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lunedì 13 febbraio 2017

Tra i segreti di Villa Aurelia di Brunella Giovannini Recensione + Intervista

Buona sera cari lettori! Tra i segreti di Villa Aurelia è un romanzo capace di farti riflettere e di emozionarti, raccontandoti di eventi molto attuali come il terremoto, unendo ad essi la magia e l'incanto del mistero e della scoperta.

tra i segreti di villa aurelia
di Brunella Giovannini

Editore: Leucotea
Pagine: 120
GENERE: Romanzo
Prezzo: 13,90 €
Formato: Cartaceo 
Data d'uscita:  2016
Link d'acquisto: QUI

Trama:
Tra le crepe di Villa Aurelia, aperte dal sisma emiliano nel 2012, si annidano segreti sepolti indisturbati da quattro secoli. Diana, che ha trovato dei documenti nel doppio fondo di un baule, scopre di essere direttamente legata a quei segreti e che le avversità che negli anni hanno funestato lei e la sua famiglia, forse sono imputabili a un maleficio che si trascina nel tempo. Dopo un attentato in cui perde la vita anche il marito e in seguito a minacce, viene costretta a trasferirsi insieme ai suoi figli, in un luogo dell'Alto Adige, sotto protezione. Il dolore e la lontananza forzata dai propri cari, mettono a dura prova il suo temperamento ma l'affetto ricevuto da due anziani vicini di casa, riesce a mitigare le difficoltà quotidiane. Solo nel momento in cui potrà tornare nel paese natio, scoprirà che anche il luogo tra i monti dove ha vissuto negli ultimi anni, è strettamente legato al passato... .

lunedì 11 aprile 2016

Le stelle di Srebrenica di Daniela Quadri Recensione

Buonasera cari lettori! Vi propongo la recensione di un romanzo scritto da Daniela Quadri e intitolato Le stelle di Srebrenica, una storia che ha come protagoniste due donne che lottano anche se in modo molto diverso, per la loro vita e che si ritrovano unite pur appartenendo a due realtà completamente differenti. Un romanzo pieno di emozioni, di realismo dove emerge incontrastata la forza tutta al femminile e la solidarietà di un'amicizia che non conosce limiti.



Titolo: Le stelle di Srebrenica
Autore: Daniela Quadri
Editore: Leucotea
Pagine: 228
Genere: Romanzo
Prezzo: 14,90
Uscita: 2015

TRAMA


Le vite di due donne, Marta Valtorta giornalista free-lance in una piccola redazione brianzola e Elma Osmanovic arrivata in Italia per sfuggire agli orrori della guerra in Bosnia-Erzegovina, s'intrecciano casualmente. La caccia ad un piccolo malavitoso slavo, Tarik Mulavdic, boss emergente di una organizzazione criminale che traffica in droga e donne, le fa incontrare in circostanze equivoche. L'amore per Nadia, la figlia affetta da Sindrome di Down di Elma, le unirà in un legame così profondo, che Elma deciderà di svelare proprio a Marta l'orribile morte della madre e del fratello nel giorno del massacro di Srebrenica e la sua discesa nell'inferno di un bordello a Sarajevo. La prima indagine di Marta Valtorta, suo malgrado singolare e atipica Miss Marple della Brianza, si conclude con un interrogativo e un nuovo mistero.

