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lunedì 9 novembre 2015

Petali di recensioni: Scritto sulla mia pelle di Pietro Vaghi e La fata dei ghiacci di Maxence Fermine

Buon inizio settimana. Oggi inauguro una nuova sezione del blog che s’intitola Petali di recensioni che riguarda le recensioni brevi di alcuni romanzi che ho pensato di unire in modo da aiutare nella scelta della lettura dei testi.




Iniziamo con Scritto sulla mia pelle di Pietro Vaghi, pubblicato da Salani e La fata dei ghiacci di Maxence Fermine, pubblicato da Bompiani. Ringrazio entrambe le case editrici per le copie e adesso inoltratevi con me nella quotidianità e nei problemi adolescenziali oppure, se preferite, nel magnifico mondo del Regno delle Ombre!




Titolo: Scritto sulla mia pelle
Autore: Pietro Vaghi
Editore: Salani
Pagine: 314
Genere: Romanzo
Prezzo: € 14,90
Uscita: 2015
TRAMA

Tutti si separano, separarsi è normale. Stefano ha sedici anni e odia la parola normale da quando sua madre se n’è andata di casa. È successo tutto in pochi minuti, il giorno del trasloco. Gli sono rimasti il silenzio di un padre, un fratellino pieno di domande e un nonno ammalato. Per la prima volta il dolore entra nella sua vita spezzando certezze e sogni. Ma Stefano ha un segreto. Anche Elisa ha un segreto e forse è proprio per questo che riesce a leggere fino in fondo l’anima di Stefano. È entrata in punta di piedi nel periodo più inquieto della sua vita, quando solo l’adrenalina dei fine settimana contrasta una solitudine da cui sembra impossibile riemergere. La loro amicizia li aiuterà a combattere le paure più profonde, quelle che scrivono sulla nostra pelle chi siamo veramente. Scritto sulla mia pelle racconta l’incredibile forza di Stefano, un adolescente in cerca di un nuovo equilibrio per la sua famiglia. Seguendo in prima persona i suoi pensieri e le sue emozioni, svela il segreto di molti ragazzi: in un mondo sempre più povero di figure di riferimento, sono i figli a farsi carico delle fragilità dei genitori, cercando di scoprire, giorno per giorno, la fatica e la bellezza dell’amore. E così, pagina dopo pagina, Scritto sulla mia pelle parla dell’adolescenza di tutti, raccontando conflitti e desideri che toccano ogni età del cuore.

Pietro Vaghi, trentatré anni, ha una laurea e un dottorato in Filosofia. Copywriter in un'agenzia di comunicazione, si occupa anche di educazione e coaching per adolescenti.
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Scritto sulla mia pelle è un romanzo per gli adolescenti ma non solo. La storia di Stefano e della sua delusione, rabbia, incomprensione di fronte al lento disfacimento della propria famiglia è raccontata con sapienza e disinvoltura dall’autore, un abile conoscitore delle problematiche umane.

Stefano è un ragazzo come tanti, da un giorno all’altro, la madre abbandona il tetto coniugale senza dare una spiegazione, ed egli si trova a dover fronteggiare il padre, solo e abbandonato, il fratellino più piccolo che sembra non aver ricevuto il colpo dell’allontanamento e la malattia del nonno, ferito di Alzahimer. Insomma nel romanzo di Vaghi si coniugano tanti verbi adolescenziali ma soprattutto due: amare ed odiare.

La vita di Stefano, come quasi tutte quelle della sua età, si conforma ad una visione nella quale sono i sogni ad essere l’ultimo espediente che ti consente di vivere ancora una volta attaccato alla realtà. I sogni adolescenziali sono quelli più puri ed incontaminati eppure finiscono sempre e troppo in fretta, sbattuti in galera dalla quotidianità.
Il protagonista vive momenti difficili nei quali gli sembra di annegare nella sua vita priva di conclusioni e di scelte giuste, a confronto con un padre ed una madre verso i quali comincia a provare distacco e sconforto. Eppure solo una figura riesce a ricondurlo sulla strada del calore e dell’affetto, una giovane che vive i suoi stessi disagi, a contatto con problemi molto più grandi della sua fragile esistenza: Elisa.

