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mercoledì 17 luglio 2024

Recensione: IN MESSICO CON FRIDA KAHLO di Paola Zoppi

Buongiorno! Grazie alla collaborazione con la casa editrice Giulio Perrone, oggi vi parlo di In Messico con Frida Kahlo di Paola Zoppi.

In messico con frida kahlo

di Paola Zoppi
Editore: Giulio Perrone
Pagine: 150
GENERE: Narrativa
Prezzo: 16,00
Formato: Cartaceo
Data d'uscita: 2024
LINK D'ACQUISTO: ❤︎
VOTO: 🌟🌟🌟🌟🌟 

Trama:
Paola Zoppi immagina una cartografia essenziale nella quale far convergere case, città e strade, nelle quali la vita dell'artista messicana ha preso forma; e una mappa astrale che delinea il profilo di Frida al momento della sua venuta al mondo e prima che il mondo stesso entrasse in lei. Tuttavia una storia non può essere solo lo svolgersi cronologico di fatti e non può limitarsi a ciò che già conosciamo. Frida va ricercata nelle parti del suo corpo che, una volta fratturate, sono divenute genesi e spazio della sua arte; nelle parole diventate luogo di passione: disintegrazione, nascita, doppio. In quella cultura materiale che si alimenta del suo volto, lo stesso che l'artista ha disegnato ossessivamente per prima.

giovedì 10 febbraio 2022

Recensione: IL PITTORE CHE DIVORA LE DONNE di Kamel Daoud

Buongiorno! Grazie alla collaborazione con la casa editrice La nave di Teseo, oggi vi parlo di Il pittore che divora le donne di Kamel Daoud, un viaggio attraverso l'arte di Picasso che ci fa riflettere sulla moralità e sulla religione dell'Occidente e del mondo arabo.

Il pittore che divora le donne

di Kamel Daoud
Editore: La nave di Teseo
Pagine: 160
GENERE: Narrativa contemporanea
Prezzo: 9,99€ - 18,00
Formato: eBook - Cartaceo
Data d'uscita: 2022
LINK D'ACQUISTO: ❤︎
VOTO: 🌟🌟🌟🌟

Trama:
Un uomo arabo cammina di notte nelle sale del Museo Picasso di Parigi. Non è un visitatore qualunque. Una fantasia, un volto scuro venuto dal deserto, dalla Siria o da Timbuctù o da Algeri, si chiama Abdellah, è un jihadista che vuole distruggere per sempre le tele di un pittore infedele, colpevole di aver vissuto un amore proibito con una donna molto più giovane di lui e di averne esposto le nudità in opere blasfeme. Di fronte a quei quadri osceni, racconto di una caccia erotica, immorale, senza limiti, Abdellah vacilla, quello sguardo è lontano dal suo mondo, da quello che sa dell’amore, del piacere, della libertà. Può l’arte guarire un uomo dalla violenza, portarlo a scegliere il desiderio qui sulla terra invece della beatitudine eterna? Kamel Daoud, vincitore di un premio Goncourt e di un prix Méditerranée, sfida le nostre certezze e i nostri pregiudizi narrando la meraviglia dell’arte, e in quello stupore accende la luce di una libertà assoluta, contro ogni fondamentalismo.

giovedì 14 ottobre 2021

Recensione: FRIDA KAHLO. UNA BIOGRAFIA di Maria Hesse

Buongiorno! Grazie alla collaborazione con la casa editrice Solferino, oggi sono davvero felice di parlarvi di un graphic novel realizzato dalla bravissima illustratrice Maria Hesse, che dedica questo libro a Frida Kahlo.

frida kahlo. una biografia

di Maria Hesse
Editore: Solferino
Pagine: 149
GENERE: Graphic Novel
Prezzo: 19,00 
Formato: Cartaceo
Data d'uscita: 2018
LINK D'ACQUISTO: ❤︎
VOTO: 🌟🌟🌟🌟🌟