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Le stelle di Srebrenica è un romanzo sulla solidarietà femminile e sul concetto di aiuto in tutte le sue forme. Una storia delicata e coinvolgente, una carezza vellutata che non risparmia gli ossi duri e le ferite della vita senza mai perdere quel velo di speranza, che nonostante più volte sia sul punto di strapparsi, riesce e proteggere come un miracoloso talismano trasparente la vita delle due protagoniste: Marta ed Elma. 
Due donne molto diverse, vissute in modo totalmente opposto, rappresentanti di due culture agli antipodi che però dal loro primo incontro si accorgono che una strana connessione, ai più inspiegabile, persino a loro stesse, le unirà in un percorso difficile ma estremamente umano.
Quegli occhi la stavano cercando, insistentemente. Ma non per osservarla e scrutarla. Era come se le stessero lanciando un messaggio doloroso. Una disperata richiesta d’aiuto. 
Perchè prima di tutto Daniela Quadri ci racconta di umanità, di quella propensione interiore che ogni essere umano dovrebbe sentire dentro di sé e che lo conduce a prendersi cura dell’altro, un legame empatico, commovente, ricco di compassione e di passione intesa come coinvolgimento emozionale mirato ad unire due persone che seppur diverse, camminano sulla stessa terra e che non hanno poi così tante differenze. 
Marta è una giornalista, un donna in carriera, sola, con un gatto di nome Dakota a farle compagnia. La sua vita scorre veloce tra impegni lavorativi, scambi di battute con amici e colleghi e improbabili incontri amorosi, appena accennati, che colorano purtroppo di poco la sua semplice esistenza. E’ l’arrivo di Elma che le sconvolgerà la vita. 
Marta è sempre in cerca di uno scoop che possa dare la svolta definitiva alla sua carriera e quando viene a conoscenza quasi per caso che Elma è l’ex moglie di Tarik, pericoloso criminale ed alto esponente della malavita, cerca in tutti i modi di avvicinare la donna per estorcergli informazioni importanti sulla vita del marito. Un incontro apparentemente formale e votato esclusivamente al lavoro si trasformerà nella scoperta di una vera e propria amicizia e soprattutto darà vita ad un legame basato prima di tutto sul rispetto e poi sull’affetto. 
Infatti Elma ha una bambina di nome Nadia, affetta da Sindrome di Down. Una creatura dolce ed indifesa che inaspettatamente si lega in modo indissolubile a Marta senza che lei stessa se ne renda conto. Infatti dagli iniziali contatti esclusivamente di lavoro, tra loro si stabilisce subito un’intesa molto forte, una comunione tutta al femminile che metterà in luce le gravi difficoltà della vita di Elma e tutto ciò che ha dovuto affrontare prima di arrivare a quel punto. 
Quante volte nella sua vita sguardi ipocriti, che la blandivano con parole vuote, le avrebbero ricordato che quella era la sua tragedia che doveva farcela da sola. 
Ora è una donna rispettata e vive in Italia ma il suo passato nasconde gli orrori più crudeli e terribili legati alla strage di Srebrenica, avvenuta durante la guerra in Jugoslavia. Elma è bosniaca e la sua esistenza è un connubio di emozioni forti e contrastanti legati alla perdita della famiglia proprio durante quella tragedia e alla scoperta dell’amore con Tarik che durante l’innamoramento e gli anni vissuti con la passione e il coinvolgimento, era per lei l’uomo della sua vita, trasformatosi poi nel mostro da cui scappare. 
Infatti l’uomo continua a crearle problemi e a perseguitarla mettendo in serio pericolo anche Nadia, rapita proprio dal padre e poi felicemente ritrovata.  
Daniela Quadri ci trasporta in una storia che tocca molti punti focali della nostra esistenza: l’integrazione, l’amore, la solidarietà, la comunione d’intenti e di prospettive, i legami forti ed indissolubili, il rispetto e la magia della vita che può risarcire anche l’esistenza più distrutta ed infangata. 
Non sarebbe riuscita a resistere oltre. Un altro pezzo della sua vita se n’era andato. Altre stelle erano cadute dal cielo di Sarajevo. 
Un romanzo che non è solo la voce di due donne che imparano a conoscersi e ad amarsi, a sollevarsi e ad accompagnarsi durante il percorso difficile che le caratterizza ma è anche attraversato da una serie di piccoli misteri di cui è piacevole scoprire l’esito. 
Infatti Marta ed Emma scopriranno di possedere ognuna di loro l’esatta metà di un’icona che messe insieme rendono l’oggetto perfetto. Un segno del destino? Sicuramente il legame della due donne non è qualcosa di casuale ma evidentemente di già scritto e anche il loro incontro e la loro successiva conoscenza, un qualcosa di superiore e di legato inevitabilmente al fato. 
Lo stile è scorrevole, colorato da sprazzi di ironia che rendono la lettura leggera e mai tediosa. Scene più veloci e movimentate mentre altre sono dedicate al racconto, a quel passato torbido e malvagio che ha portato la guerra e la morte. 
Daniela Quadri ci regala un racconto dove c’è la Storia, il dolore e l’angoscia, l’ansia della solitudine, la paura di non potercela fare. Si parla di integrazione attraverso più punti di vista: quello rappresentato dal clandestino e dallo straniero incarnato da Elma e quello espresso dalla presenza di Nadia, diversa e disabile. 
Con occhio attento e mai violento ma morbido e accondiscendente, la penna dell’autrice si muove in punta di piedi in un contesto terribilmente fragile come sono fragili le anime delle protagoniste, non perché siano donne, ma perché profondamente umane. 
Un’umanità che Daniela Quadri esprime attraverso se stessa e con la scelta di narrare una vicenda così vicina eppure irrimediabilmente lontana con la quale chiama all’appello i lettori più sensibili e prossimi alla condivisione di un’esperienza che fa riflettere e che parla a voce misurata, senza urlare di ciò che è straziante e lacerante come la perdita della propria famiglia e l’abbandono della speranza, ma sussurrando con partecipazione e solidarietà di un sentimento universale che si chiama accoglienza, compassione e accettazione. Elma e Nadia sono lo specchio di quella diversità tanto temuta e contrastata mentre Marta è simbolo della ribellione alla paura, all’intolleranza e all’egoismo di una mancata fratellanza. Le stelle di Srebrenica è coraggio ed indulgenza, un atto di carità e di altruismo raccontato con parole semplici e genuine, parole fatte con il pane del cuore. 