Dopo un periodo di allontanamento nel quale Stefano ha cercato invano di fregarsene di tutto, di trovare una soluzione, una risposta almeno nel fallimento di un atteggiamento comprensivo e di preoccupazione nei confronti dei brandelli della sua forma familiare, ecco arrivare lei, l’unica vera amica, autentica e sincera, in grado di riconciliarlo con il mondo e soprattutto con se stesso.

La realtà adolescenziale è fatta di una lotta continua che si muove su binari paralleli tra l’esterno e l’interno di noi stessi. Una fase che tutti abbiamo vissuto e nella quale, per quanto lontana ci possa sembrare, ritroviamo gran parte dei nostri sogni e della nostre scelte mancate.
E sono proprio i sogni a fare da banco nel romanzo di Vaghi. L’amore, unico elemento portante che tenta invano di mantenere saldi i rapporti eppure non impedisce lo sgretolarsi dei legami.

Stefano comincia a credere che l’amore per sempre sia impossibile perché ha davanti a sé la madre che è scappata e che ha segnato dentro di lui un profondo ed angusto baratro dal quale la sua fede non intende risalire. La fede nel futuro, nelle nuove e promettenti possibilità. La fede di una promessa che dovrebbe essere per sempre.

Pietro Vaghi dedica il suo romanzo d’esordio ai giovani ma anche agli adulti, per trovare un modo, una strada, una via seppur disastrata con la quale salvare i sogni, i giovani e con essi il futuro.

Il suo stile è diretto, asciutto, pratico ma soprattutto sincero come il suo protagonista. La confusione, il senso di disagio, l’essere disadattato in una realtà nella quale non ci si sente affatto comodi né accettati, sono espressi con immediatezza, con una fluidità e scorrevolezza necessari al fine di raggiungere il pubblico degli adolescenti e permettergli, senza giri di parole, di cogliere il significato più profondo del messaggio.

Stefano ha la costante sensazione di essere stato vittima di un’ingiustizia, ha paura di sbagliare, paura di farsi male, paura di non potersi salvare dall’abbandono e dalla noncuranza. Ha paura di non capire il perché accadano certe cose e la solitudine, lo sconforto e la rabbia diventano i suoi compagni di gioco. Elisa gli permetterà di riacquistare quella fiducia che ormai ha perso, lo aiuterà a maturare perché matureranno insieme e si avvieranno uniti verso una nuova esperienza di vita piena di rinata consapevolezza.

Scritto sulla mia pelle è un romanzo a tratti deciso ma anche delicato, intenso, molto vicino alla famiglia, alla vita fragile di chi è più giovane e in bilico davanti agli scossoni del destino. Una lettura che può aiutare a guardare con occhio più attento ciò che ci circonda, che con molte probabilità non salverà nessuno ma sicuramente mostrerà un punto di vista differente, meno scontato, con il quale osservare il mondo dei giovani: soprattutto non distruggergli i sogni prima di aiutarli a realizzarli.








Titolo: La fata dei ghiacci
Autore: Maxence Fermine
Editore: Bompiani
Pagine: 160
Genere: Romanzo
Prezzo: € 12,00
Uscita: 2015
TRAMA

Malo pensava di trascorrere una spensierata vacanza sugli sci, ma il giorno stesso del suo arrivo in montagna si scatena una tempesta di neve. Una strana tempesta di neve. E mentre cerca di non perdersi, il giovane finisce per scontrarsi con Lina ragazza bellissima e misteriosa, che vive in una casa di ghiaccio. Il suo nome? La Fata dei Ghiacci. La sua missione? Accogliere i viaggiatori che si sono smarriti nel Regno delle Ombre d'inverno. Così Malo torna per la terza volta nel Regno delle Ombre, un luogo che ama molto, almeno quanto gli fa paura. E se questa esperienza non fosse frutto del caso, ma piuttosto un'occasione per affrontare le sue paure? Con l'aiuto della Fata dei Ghiacci, infatti, dovrà vivere molte avventure e trovare così la sua strada.