Trama:
Un corpo segnato dal dolore e dalla passione, abitato da immagini impetuose e seducenti: Frida Kahlo fu molto più che sofferenza e angoscia, fu un'artista piena di vita. La sua pittura è lacrime e sangue ma anche festa e luci. Visse sempre agli estremi, oscillando dal colore al nero, dalla felicità alla tristezza più profonda, dalle risate ai canti. Fu una donna appassionata che non si rassegnò mai a restare nell'ombra del suo grande amore, il pittore Diego Rivera, e combatté per realizzare tutti i propri sogni, uno a uno. Visse con intensità i passaggi tragici quanto quelli più gioiosi dell'esistenza e questa grande forza è entrata come una magia nei suoi quadri. La biografia illustrata della grande pittrice messicana vista attraverso gli occhi e la creatività di María Hesse, artista spagnola che sa coniugare illustrazione e testo in un'esperienza visiva quasi tattile.

venerdì 17 giugno 2016

Schiava di Picasso di Osvaldo Guerrieri Recensione

Buon venerdì cari lettori. Grazie alla NeriPozza, ho letto un romanzo che mi attraeva davvero tanto, una storia vera che aveva qualcosa di molto affascinante per me. Questione d'istinto. Schiava di Picasso, di Osvaldo Guerrieri, è la storia d'amore e di tormento tra Dora Maar e Pablo Picasso. Un romanzo in cui oltre alla realtà, emergono arte e follia, accompagnate dalla passione, unico motore dell'amore.



Titolo: Schiava di Picasso
Autore: Osvaldo Guerrieri
Editore: Neri Pozza
Genere: Romanzo
Pagine: 240
Prezzo: 16,00
Uscita: 2016
Link acquisto 


TRAMA


Un gelido gennaio del 1936 a Parigi. Seduta a un tavolino del «Deux Magots», una donna si toglie i guanti, estrae dalla borsetta un coltello e comincia a pugnalare in gran velocità gli spazi tra le dita della mano aperta a ventaglio. A volte sbaglia il colpo e sanguina. Seduti lì accanto, Pablo Picasso e il poeta Paul Éluard osservano il gioco. Il pittore si alza, si avvicina alla donna e le chiede in dono i guanti: vuole collocarli nella vetrinetta dove conserva i ricordi più preziosi. La donna glieli concede levando su di lui due occhi dal colore indefinibile. Non si tratta di una donna qualunque. È la fotografa surrealista Dora MaarScocca da questo incontro uno degli amori più tormentati del Novecento. Quando conosce Picasso, Dora è reduce da un legame devastante con Georges Bataille. Al fianco dello scrittore ha oltrepassato la linea che divide l’erotismo dalla crudeltà. Ma anche con Picasso l’amore è violento. Picasso ama Dora, ma ama soprattutto se stesso. La divide con altre donne, per esempio con Marie-Thérèse, che gli ha dato una figlia quando lui è ancora sposato con Olga; la costringe a fare da spettatrice ai propri tradimenti; la umilia obbligandola ad abbandonare la fotografia. Fra i surrealisti Dora è considerata la rivale di Man Ray, ma per Picasso esiste un solo genio: lui. Sono anni in cui infuria la tempesta. La Spagna è dilaniata dalla guerra civile, l’Europa sta per subire l’assalto di Hitler e Picasso diventa la coscienza critica di quel tempo feroce. Dipinge Guernica e Dora lo fotografa mentre crea il capolavoro. E quando Parigi è occupata dai nazisti, Dora divide con Picasso la fame, il freddo e la paura dell’arresto. Schiava di Picasso è il romanzo di un amore e di un’epoca. Usa il documento per staccarsene e per narrare di un momento irripetibile della storia: della Parigi degli anni Trenta e Quaranta, in cui Paul Éluard, Jacques PrévertBrassaï, Man Ray, Jean Cocteau furono i comprimari e i testimoni di una schiavitù amorosa che con le sue crudeltà portò alla follia Henriette Theodora Markovitch, l’artista che,  portando sul viso «la grazia di una madonna che non sorride», divenne famosa col nome di Dora Maar.