venerdì 19 febbraio 2016

Un volo di farfalle di Brunella Giovannini Recensione

Buon venerdì! Una lettura interessante e profonda, estremamente attuale, dedicata all’evento tragico del 3 Ottobre 2013, dove a Lampedusa morirono 400 persone. Brunella Giovannini con il suo Un volo di farfalle, ci racconta in modo delicato e rispettoso, con grande sensibilità e partecipazione, la storia di Omar e Raja e quelle dei loro figli unita ad altre vite con le quali si incrociano, in una lotta infinita contro il mare verso la speranza.



Titolo: Un volo di farfalle
Autore: Brunella Giovannini
Editore: Leucotea
Genere: Narrativa
Pagine: 94
Uscita: Gennaio 2015
Prezzo: € 11,90


TRAMA


Sullo sfondo di eventi quali una sparatoria tra malavitosi e il drammatico naufragio di Lampedusa dell'ottobre 2013, ha inizio l'amicizia tra Anna Paola e Aisha il cui incontro sembra essere già stato scritto. Entrambe ricoverate nell'ospedale di Agrigento, e sottoposte a complicati interventi chirurgici, finiscono in coma e il loro primo incontro avviene in un'altra dimensione. Aisha viene messa a conoscenza dell'esistenza di una cassa, sepolta nel giardino della casa di Damasco, contenente un antico manoscritto lasciato in custodia secoli addietro da un antenato, prima di intraprendere un viaggio dal quale non fece mai ritorno. Anche i nonni di Anna Paola possiedono un libro antico scritto da un lontano avo di origini straniere... In ospedale viene ricoverata un'altra paziente: una bimba di colore figlia di un militare. Si forma un trio molto affiatato e la religione diversa o il colore della pelle sono dettagli privi di importanza mentre invece emergono valori quali l'accoglienza, la solidarietà e l'amicizia.





Un volo di farfalle è un romanzo delicato ed intenso ma anche dannatamente reale, capace di graffiare gli occhi e il cuore per la sua capacità di permettere all’immaginazione di vedere e di sentire la tragedia che fa da sfondo all’immenso racconto di strazio ed anima che l’autrice ha voluto regalare ai lettori di questa storia.