Maxence Fermine è nato ad Albertville, ha trascorso parte della sua infanzia a Grenoble e attualmente vive in Alta Savoia. Di lui Bompiani ha pubblicato Neve (1999), che ha già raggiunto ventisei edizioni, Il violino nero (2001), L’apicoltore (2002), che ha ricevuto il Premio Murat “Un romanzo francese per l’Italia”, La trilogia dei colori (2003), cofanetto che raccoglie i tre volumi precedenti, Opium (2003), Billard Blues (2004), Amazone e la leggenda del pianoforte bianco (2005) e Tango Masai, l’ultimo sultano (2006). In uscita in contemporanea con questa edizione illustrata di Neve, sempre per Bompiani, il nuovo romanzo, Il labirinto del tempo.

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La fata dei ghiacci è l’ultimo romanzo appartenente alla serie Il regno delle ombre, scritta da Maxence Fermine che ha come protagonista Malo, il bambino curioso ma anche un po’ triste che viaggia attraverso un tempo strano e conosce tante creature particolari che lo accompagnano alla scoperta di una realtà tanto alternativa quanto immaginaria.

Dopo aver incontrato la piccola mercante di sogni e essersi accompagnato alla bellissima bambola di porcella di nome Louison, adesso è il momento per Malo di ritornare nel Regno delle ombre e di conoscere Lea, la fata dei ghiacci.

Durante una vacanza sulla neve dalla zia, improvvisamente a causa di una tempesta, Malo si ritrova in un crepaccio dal quale verrà salvato proprio dalla fata dei ghiacci che ha il compito di accogliere tutti i viaggiatori del Regno delle ombre. Una fatina con la F maiuscola, bella e magica, ma non è l’unica creatura che il bambino conoscerà.

Lo stile di Fermine si riconferma magico, elegante, ma sempre essenzialmente semplice e scorrevole. Un vero e proprio incanto capace di generare armonia, una melodica fantasia che rapisce mente e cuore. Con le sue descrizioni magiche, puntuali e quasi capaci di disegnare quel mondo che rende così vicino a tutti noi, permette a chi legge di inoltrarsi con fiducia e speranza in quel mondo, senza alcun timore.

La fata dei ghiacci è un’esperienza di crescita per Malo, il momento di abbandonare l’infanzia e di maturare senza mai perdere la fede nei sogni e la certezza della speranza. Ancora una volta consiglio questo libro non solo ai bambini ma soprattutto agli adulti perché nella scrittura di Fermine è raccolto un messaggio che valica i confini del genere romanzo per raggiungere il cuore del lettore: mai arrendersi, combattere sempre e comunque per i propri sogni e per ciò che s’intende realizzare.

A parte la storia in sé, il libro, il profumo, la copertina e le illustrazioni sono meravigliose, fanno parte tutti di questo regno inventato nel quale si conserva un pizzico di realtà.

Tra personaggi vecchi e nuove conoscenze, Malo con la sua Lea affronteranno nuovi pericoli e risolveranno inquietanti misteri, primo fra tutti il perché il bambino riesca così facilmente ad andare e venire da quel mondo.

Anche in questo terzo episodio Fermine si conferma uno dei miei autori preferiti, con una tale delicatezza e immaginazione, una visione raffinata e mai scontata, che ti spinge a sentirti avvolto completamente da quell’atmosfera sognante e brillante che pur nell’oscurità del regno delle ombre, brilla di luce propria, una luce che infonde calore.



venerdì 25 settembre 2015

La bambola di porcellana di Maxence Fermine Recensione

Buon fine settimana cari lettori! Oggi vi propongo la recensione di un libro molto particolare e che racconta del secondo viaggio del protagonista di nome Malo nel Regno delle Ombre! Sto parlando di La bambola di porcellana scritto da Maxence Fermine. Una lettura adatta a chiunque, dai più piccoli ai più grandi e che mi ha fatto sognare! 

Lasciatemi le vostre impressioni!



Titolo: La bambola di porcellana
Autore: Maxence Fermine
Editore: Bompiani
Pubblicazione: Ottobre 2014
Genere: Narrativa
Pagine: 215
Prezzo: 12.00

     

È ormai trascorso un anno da quando Malo è tornato dal Regno delle Ombre. Da allora Lili, la piccola mercante di sogni dagli occhi dorati, occupa tutti i suoi pensieri. Quando, in un luna park di Edimburgo, il ragazzo rivede due abitanti del paese immaginario, decide di seguirli, determinato a reincontrare la sua amica. Sfortunatamente, il Regno delle Ombre si è trasformato più in un incubo che in un sogno a occhi aperti. Trovato rifugio dal sinistro Sir Luke, Malo non si sente per nulla rassicurato dall'interesse del suo ospite verso una meravigliosa bambola di porcellana. Quali oscuri disegni nasconde il misterioso fabbricante di giocattoli? Malo farebbe qualsiasi cosa pur di non restare al suo servizio, ma l'amicizia merita di affrontare qualunque rischio...

