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martedì 1 novembre 2016

L'incredibile viaggio di un piccolo robot dal cuore grande di Deborah Install Recensione

Buon martedì! Grazie ad un omaggio della Piemme, oggi vi parlo di una storia incredibile ma molto tenera. La storia di un piccolo robot mezzo ammaccato che però riesce a guarire i cuori a pezzi... La storia di Tang e della famiglia di Ben. L'incredibile viaggio di un piccolo robot dal cuore grande di Deborah Install!




Titolo: L'incredibile viaggio di un piccolo robot dal cuore grande
Autore: Deborah Install
Editore: Piemme
Genere: Romanzo
Pagine: 318
Prezzo: 17,50 eBook 9,99
Uscita: Ottobre 2016

sabato 23 gennaio 2016

Olga di carta di Elisabetta Gnone Recensione

Eccomi con il secondo post di oggi dedicato ad una recensione speciale per un libro che sembrerebbe per bambini e invece è adatto a qualsiasi età. Olga di carta di Elisabetta Gnone, edito da Salani, è un meraviglioso viaggio alla ricerca di se stessi e all'affermazione della propria identità senza avere paura della diversità.




Titolo: Olga di carta
Autore: Elisabetta Gnone
Editore: Salani
Pagine: 304
Genere:  Romanzo
Prezzo: € 14,90
Uscita: 2015


TRAMA


Olga Papel è una ragazzina esile come un ramoscello e ha una dote speciale: sa raccontare incredibili storie, che dice d’aver vissuto personalmente e in cui può capitare che un tasso sappia parlare, un coniglio faccia il barcaiolo e un orso voglia essere sarto. Un giorno, per consolare il suo amico Bruco, dal carattere fragile, Olga decide di raccontargli la storia della bambina di carta che partì dal suo villaggio per andare a chiedere alla maga Ausolia di trasformarla in una bambina normale, di carne e ossa. Inizia così un lungo e avventuroso viaggio che vedrà Olga di carta attraversare cieli, mari e monti, affrontare mille pericoli e trovare finalmente ciò che stava cercando.



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Olga di carta non è una storia per bambini anche se potrebbe sembrarlo. Così, guardando la copertina, leggendo il titolo, dando un’occhiata alla trama, fermiamoci un attimo e pensiamo: i libri per ragazzi sono scritti soltanto per quel genere di lettori o quelli fatti bene, ma proprio bene, possono piacere anche agli adulti, ma soprattutto contengono messaggi, riflessioni, consapevolezze che vanno oltre il semplice e comune intrattenimento infantile?
La risposta è sì, alcuni romanzi vanno oltre tutti questi semplici e banali limiti per prendersi, con coraggio e merito, il traguardo dell’essere talmente completi e belli da poter essere letti da chiunque.

Olga Papel era una ragazzina esile come un ramoscello, mangiava come un uccellino, faceva respiri brevi e il suo esistere, quasi sempre, produceva pochissimo rumore, se non un leggero fruscio, come la pagina di un libro mossa dal vento.

Olga di carta è una storia ovviamente fantastica, di una bambina di nome Olga Papel che è famosissima nel proprio villaggio perché ha la capacità di raccontare tantissime storie, tutte talmente incredibili da sembrare vere. Dai bambini agli anziani, passando per gli adulti e le persone di qualsiasi età, tutti vengono conquistati ed incantati dalle sue parole e dai suoi racconti. Dopo si fermano a chiedersi, soprattutto i  bambini, quanto di vero ci sia in quelle incredibili storie ma nessuno sa quale sia la verità.

Olga è una bambina generosa ed apprensiva per questo quando si accorge che il suo amico Bruca sta male, decide di raccontargli una storia molto particolare che ha come protagonista proprio una bambina che ha il suo stesso nome: Olga, una nuova Olga ma questa volta di carta.

Questa fanciullina non è di carne ed ossa ma è appunto fatta di carta e decide di partire per un viaggio molto lungo e pericoloso alla ricerca della maga Ausilia, l’unica che può aiutarla a diventare umana.

La bambina di carta non pensò neanche un minuto ad arrendersi. È troppo presto per tornare a casa, si disse.

Naturalmente in questo genere di narrazioni, il viaggio è la metafora principale che assume molteplici significati, soprattutto quello della maturazione, della conoscenza, della presa di coscienza di se stessi e di ciò che ci circonda. Olga di carta incontrerà tanti personaggi, vivrà mirabolanti avventure e alla fine tutto ciò che ella attraverserà, da sola o in compagnia, conterrà un messaggio subliminale, a volte più chiaro, altre più nascosto, che dalla storia, dovrà necessariamente giungere al lettore, da quello più grande fino al più piccolo.
La stessa definizione di bambina di carta è già di per sé un’importante metafora. Di carta… la carta su cui si cui si scrive, la carta che dà vita a questa storia, la carta della creazione, la carta stessa che diventa mezzo e fine di una nuova conoscenza, di apprendimento e superamento degli ostacoli che ci pone davanti la vita.

I tanti personaggi incontrati sul proprio cammino, così strani, strambi, venuti da mondi che sembrano immaginari, come il bambino sulla mongolfiera che recupera le cose perdute, il tasso, il coniglio parlante, sono tutte creature ricche di significato che fungono da passaggio vivente per i vari stadi di accettazione dell’essere della protagonista.

