa parola dovrebbe  evocare,  ad essere chiamata in causa. Voi la sentite? Sentite nel vostro cuore la sofferenza di quella scena? Ma quanto profondamente vi incide? Uno sguardo soltanto e poi via, oppure c’è qualcosa che resta scheggiato nel vostro animo? 

Vi consiglio di leggere questo libro se volete trovare una risposta a questa domanda, se volete sentire quanto la vostra umanità e solidarietà sia forte e presente e soprattutto disposta a sentire così a fondo, anche da fare male, il dolore altrui e poi raccontarlo a modo proprio attraverso una poesia o una storia come questa. 

Il senso di umanità è anche questo: sentire e regalare una visione, un qualcosa che abbia il sapore della speranza e della rinascita ad un popolo che non ha alcuna colpa. E farlo  nel modo più rispettoso possibile, donando un pezzo di noi.



mercoledì 12 agosto 2015

La vera storia di Oscar Rafone di Enzo Iorio Recensione

Buon mercoledì cari lettori! Oggi vi propongo la recensione di un romanzo scritto da un autore esordiente, Enzo Iorio, intitolato La vera storia di Oscar Rafone. Un romanzo dalla scrittura scorrevole e delicata alla quale è facile affezionarsi per la chiarezza e la capacità “pulita” di rappresentare i sentimenti e le emozioni della vita del protagonista, un bambino alle prese con la propria crescita e le difficoltà esterne e della famiglia. Una lettura che fa riflettere, con importanti tematiche come quelle dei clandestini e del rapporto con il “diverso”.





Titolo: Enzo Iorio
Autore: La vera storia di Oscar Rafone
Editore: Selfpublishing
Pagine: 150
Genere: Romanzo
Prezzo: € 10,00
Ebook: € 2,99
Uscita: Febbraio 2015


Trama

Oscar ha tredici anni e una vita difficile. Ha perso la madre a sei anni, appena in tempo per affezionarsi a lei e alle storie che gli narrava la sera prima di dormire. Gli è rimasto il padre, un tipo violento e irascibile, che forse gli vuole bene ma non sa dimostrarlo… E poi arriva Zamina, una ragazza Rom di poco più grande, che gli cura le ferite e lo aiuta a guardarsi dentro. I due ragazzi, nascosti in una casa abbandonata, si divideranno una manciata di felicità…

Enzo Iorio: insegnante in scuole medie e superiori, ha maturato esperienze umane e professionali anche grazie a ragazzi con disabilità, in scuole serali per adulti e in corsi per detenuti. Vive e lavora a Ventimiglia.




La vera storia di Oscar Rafone è un romanzo delicato ma vibrante, di vita, di conoscenza, di esperienza, di maturazione. E’ una storia toccante, molto vicina alla nostra realtà, quotidiana e palpabile, resa tangibile dalla scrittura fluida e leggera dell’autore che s’immerge completamente nella vicenda, rendendola quasi un emblema di un particolare atteggiamento verso la vita, verso il mondo.

Oscar è il protagonista, un giovane adolescente che vive in una comunità a seguito della perdita della madre e del padre e a causa di una serie di disavventure che non solo trasformano completamente la sua vita ma segnano inesorabilmente tutto il suo percorso di crescita.

Il romanzo è un meta-romanzo, ci troviamo di fronte ad una storia che racconta se stessa. Al protagonista, che parla in prima persona, viene chiesto di scrivere la sua storia, e anche se lui si sente incapace ed inadatto a raccontare, l’amica Laura lo spinge inesorabilmente ad iniziare questo nuovo cammino all’interno della scrittura, ponendo intelligentemente l’accento sulla proprietà terapeutica del raccontarsi a piene mani e con lucidità  per accrescere la propria consapevolezza.

“Allora adesso scrivi la tua, una tra le tante. Col vantaggio che siccome non devi né venderla né vincere un concorso puoi farlo come ti pare e piace, con errori, banalità, volgarità. L’unico impegno che ti chiedo è di essere sincero.”