Brunella Giovannini scrive poesie ed è proprio da una poesia, dedicata a Nadir, di cui tutti conosciamo la storia e il suo triste epilogo, che nasce questo breve romanzo, dal sapore del mare e purtroppo della morte.  Perché la grandezza di un autore è anche quella di dare voce alla realtà, di realizzarla in modo inequivocabile anche se spesso può voler dire un approccio impietoso e a volte selvaggio ma non per questo meno valoroso.

La storia di Omar e sua moglie Raja, insieme ai figli Nadir e Aisha, profughi che abbandonano la Siria nel giorno del loro anniversario di matrimonio, che hanno le tasche piene di sogni futuri e nella testa un percorso preciso da compiere che dal loro paese li condurrà in Germania, passando per l’Italia. Per Lampedusa, appunto. Una terra di mare e di lacrime salate. Una terra di strazio senza nome perché sciagure simili non possono essere chiamate in nessun modo, soltanto ricordate.

Raja aveva sostenuto moralmente  Omar  che non riusciva ad accettare la tragedia. Perdere all'improvviso entrambi i genitori a causa di un attentato, significava scoprire che tra la gente qualcuno osava sacrificare altrui vite umane per il proprio credo, e per lui era inammissibile.

Un viaggio difficile che parte da una terra bombardata, dilaniata, ferita dalla guerra e dall’odio, dalla rabbia e dall’assenza di rispetto umano. Una fuga comune a tanti, una fuga che li conduce nella nostra Italia attraverso un gommone di fortuna, nelle mani di uomini miserabili capaci di approfittarsi soltanto della disperazione e della miseria di un popolo che affoga.

Quel mare cristallino, simbolo di libertà, di pace e di quella che dovrebbe essere la fratellanza si trasforma in un assolo di morte e di negazione. Omar è perduto insieme a Nadir, mentre a salvarsi sono soltanto Raja e la piccola Aisha che finisce in ospedale ad Agrigento in una situazione molto critica.

Ed è qui, con coraggio e speranza, che l’autrice inizia il suo racconto più dolce ma anche più veritiero, caldo e caloroso, morbido e rispettoso nei confronti di tutta l’umanità, soprattutto dello straniero. Nell’ospedale Raja incontrerà Marina, madre di Anna Paola, una bambina in fin di vita perché colpita da una raffica di proiettili lanciati a caso durante una sparatoria e allora ecco che le vite di queste quattro persone si incrociano in modo miracoloso e disarmante. Ma non solo nella realtà e in ciò che è praticamente visibile ma soprattutto in un’altra dimensione che le due bambine stringeranno amicizia per poi ritrovarsi ancora più unite nella realtà.

I loro  sguardi complici sfociano  in una gaia  risata  quando davanti alla finestra socchiusa, vedono volteggiare alcune farfalle variopinte.  Oggi, saranno  dimesse  e il lungo  periodo trascorso  qui, con il tempo, andrà a fare parte dei ricordi.

Nel racconto di Brunella Giovannini, c’è lo sguardo risoluto e franco dello sbarco dei profughi avvenuto il 3 Ottobre del 2013 dove morirono più di 400 anime. La storia è storia e l’autrice la riporta aggiungendo al racconto reale e drammatico, la delicatezza e la scorrevolezza del suo stile, sempre sul punto di pronunciare le parole, per non gridarle mai.

Nonostante la storia si rassereni lentamente e concentri la propria attenzione principalmente sui grandi valori come l’amicizia, l’affetto, l’amore, il rispetto e i legami familiari, permane per tutta la lettura un senso di nostalgia, di mancanza, di forte perdita dovuto anche alla presenza di quell’altra dimensione, quasi un sogno incantato, una magia mistica, nella quale Aisha e Anna Paola incontrano Omar e Nadir, ormai morti.