Schiava di Picasso è una storia che mi ha intrigato fin dal titolo, non appena ho letto la trama e ho capito che leggendola, mi avrebbe fatto a pezzi. Sì, proprio così, a pezzi. 
Amo le storie tormentate, quelle in cui il bene e il male si confondono, quelle in cui i sentimenti sanno di temporali e di memorie fuori dal tempo, quelle in cui i protagonisti più che essere condannati all’amore, sono dannati dalla volontà di possedersi, e non parlo soltanto di sesso ma di anima e di cuore. 
Possedere e amare sono due cose diverse, come lo è l’appartenenza, essa è molto più di qualsiasi amore. Bene, sapevo già per istinto e per un profondo senso di attrazione malsana che questa storia fosse quel tipo di storia, in grado di fermare il tempo e di condurti lontano sulle strade che hanno calpestato due personaggi molto forti e pieni di fascino come Pablo Picasso e Dora Maar. 
Nessuna donna potrà essere felice con mio figlio. Pablo non appartiene a nessuno perché appartiene solo alla sua arte. 
Osvaldo Guerrieri raccoglie la testimonianza di questa donna che ama e che pretende amore allo stato più puro della sua consistenza. Una donna di un’intelligenza feroce e di una bellezza elegante e sinuosa. Dora fa la fotografa, è un artista, di quelle un po’ strane che vive a Parigi ed ha alle spalle un amore molto complicato, difficile, aggressivo e petulante con uno dei filosofi più controversi dell’epoca: George Bataille. 
Il romanzo inizia con l’incontro tra Pablo e Dora e poi ci porta attraverso lo scorrere del tempo nel passato, raccontandoci per filo e per segno l’amore della donna per Bataille e tutto il loro legame, estremamente distruttivo, cattivo, sornione, avvilente, nel quale l’uomo aveva altre relazioni e considerava l’erotismo come l’unica fonte di verità imprenscindibileUna filosofia che Dora impara sulla propria pelle, più di una volta disgustata dai comportamenti offensivi dell’uomo che dice di amarla ma contemporaneamente ama altre donne, tra cui persino prostitute. La sopportazione della donna arriva al limite, oltre il quale decide, fedele a se stessa, di lasciarlo, ma non sa cosa il futuro ha in serbo per lei. Picasso l’attende inconsapevole che quella donna sarà un’immensa fonte d’ispirazione per lui, senza volere, un usignolo dalla voce sottile e aggraziata che diventerà la protagonista di molti suoi quadri che parlano secondo lo stile del pittore spagnolo, in modo distorto e sempre più inquietante. 
Dora era soltanto una donna. Lui invece era Picasso. E Picasso era l’uomo dei miracoli, gli bastava schioccare le dita per provocare magie. Da lui si poteva sopportare anche l’inferno, ottenendo in cambio la sublime illusione di vivere al centro dell’universo. 
Il loro primo incontro parla di mani, di sangue e di tagli. Un incontro fortuito in un bar ma eccezionale, che s’imprime nella memoria di entrambi e soprattutto di chi legge. 