E Oscar lo sarà, fino in fondo, fino a mettere fuori anche il più recondito dei desideri sbagliati o le sue paure più nascoste, i sentimenti più importanti come l’odio e l’amore, il senso di amicizia e le emozioni predominanti come l’aggressività e la rabbia.
Un quadro a tutto tondo che emergerà lentamente, a scatti, grazie ai richiami temporali che l’autore abilmente mette in campo, asservendo perfettamente l’incastro narrativo alle sue intenzioni di scrittura. Questo comporta la conoscenza, da parte del lettore di chi è realmente questo giovane ragazzo che ha avuto una vita non facile, che si ritrova da solo a combattere contro i fantasmi del proprio passato e soprattutto a reagire con fermezza e decisione nei confronti delle conseguenze delle proprie azioni.

La passione dell’autore per i libri, essendo un docente di letteratura, traspare dall’amore che Oscar prova per la lettura, intensificato dal suo odio per la scuola e per l’impossibilità di imparare le materie che gli vengono imposte. Le sue sono scelte più libere, dettate esclusivamente dall’impegno e dall’istinto che lo conducono verso letture in grado di conquistarlo totalmente e di strapparlo alla quotidianità spesso troppo misera  e meschina della vita.

“Ogni volta che ritrovavo un buon libro, quello giusto, lo chiamavo, mi appassionavo talmente tanto che riuscivo a estraniarmi completamente, dimenticando perfino di mangiare o dormire.”

La vita adolescenziale di Oscar è  caratterizzata dall’assenza della madre, di cui serba dolcissimi e teneri ricordi e la presenza ossessiva e violenta del padre, che non esita fin troppo spesso a picchiarlo per tentare, a suo dire, di educarlo nel modo che ritiene più consono. Oscar vorrebbe avere una vita diversa, vorrebbe combinare meno guai, vorrebbe che gli altri non lo odiassero per quello che è: solo un casinista che non è in grado di avere un vero amico al suo fianco.

L’autore costruisce un personaggio-bambino completo, con le sue cicatrici, i suoi dissidi interiori dovuti sia ad una vita disastrata che ad un carattere molto particolare che lo portano ad assorbire con relativa e apparente calma tutto ciò che di altero e altro lo circonda.
Egli sembra subire le costanti minacce del padre senza poi in fondo reagire come ci si aspetterebbe, eppure all’esterno, tenta di vincolare quel senso di rabbia e di tensione costante verso chi lo circonda e gli ambienti che è solito frequentare come la scuola. Non a caso si è fatto bocciare due volte e tutti gli altri bambini fondamentalmente lo temono per i suoi atti sconclusionati ed improvvisi.

“Accelerai il passo senza voltarmi e uscii dal portone. Avevo gli occhi pieni di lacrime e la rabbia mi stava offuscando il cervello. Mi accorsi che per la tensione stavo stringendo la mazza talmente forte che mi faceva male la mano.”

Nessuno sembra capirlo e ancora più inquietante è che Oscar non si fida di nessuno, tranne di Zamina, una giovane zingara di qualche anno più grande di lui che lo aiuterà a risollevarsi psicologicamente e fisicamente quando toccherà il fondo. Un’amicizia molto particolare che coinvolge due identità agli antipodi, un uomo e un rom, che tentano, riuscendoci, di creare un legame che vada oltre i confini delle razze, dei pregiudizi e delle mistificazioni. Con lei Oscar conosce l’amore, i primi baci, le prime effusioni, si sente protetto e amato, finalmente accettato da quella parte di mondo che per legge e per condizione dovrebbe invece rifiutarlo. Il tema della diversità, dell’accoglienza, del relazionarsi con gli altri popoli, le altre etnie è molto forte e  l’autore non si esime dal mettere questa tematica al centro della sua storia, per coinvolgere ma soprattutto per far riflettere su cosa siamo e cosa vogliamo essere, per noi stessi e per gli altri.

I ricordi della madre che Oscar ama più di qualsiasi altra cosa, si confondono con l’odore e la pelle di Zaima, l’unica persona in grado di avvicinarlo e di farlo sentire a casa.

“Mi accorsi che non riuscivo a guardarla negli occhi. Erano di un verde bellissimo, mi ricordavano il mare al mattino presto quando andavo a pescare sulla scogliera della madonnina e avrei voluto guardarli a lungo, tuffarmi dentro, ma mi imbarazzava.”