Aisha aveva la testa completamente fasciata ed era collegata alle macchine che monitoravano le funzioni vitali.  I capelli biondi di Anna  Paola, incorniciavano il viso di un pallore terreo,  e dal suo torace partivano i cavi che si collegavano ai monitor.  Sarebbe stata una lunga notte, e le due madri  cercavano di farsi forza   a vicenda. Marina raccontò  il fatto accaduto a sua figlia e a sua volta, domandò alla donna che aveva accanto come si era  ferita la sua bambina.

L’amicizia delle due bambine si rafforza con l’arrivo di Greta, una bimba africana che ha problemi psicologici ed è anch’ella ricoverata nello stesso ospedale. Un’unione che diventa un simbolo e perché no, persino un omaggio alla solidarietà umana, una solidarietà nella quale emerge in modo prorompente la femminilità delle protagoniste, mamme, figlie e zie che si uniscono per combattere l’indifferenza ed il dolore.

Una storia intelligente, per nulla scontata anche se l’argomento è di estrema attualità e dunque la vicenda narrata poteva cadere facilmente nel banale, producendo l’effetto contrario. Eppure l’autrice, dotata di sentimenti e di sensibilità, connota la sua scrittura in modo leggero e mai offensivo, come un dono o un augurio forse, che la storia di queste donne e uomini e dei loro figli possa essere monito per ciò che deve essere il futuro, il futuro di tutti, fuori e dentro quei barconi.

Pensa come è difficile dare una spiegazione logica alle cose:  forse da qualche parte era già stabilito che  persone che hanno in comune qualcosa a loro insaputa, si sarebbero incontrate in modo fortuito per  ricollegare gli anelli di una catena che in fondo non si è mai spezzata.

La poesia dedicata al piccolo Nadir raccoglie alla perfezione l’atmosfera emotiva del libro. E’ come se la sintetizzasse in pochi versi e ne mettesse alla luce tutta la verità e la potenza emozionale. E’ impossibile restare indifferenti di fronte a queste tragedie che ci riguardano tutti se ci riteniamo esseri umani. 

E’ l’umanità, il senso profondo che questa parola dovrebbe  evocare,  ad essere chiamata in causa. Voi la sentite? Sentite nel vostro cuore la sofferenza di quella scena? Ma quanto profondamente vi incide? Uno sguardo soltanto e poi via, oppure c’è qualcosa che resta scheggiato nel vostro animo? 

Vi consiglio di leggere questo libro se volete trovare una risposta a questa domanda, se volete sentire quanto la vostra umanità e solidarietà sia forte e presente e soprattutto disposta a sentire così a fondo, anche da fare male, il dolore altrui e poi raccontarlo a modo proprio attraverso una poesia o una storia come questa. 

Il senso di umanità è anche questo: sentire e regalare una visione, un qualcosa che abbia il sapore della speranza e della rinascita ad un popolo che non ha alcuna colpa. E farlo  nel modo più rispettoso possibile, donando un pezzo di noi.



domenica 7 febbraio 2016

Petali di recensioni: Dillo alla neve di Valentina C. Brin e Vita da scarabocchio di Giacomo Festi

Buona domenica! Eccezionalmente oggi due recensioni che riguardano un racconto ed un romanzo. Vi parlerò nell’ordine di Dillo alla neve di Valentina C. Brin e Vita da scarabocchio di Giacomo Festi. Due storie completamente diverse, un paranormal e un romanzo che parla di vita quotidiana e dei problemi ad essi relativi. Entrambi scritti bene e in grado di coinvolgere. A voi la lettura!









Titolo: Dillo alla neve
Autore: Valentina C. Brin
Editore: Selfpublishing
Pagine: 48
Genere:  Racconto
Prezzo: € 0,99
Uscita:  2015


TRAMA


L'uomo che Clara trova svenuto sotto la neve è un autentico mistero: ha una barba da vichingo, occhi di ghiaccio e nessun ricordo sulla propria identità. Quando la ragazza gli apre la porta di casa per soccorrerlo non sospetta che menta, ma ben presto la realtà diventa innegabile: lo sconosciuto è lì per lei. Vuole qualcosa. Qualcosa che ha a che fare con quell'identità che dice di non ricordare, qualcosa che lo porta a cercare il calore di Clara. Il suo tocco. Un tocco che può ucciderlo.  Dopo "Obsession" e "L'uomo di fede", Valentina C. Brin torna con "Dillo alla neve", un nuovo, breve racconto dal sapore invernale. 