Schiava di Picasso è storia reale, ma è anche qualcosa di profondamente triste come è triste la donna che piange, la definizione che Picasso dava di Dora MaarLui considera le donne come macchine per soffrire e la sua Dora non è che l’esempio più fulgido di tutto questo. Un romanzo che è un insieme di tante cose, di approcci filosofici, di squarci di storia, di immense e potenti immagini di arte che si coniuga con la vita e con quello che dovrebbe essere l’amore. Perchè di amore si tratta ma sconclusionato, inconcludente, un soffio di vento aggressivo e fin troppo loquace che impersonifica una voglia che non si placa come una fame senza fine. Picasso è un uomo difficile, appartiene solo alla sua arte e ogni donna, una vera Donna, con lui è destinata solo a soffrire, perché lui è miracoloso, lui è l’artista, lui è tutto, lui è un Dio. Dora è una boccata di vita, di qualcosa di prezioso che però scorre veloce come il sangue nelle vene. Nella sua essenza di femminilità vivace ma con qualcosa di malinconicamente dannato nella sua espressione, si gioca tutto l’amore di Picasso per lei. Un Picasso che sta con lei ma anche con altre, che a volte l’abbandona letteralmente, un Picasso che ha una sua donna, con un figlio e che continua a dilettarsi con l’arte e con il sesso. Picasso che la mette da parte quando ne trova una più giovane. 
Picasso seguiva il solito copione: si metteva in mostra con chiunque, amoreggiava con Francoise sotto gli occhi nauseati della donna che un tempo lo aveva considerato un dio. Ma era il suo stile. 
Questo è, inutile negarlo, inutile nascondersi dietro il velo del grande genio, lo sarà anche stato, ma da questa storia è lui che ne esce un po’ stranito, un po’ esagerato. Dora è una eroina di passione e di follia. Si sottomette a quell’amore che non le promette nulla ma che la fa sentire parte dell’universo, del flusso incantato della vita. La sua figura straccia le pagine, la sua stranezza diventa input per una nuova visione dei sentimenti e delle emozioni che arrivano a superare il cielo e l’inferno pur di raggiungere la loro libertà. Una libertà che Dora conquista solo alla fine, quando si allontana da Picasso e non riesce più a legarsi a nessun uomo. Un amore che finisce per essere sbattuto, bistrattato, scarnificato fino all’osso per capire cosa sia rimasto. Un amore spolpato mentre era ancora vivo, almeno per Dora, perché per Picasso non era mistero che fosse già agonizzante. 
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Osvaldo Guerrieri, con uno stile fermo e costretto nella storia, riesce ad evadere da essa e a donare un’immagine poetica e ammaliante di Dora, rendendola come un’icona, una macchia nera che risalta in mezzo a tutto il bianco delle vite raccontate, che si intrecciano tra la pittura e il sangue, tra l’odio e la vendetta, tra la rabbia e la potenza. 
I sentimenti sono forti, il modo di raccontare lo è, e pur non andando apparentemente mai oltre, mantenendosi sempre sul limite irrisorio di un racconto che parla anche di ciò che c’è sotto, intangibile, inafferrabile, l’autore riesce a dare gli indizi giusti per scavalcare il recinto dell’inibizione e leggere i sensi più nascosti soltanto se il lettore vuole. Io l’ho fatto.