E’ una storia raccontata in punta di piedi, senza scossoni, senza schiaffi. E’ un modo morbido ma profondamente sentito di esprimere una propria visione del mondo che non va ad intaccare quella altrui se non per arricchirla.
Si coglie l’attenzione dell’autore per una realtà che proprio di questi tempi assurge al centro della cronaca, il rapporto con lo straniero, con il clandestino, con il diverso. Sottilmente è chiaramente percepibile l’atteggiamento di chi scrive nel voler snaturare qualsiasi tipo di pregiudizio soprattutto riguardante la convivenza con queste persone che non devono e non possono essere peggiori di noi. In  realtà non lo sono.

“Ne dedussi, così direbbe il mio prof di scienze, che gli zingari non erano più cattivi di altra gente, anche se questa deduzione imparai presto a tenermela per me, dopo che una discussione con mio padre sull’argomento era finita a bottigliate.”

Sullo sfondo di una condizione familiare difficile e piena di contrasti e a contatto con una dimensione sociale ancora più straniante, l’autore dipinge con poche e sospese frasi la nascita di una qualche forma di sentimento, di amore, di affetto che somiglia anche se per poco, troppo poco, alla felicità. La dolcezza di Oscar, il senso di protezione e la forza di Zamina sono espressioni potenti e disarmanti, ti contagiano e ti abbracciano fino a commuoverti.

La storia è narrata semplicemente, ma questo non le impedisce di essere piena e colma di tutto ciò che della vita lascia il segno, sia nel bene che nel male. E’ uno spaccato serio e dolente, scherzoso e rabbioso, deciso e pacato di uno specchio di vita giovanile, un percorso di crescita e di abbandono per poi ritrovarsi laddove sembrava che tutto fosse perso.

Paradossalmente Oscar troverà rifugio proprio in quella casa abbandonata dove andava da bambino e che adesso è il rifugio di Zamina e metaforicamente riceverà ristoro e affetto proprio dal diverso, sfuggendo totalmente qualsiasi altra forma di convivenza con la società ufficiale.

Alcune immagini sono descritte così bene dall’autore da restare favorevolmente impresse, sussurrate e accompagnate da un linguaggio silenzioso ma pieno di premura, quasi egli non volesse sbagliare, per evitare di rivelare la propria presenza.
Ho riconosciuto la volontà di distaccarsi dalle forme comuni di pensiero, dagli atteggiamenti considerati vincenti, dalle guerriglie fatte di parole e scossoni, per respirare un’atmosfera diversa, di accettazione, di familiarità, di appartenenza. Un pensiero intelligente, connesso, delineato e tratteggiato con semplicità per dimostrare che l’esistenza può riservarci sorprese impensabili e che molto spesso ciò in cui crediamo è solo ciò in cui ci fanno credere, rivelandosi tristemente falso.

La forza di volontà di Oscar è un insegnamento, ma più di questo c’è il desiderio di raccontare qualcosa che permetta di acquisire una visione diversa di ciò che ci circonda. Il legame che lo unisce a Zamina oltre ad avere valore in sé, contribuisce a dettare una maniera differente di guardare il mondo, con occhi più puri e più sinceri.

L’invito nascosto dell’autore, quello che il lettore dovrebbe leggere tra le righe, sembra essere quello di guardare e soprattutto guardarsi dentro. Un invito alla lettura della propria anima, del proprio essere, perché questo è l’effetto che la storia di Oscar ha provocato dentro di me.

La scrittura di Enzo Iorio è delicatamente sincera, pulita, quasi inerme di fronte alla barbara realtà contro la quale fin troppo spesso dobbiamo combattere. Il suo tono, quello che mi fa piacere pensare di aver letto sotto la parvenza di ogni parola, anche di quella più semplice, è quello di un padre premuroso che cerca di accompagnare suo figlio senza farsi notare, che non lo perde d’occhio, che lo assiste. Un tono caldo, paterno, premuroso, affettuoso. Sembra indifesa la sua storia eppure è forte come una vittoria. E’ proprio quella sincerità a renderla speciale, flessuosa ma reale. Vera e non insipida ma con un sapore forte che sa di vita.