Maxence Fermine è nato ad Albertville, ha trascorso parte della sua infanzia a Grenoble e attualmente vive in Alta Savoia. Di lui Bompiani ha pubblicato Neve (1999), che ha già raggiunto ventisei edizioni, Il violino nero (2001), L’apicoltore (2002), che ha ricevuto il Premio Murat “Un romanzo francese per l’Italia”, La trilogia dei colori (2003), cofanetto che raccoglie i tre volumi precedenti, Opium (2003), Billard Blues (2004), Amazone e la leggenda del pianoforte bianco (2005) e Tango Masai, l’ultimo sultano (2006). In uscita in contemporanea con questa edizione illustrata di Neve, sempre per Bompiani, il nuovo romanzo, Il labirinto del tempo.


La bambola di porcellana è il secondo libro scritto da Maxence Fermine dedicato al Regno delle Ombre e al viaggio incantevole ma non privo di inquietudine condotto dal giovane protagonista di nome Malo.

Il primo libro, La piccola mercante di sogni, è ambientato in Francia, a Parigi ed è lì, in un misterioso luogo a metà tra la realtà ed il sogno che avviene l’iniziale conoscenza tra Malo e il Regno incantato rigorosamente in bianco e nero e abitato da una serie infinita di personaggi tanto divertenti quanto a loro volta drammatici.
La lettura di questi testi seppur apparentemente semplice e dedicata ad un pubblico giovane,  nasconde una lunga lista di significati nascosti aderenti alla realtà e alla nostra vita che possono essere colti con attenzione e cura attraverso una lettura più profonda e maggiormente coinvolta.

Maxence Fermine riconduce Malo nel Regno delle Ombre, ma questa volta la porta fantastica per quel luogo così strano ma profondamente attraente per qualunque essere umano, si trova ad Edimburgo, in Scozia, dove il bambino si è recato insieme ai genitori per l’impellente ed importantissimo Congresso dei portatori di cravatte di cui il padre è uno dei maggiori esponenti.

Accompagnato dalla madre al Luna Park, il protagonista è prontamente affascinato dall’aria fantasiosa e sognante che si respira in quel luogo e presto si ritrova a vagare da solo nel Palazzo degli specchi dove due strani personaggi che sembrano nani giocattolo, lo condurranno nuovamente nel temibile ma tanto desiderato Regno.

“Aveva lasciato il regno delle Ombre da appena un anno. Quel Paese immaginario dove aveva fatto incontri tanto interessanti, soprattutto quello con Lili, la piccola venditrice di sogni, una ragazzina che lo aveva profondamente colpito. La pensava tutti i giorni e ogni mattina sperava di riuscire a ritrovare il passaggio segreto che lo avrebbe ricondotto a lei.”

Lili è il motivo per il quale Malo desidera così tanto tornare in quel luogo. Il legame che si è stabilito nel viaggio precedente tra lui e la piccola venditrice di sogni va molto oltre la semplice amicizia  e il bambino sente di provare un affetto intenso e profondo per la bambina dai capelli neri e dallo sguardo color del miele. Lili è stravagante tanto quanto i personaggi sconclusionati e sinistri che Malo incontrerà nella sua seconda visita che lo condurrà nientemeno che a DarkHouse Manor, il maniero di Sir Luke, un essere infido e malvagio che nel suo Museo degli Orrori mette in mostra i giocattoli che ritiene brutti per il solo gusto di spaventare i visitatori.

Nel Regno delle Ombre tutto è il contrario di tutto e primo fra tutti il concetto di bellezza è totalmente capovolto. Per questo Malo è considerato brutto come lo sono tutti i bambini e Sir Luke s’impegna ad utilizzarlo come una delle principali attrazioni del Museo insieme ad una bellissima e delicatissima bambola di porcellana a cui lui stesso dà la vita.