mercoledì 18 novembre 2015

Tutto l'amore smarrito di Antonella Frontani Recensione

Buon mercoledì! Il titolo del romanzo che vi propongo oggi mi ha conquistato immediatamente, soprattutto perché adoro la parola smarrimento e tutte le sue declinazioni. Tutto l'amore smarrito è il romanzo d’esordio di Antonella Frontani, edito da Garzanti che ringrazio per la fiducia. Una storia che non ha convinto alcuni ma che io ho colto nel suo significato più profondo, in quello smarrimento che è voce interiore e nella scrittura estremamente particolare dell’autrice.

Leggete e lasciatemi le vostre impressioni! 



Titolo: Tutto l'amore smarrito
Autore: Antonella Frontani
Editore: Garzanti
Pagine: 176
Genere: Romanzo
Prezzo: € 14,90
Uscita: 2015
TRAMA

Adele adora fermarsi a guardare l'orizzonte dove i confini del sole si perdono. Quel panorama le dona serenità, nonostante tutto. Nonostante il lavoro da giornalista in cui non si sente realizzata e i tanti sogni lasciati in un cassetto. La sua unica ragione di vita è Amata, sua figlia. Amata, che ha bisogno di lei più che mai, chiusa nel suo mondo fatto di melodie, spartiti e tasti del pianoforte. Ogni gesto, ogni pensiero, ogni scelta di Adele è per lei nei suoi giorni che scorrono sempre uguali. Fino a quando non conosce Pietro e il suo silenzio che non riesce a trovare una voce. Pietro è sopravvissuto al campo di concentramento di Mauthausen e porta ancora dentro il gelo di quel tempo lontano. I suoni, i rumori, le immagini invadono i suoi incubi. Adele deve solo intervistarlo, poche semplici domande per poi lasciarsi tutto alle spalle. Ma ci sono incontri che cambiano la vita per sempre. Ci sono sguardi capaci di arrivare in luoghi dove il buio non ha lasciato spiragli. Ci sono persone a cui non si può mentire. E questo fa paura. Eppure, più Pietro tenta di fuggire davanti ai suoi fantasmi, più capisce che Adele è la sola che può aiutarlo a fare pace con sé stesso. Perché in lei riconosce i suoi stessi errori. E un dolore simile al suo. Un dolore che parla di un amore impossibile che non ha avuto il coraggio di vincere il destino. Di ferite mai rimarginate. Di scelte senza riscatto. Per la prima volta si sentono vicini a qualcuno senza finzioni né scappatoie. Ma quando il passato torna con la sua forza dirompente, c'è solo una strada da percorrere. La strada più difficile. Quella della verità. A ogni costo. 

Antonella Frontani, giornalista, scrittrice e conduttrice televisiva, vive a Torino. Tutto l'amore smarrito è il suo primo romanzo.





“E allora è come se nell’universo una forza elementare ridiventasse la madre di tutto l’amore smarrito.”


Vi siete mai chiesti dove va a finire tutto l’amore smarrito? Il titolo di questo romanzo di Antonella Frontani spicca il volo grazie ai versi di R.M. Rilke, uno dei miei poeti preferiti, il poeta della nostalgia e chi, meglio di lui, poteva comprendere il senso di smarrimento, di malinconia che vive tra le pieghe di una perdita?

Avete mai riflettuto sulla parola “smarrimento”? Credo che sia uno dei termini più affascinanti. Smarrirsi… di qualcuno, per qualcuno o smarrire qualcosa… Smarrire l’amore, nel senso che non finisce laddove dovrebbe finire, non nelle mani e nella braccia di chi vogliamo, di chi è destinato…

La storia narra di Adele e Pietro, un uomo e una donna che non si conoscono, ma che hanno vissuto un dolore molto, troppo simile e che quando il destino li metterà, per puro caso, uno di fronte all’altra, si troveranno a dover estirpare dal proprio petto quell’angoscia e quello stordimento che ha macchiato per lungo tempo le loro esistenze.

“Ma non lo sai che non si è mai soli? E che dovunque ci portiamo addosso tutto il peso del nostro passato e anche quello del nostro futuro?”

Inizialmente emerge una sorta di parallelismo tra la quotidianità di Adele e quella di Pietro. Essi vivono due vite completamente diverse dove mentre la donna è ancora attiva, sia nel campo lavorativo che familiare, occupandosi di una figlia sulla sedia a rotelle che ama il pianoforte e tutto l’universo musicale, lui è rinchiuso nella sua abitazione, distaccato ed imperturbabile, con la sua fortezza fatta di ricordi e litanie che riconducono continuamente la sua mente ai tragici ed indimenticabili momenti della vita nel campo di concentramento di Mauthausen.

“Ostenta i suoi ottantacinque anni con fierezza, forza, ostinazione. E’ un vero duro che fa quasi paura quando punta lo sguardo negli occhi di qualcuno.”

Lo stile dell’autrice è metaforico fino all’inverosimile, è carico di paragoni e di figure retoriche, è come attraversare un giardino pieno di fiori e di colori tanto forti che ti danno alla testa. Il suo modo di scrivere è poesia, è sognante, una scrittura che trasfigura continuamente la realtà anche laddove non è necessario. La realtà anche più semplice, come può essere quella quotidiana, viene continuamente evocata da altro, resa meravigliosamente attraente e quasi spirituale per essere trasportata altrove, in un mondo fatto esclusivamente dallo stile e dalla magia dell’autrice.