Dillo alla neve è un breve racconto di genere paranormale dell’autrice Valentina C. Brin, affermata scrittrice di genere storico. 

Una storia cupa e coinvolgente ambientata nel più freddo inverno che ha come protagonista una giovane donna alle prese con un aitante sconosciuto che dalle fattezze esteriori gli ricorda irrimediabilmente un conturbante e corposo vichingo. Un uomo alto, bello da fare male, con i capelli lunghi e lo sguardo di ghiaccio. Un uomo di cui lei subisce immediatamente il fascino e che incontra per la prima volta mentre lui è svenuto nei pressi della sua casa. 

Da quel fortuito incontro nasce un legame bizzarro, caratterizzato principalmente da domande strane e da risposte spezzate e da una serie di deja vu che riguardano sia la protagonista che il misterioso viandante solitario come la neve.

Un’atmosfera calda, a tratti da fiaba,  perfetta per le serate invernali, quelle da lume di candela e riscaldata dalla voglia matta e gustosa di leggere storie particolari ed intriganti come questa.

La conoscenza dei due protagonisti si muoverà su piani differenti, tra realtà e ricordi e soprattutto visioni, perché non è tutto così semplice come sembra. L’elemento paranormale è presente e conferisce alla storia quel tocco magico che la rende diversa. 

Lo  stile dell’autrice è soffuso, languido, capace di soddisfare a pieno la curiosità di chi legge sia nel narrare la scorrevolezza dei fatti sia nell’indugiare con sensualità e delicatezza nei momenti più hot della scena, quando ad incontri carnali completi e reali si sostituiscono brevi ed intensi momenti di sfioramenti e sguardi che contengono un mondo intero di emozioni e di passioni.

La scrittura dell’autrice ammalia e conduce nel suo mondo, prendendoti completamente. Raffreddandoti e riscaldandoti in base al suo unico volere. Il linguaggio è ricercato, a tratti poetico, quasi sempre visionario. Uno specchio ghiacciato di un incontro che non è solo d’amore ma è di memoria e più di ogni altra cosa di riconoscenza.

Dillo alla neve, con un titolo ed una cover meravigliosa, rappresentano un racconto da leggere veloce ma senza dimenticare di preservarne il gusto quasi incantato di ciò che riesce ad evocare.

Una dimensione evocativa, quasi stregata che ti riempie gli occhi e la mente di una favola blu e bianca in cui è l’inverno il vero segreto, un segreto inimmaginabile, capace di mettere in contatto due dimensioni che altrimenti sarebbero destinate a stare lontano. 

Ma con il potere della scrittura tutto diventa possibile e Valentina C. Brin ci dà ancora una volta prova del potere della parola e di quanto sia magico raccontare, perché il suo racconto è lo spaccato di un piccolo sogno, un sogno da cullare dal sapore intenso e malinconico.


 





Titolo: Vita da scarabocchio
Autore: Giacomo Festi
Editore: Leucotea
Pagine: 190
Genere:  Romanzo
Prezzo: € 14,90
Uscita:  2015


TRAMA


A noi non sembra, ma in realtà i disegni hanno vita propria. Sono fermi perché seguono un rigoroso codice morale che impone loro di non muoversi mai. Un giorno uno scarabocchio infrange questa regola, staccandosi dal proprio muro e decidendo di esplorare il mondo. Nel suo girovagare però ha modo di incontrare Elena, una problematica ragazza che gli farà aprire i suoi piccoli occhi su una triste realtà: fra uomini e disegni, alla fine, non sembra esserci molta differenza. Un romanzo frizzante, ironico e drammatico al contempo, che mostra le assurdità del vivere quotidiano e il bisogno sempre più estremo di nascondersi dietro identità che non sono le nostre.