Nel ricordo di Lili e dei suoi sogni, Malo stringerà una nuova e forte amicizia con Louison, la triste e bella bambola dai capelli rossi e lo sguardo incantato che condividerà con lui un destino pieno di paura e di fughe rocambolesche da quel paese stravagante e dalle grinfie malevole di Sir Luke e della sua banda di giocattoli spezzati e stralunati.
C’è una frase che è posta all’inizio del libro e che sintetizza in poche parole il senso dei primi due viaggi e dell’ultimo che Malo affronterà in La fata dei ghiacci.

“Quando si scompare per la prima volta lo si fa in sogno. La seconda volta, non si sogna più. La terza volta non si vive più che nei sogni delle persone che si sono conosciute.”

E’ ciò che accade a Malo quando gli verrà detto che questa volta non sta sognando e che è tutto reale, soprattutto l’immaginazione.
Tra porte che ti portano laddove tu desideri, creature misteriose e parlanti, attraversando giardini incantati, ascoltando esseri animati e vagando alla ricerca della piccola mercante, Malo affronterà nuove e pericolose avventure accompagnato dalla fedele bambola di porcellana che cerca disperatamente la sua padrona, una bambina che probabilmente starà piangendo la perdita della sua fidata amica.
Ho amato alla follia l’idiolotto, la lingua con cui alcuni personaggi del libro si esprimono. Mi ha fatto sorridere e ho cercato di imparare alcuni termini a memoria perché li ho trovati troppo curiosi ed entusiasmanti.
Qui alcuni esempi che secondo me vale la pena citare!

Muffare = Trovare

Blablabare = Parlare

Sbriciolare = Scoprire

Sputasentenziario = Discorso

Portolare = Portare

 Sala d’acquario = Bagno

Raschiolare = Passare

Per chi mi conosce bene sa quanto il mio animo sia quello di una bambina, molto legato alla dimensione dell’infanzia e attratta naturalmente da un testo come questo dove al di là della narrazione di un viaggio evidentemente fantastico si celano inevitabilmente sensi più profondi, capaci di esprimere una visione che non si limita al mero racconto per bambini ma è radicato con maestria e precisione nel fondo della nostra epoca, diventando manifestazione velata delle nostre abitudini, dei nostri comportamenti, del nostro vivere quotidiano e sociale.

Malo è un bambino normale e attraverso gli incontri che è destinato a fare si compie anche la sua crescita e la sua maturazione verso tematiche fondamentali come quelle del confronto con gli altri, dell’affermazione di sé, dello stabilirsi di legami importanti e duraturi al di fuori di quelli familiari.

Lo stile di Maxence Fermine è straordinario. Ho amato molto questo autore ne Il Violino Nero, e mi ha conquistato anche adesso, raccontando in un modo che è assolutamente suo di un mondo che potrebbe apparire insulso e stupido ma invece riesce ad avere delle connotazioni estremamente reali e acute.
La particolarità sta nel riuscire a raccontare una fiaba oscura, popolata di esseri strani e temibili, ambientata in cimiteri, manieri dimenticati e giardini maledetti senza però perdere quella credibilità che ti permette di restare completamente catturata da quel mondo e soprattutto di vederlo, con i tuoi occhi.

“Già che sei qui tanto vale che assisti al mio lavoro. Apri gli occhi e ammira.”

Cura e dettaglio sono le parole più adatte a rappresentare questa storia che tutto sembra al di fuori di un racconto per bambini. Innamorata della copertina fin dalla prima volta che l’ho vista, ho deciso consapevolmente di gettarmi a braccia aperte nel Regno delle Ombre, perché volevo guardare da vicino le sue stranezze, quel fascino indimenticabile e quell’alone di fiaba nera  perenne che non fa paura ma invoglia a continuare. Volevo guardare da vicino la bellezza e il candore della bambola di porcellana, conoscere la sua storia e imparare a sognarla.

Volevo esserci insomma, per passeggiare tra gli aloni lasciati dai sogni, respirare l’aria stregata di quei luoghi  e averne così tanto nei polmoni da non poterla scordare più.

E’ una piccola bambola vana
Una bambola di porcellana
Che a volte l’amore risana
Se l’affligge una pena lontana.