Amata, figlia di Adele, è anche figlia prediletta della musica, amante del suo pianoforte nonostante la vita l’abbia costretta su una sedia a rotelle. Non ha un padre, perché Adele gli ha raccontato che era un pilota ed è morto seguendo la sua passione, ma è una bugia, la più grande bugia che tiene in piedi un teatro di emozioni represse le cui mura non attendono altro che di cadere al suolo.

A questo penserà Pietro con la sua storia, con la sua freddezza prima e debolezza dopo. Un incrocio di anime che trovano riparo l’una nell’altra anche laddove una comunione e un riconoscimento sembrava impossibile. Adele e Pietro sono legati da ciò che non potevano neanche immaginare, sono legati eternamente proprio da quell’amore smarrito che entrambi hanno perso e di cui non hanno mai conosciuto la fine.

Emozioni forti, immagini intense che fanno trasecolare. E’ come se Antonella Frontani cercasse in tutti i modi di scarnificare il corpo, denudare il cuore, fino a giungere alle ossa prendendo quella carne e donandola alle emozioni, per renderle vive, pulsanti e palpitanti. C’è aria di tempesta in tutto il romanzo, perché c’è un vento feroce che si chiama sentimento smarrito, in un’estenuante ricerca della propria casa.

Tutto l’amore smarrito è un romanzo tempestoso non perché sia attraversato da vicende forti o violente, ma perché è lo stile ad essere capace di smuovere dentro di te persino l’incredibile. Tutti i moti dell’animo che passano dal corpo fino alla mente sono descritti con minuzia e dettagliatamente. L’autrice li fa a pezzi, separandoli gli uni dagli altri e li pulisce, come se li lucidasse, eliminandogli le ombre e rendendoli chiari e impossibili da non vedere.

Adele è una donna forte, che ancora lotta e combatte, la sua unica ragione di vita è Amata, tutto ciò che fa è soltanto per lei. Pietro invece è un personaggio contraddittorio, un uomo che ha vissuto  un dolore lacerante, che ha compiuto un gesto condannabile e il senso di colpa di un fantasma lo perseguita senza dargli via d’uscita. In lui si concentrano tante emozioni contraddittorie come la nausea per la vita, la rabbia, l’inquietudine, la debolezza, la tenerezza del pianto come sfogo a tutto il male del mondo, le lacrime che sgorgano e il rimorso.

Le parole scritte si confondono alle note musicali e alla pittura di Pietro che diventa emblema del suo segreto e unico mezzo attraverso cui egli riesce a trovare una sorta di sollievo all’orrore del suo gesto.

“Quella rabbia sale, assomiglia alla follia. Diventa voglia di urlare, ma non lo farà. Diventa desiderio represso di distruggere tutto, ogni oggetto che appartenga al presente e, soprattutto, al passato. Ma non lo farà.”

La scrittura di Antonella Frontani è passionale e tormentata, dannatamente musicale, a volte ridondante ma è l’essenza stessa della melanconia.

Quando Adele e Pietro si incontrano per la prima volta, lui la vede e lei vacilla. Basta uno sguardo per arrivarsi dentro e non uscirne più. E’ una guerra che si dichiara in silenzio e i due reduci dovranno combattere contro il desiderio di scappare e non affrontare quei demoni che li tengono legati l’uno all’altra senza neanche saperlo. 
Quando si guardano è quell’amore smarrito che si riconosce per loro.

“Adele sa che deve tornare lì anche se tutto la spaventa. Lo sguardo di Pietro, la penombra di una casa piena di ricordi, il soggetto ossessivo dei suoi dipinti e la sensazione che quel luogo sia familiare al suo dolore.”

L’amore nel romanzo non è mai facile. Sia lui che lei hanno vissuto nel loro passato sentimenti difficili ma totalizzanti.

“Sono ancora due estranei eppure sono entrati nel meandro più profondo del loro buio.”

Straziante, impietoso, urlante di dolore che scorre denso come pece e imbratta tutto, Tutto l’amore smarrito è commovente, lucido ma anche sognante, è un romanzo che colpisce per la sua scrittura molto particolare, che qualcuno ha definito mielosa, io dico che arriva direttamente al cuore. What else?