Vita da scarabocchio è un romanzo innovativo e molto originale. La protagonista è Elena, un’adolescente con un grande problema: l’obesità. Non è tanto il fatto del peso ma è come la giovane donna affronta quell’angusta presenza che le impedisce di respirare liberamente: il proprio corpo. Chi di noi non è stato adolescente? 

Ognuno di noi ha vissuto le proprie brutture, offese, minacce, ognuno di noi ha sentito venire meno il senso della propria dignità di fronte a certe situazioni, a terribili e significative scene. L’adolescenza è una storia a sé, grande e pericolosa ma di certo parlarne non può fare male. Ed è quello che fa l’autore in questo libro, usando la voce di Elena e di uno scarabocchio
Un piccolo e semplice disegno sul muro, realizzato da una bambina, che un giorno decide di evadere dalla sua condizione e sceglie di staccarsi da quella parete per conoscere il mondo. 

Il romanzo è attraversato da una serie di metafore che colgono tutte nel segno, di cui la più importante è proprio quell’evasione. Staccarsi dal muro significa prendere parte definitiva alla propria vita, al mondo, scegliere chi essere ed esserlo fino alla fine. 
Significa forza e coraggio, consapevolezza e determinazione, ecco perché lo scarabocchio diventerà amico di Elena e la aiuterà o meglio si aiuteranno a vicenda in questo processo tanto delicato quanto improvvisato della crescita e della vera venuta al mondo. Se riflettiamo un attimo, non è quando nasciamo che diventiamo parte di questo mondo ma è quando diventiamo consapevoli di ciò che siamo e di quello che possiamo fare che siamo assoluti padroni della nostra vita  e del nostro destino.

Ecco perché Elena, obesa, cicciona, un po’ dark, amante dei disegni manga, dell’oscurità e del senso più nascosto delle cose, vive una maturazione lenta e piena di sofferenze. Ha bisogno di affrontare le sue paure e ogni singola dannata sofferenza. I problemi psicologici derivati dalle conseguenze della sua condizione fisica, l’hanno resa un personaggio inquieto, introverso, con la voglia soffusa di affermarsi e di contrastare quell’odio verso il mondo con il quale si è chiusa di fronte al mondo stesso.

Lo stile dell’autore è scorrevole, pulito, chiaro, ben scritto. La sua storia è lineare ma non per questo priva di colpi di scena, di voci narranti che si alternano e di cambiamenti che non ti aspetti. Il percorso è unico ma anche estremamente tortuoso: venire fuori con le unghie e con i denti da quello stato debilitante, e crescere, superare gli ostacoli, le paure, le incertezze, i disastri sociali. 

Come agisce il tessuto sociale davanti ad una situazione del genere è allarmante: l’ineluttabilità dell’immagine perfetta supera qualsiasi considerazione che vada oltre la mera disquisizione su ciò che è bello e dunque anche buono, il che non ammette obiezioni. E allora come si fa ad andare avanti in un sistema del genere, dove le relazioni sociali si basano su apparenze, giudizi ed indifferenze? 

Giacomo Festi prova a darci la sua risposta, creando una storia che coinvolge e che fa riflettere, una storia che tocca e che intrattiene, perché fa parte di tutti, fa parte del nostro bagaglio di vita, del quale non potremo mai liberarci neanche a novant’anni.

Una lettura consigliabile a tutti, dove emergono senza mezzi termini, le ansie, le trasformazioni, le critiche e le follie quotidiane che stanno alla base della voglia di integrazione in una società che ci vede sempre più come burattini dell’immagine. 

Ma c’è anche chi non ci sta, chi con un po’ di immaginazione e creatività riesce a darti una visione differente, un orizzonte diverso da cui guardare questa scontata realtà. L’autore riesce bene in questo, riesce a darti la sensazione di uno spiraglio, di un odore che sa di libertà e di guarigione davanti alla malattia del vivere.