I messaggi che devono essere raccolti durante la lettura sono chiari e sempre molto sofisticati, addolciti da uno stile poetico, amante ed amato da una storia ricca di colore e di passione. L’unicità è il valore più grande che abbiamo. Il tema della diversità è il concetto principale che si affronta nel libro e che viene esposto in tutta la sua interezza proprio per cercare di fornire, attraverso la fiaba e la magia della scrittura, le chiavi per trasformare quella diversità in forza e non in debolezza.

Sa cos'ho scoperto, signora maga, durante questo viaggio? Che non sono fatta solo di carta...

Un viaggio fatto non solo di parole ma anche di meravigliose illustrazioni, realizzate in papercut, che tinteggiano colori e immagini incastrate perfettamente ai momenti narrati, impreziosendo le frasi già deliziose di per sé con una presenza fiabesca e indimenticabile.

Elisabetta Gnone è autrice piena di talento, di musicalità, di sogni. La lettura scorre placida e sinuosa, leggi e non te ne accorgi, è come essere accompagnati da una favola notturna mentre stai  per addormentarti. Non so, a me ha rilassato, è come se mi avesse riconciliato con la parte più dura, quella che ciascuno di noi usa per affrontare il mondo. Una storia capace di accarezzare e di addolcire, di sussurrare senza gridare.

I disegni, i caratteri di stampa diversi e stilizzati, quell’odore di carta così forte che mi ha accompagnato per il tutto il tempo, lo sento ancora, mentre sto scrivendo.

Olga di carta è una lettura che consiglio vivamente a tutti, davvero, senza alcuna differenza di età, di gusti, o cose simili. E’ un racconto diverso, appassionato, immaginifico che non stanca, ma che anzi invoglia a continuare su quella  strada. E’ un insegnamento, un guardare oltre qualsiasi ostacolo e un esempio per trasformare la diversità di ciascuno di noi non in normalità ma in unicità. Oltretutto, se fossimo tutti uguali, il mondo sarebbe privo di fantasia e proprio chi  ama la massa e uniformarsi è privo di immaginazione, si accontenta di ciò che è banale e non scoprirà mai le sorprese di ciò che non è usuale.

La cover esprime perfettamente l’idea del romanzo, la sua dolcezza ma anche la sua forza, e l’odore, la consistenza del libro in sè, tenendolo tra le mani, è una sensazione impagabile.


Un testo come questo, pieno di magia, di bellezza, di armonia, va vissuto fino in fondo e va conservato come un pezzo che fa parte di sé e non importa quanto di bambino ci sia ancora nel nostro cuore, da qualche parte ci sarà un posto, comodo e accogliente dove Olga di carta si sentirà a casa dentro di noi.

martedì 5 gennaio 2016

Crab. Note dal sottosuolo di Gennaro Loffredo Recensione

Buongiorno! La recensione di oggi è dedicata ad un romanzo molto particolare scritto da Gennaro Loffredo dal titolo Crab. Note dal sottosuolo. Di questo autore di cui apprezzo storie e stile, avevo già letto Open Arms. E questo libro è il suo naturale sequel.



Titolo: Crab. Note dal sottosuolo
Autore: Gennaro Loffredo
Editore: Montecovello
Pagine: 276
Genere:  Romanzo
Prezzo: € 4,90 Ebook
Uscita: 2015


TRAMA


Un blocchetto di appunti ritrovato nell’antro della Sibilla Cumana. Voltata la prima pagina, si intravede una frase: Gridate al mondo che sono vivo! Può un simile appello essere autentico? Possono le note provenire da un ignoto sotterraneo situato nei tropici? Ed ammettendo pure che queste costituiscano il vero, com’è potuto accadere di vederle materializzarsi proprio in quell’anfratto agli antipodi?Cosa accomuna il leader di un partito italiano ad un’isola sita nel sud del Pacifico?Ed infine: qual è l’anello di congiunzione tra il pittore Barbaro Puglisi, il ministro Orazio Grifone, i nobili coniugi Newman, il team del detective John Barnard ed il misterioso ex galeotto Faruk Ananke?Tutto questo ed altro ancora è Crab: una sorta di Area 51 dalla struttura richiamante un granchio. Un immenso rifugio in cui si svolgono particolari esperimenti dei quali nessuno, per nulla al mondo, deve venire a conoscenza; dove una volta dentro è im-possibile evadere. È qui che tutto comincia e finisce, a meno che...Nessuno deve sapere. Quelle parole mi tormentano ancora.



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Crab è la continuazione strutturale e narrativa di Open Arms ma nonostante questa logica consequenzialità che di certo non si può ignorare, il romanzo si presenta  assolutamente autonomo ed in grado di incuriosire il lettore anche nei confronti degli antefatti certamente non trascurabili, resi in ogni caso fruibili e altrettanto chiari dalle spiegazioni inserite dall’autore, poste ad intervallare la storia principale.

“I fatti che seguono potranno sembrarti alquanto inverosimili, intricati e bizzarri… ma non temere. Io stesso stento a crederci.”

Eclatante lo stile di Gennaro Loffredo, che si riconferma perfetto padrone della storia che questa volta si muove con due tempi narrativi differenti e diverse collocazioni che vanno dall’Italia, all’isola delle meraviglie chiamata Open Arms fino a Crab, il non-luogo cavernoso e immerso nel sottosuolo dove il commissario John Barnard è finito, rinchiuso in un ambiente che gli sembra assolutamente opprimente prima ancora di carpirne effettivamente tutti i segreti e soprattutto la straordinaria struttura che lo vede stagliarsi, interpretando alla perfezione la forma contorta di un granchio.

“Sono prigioniero qui sotto, ma sono vivo! Più vivo di te che cerchi di apprendere gli antefatti. Lascia che sia io a spiegarti. Sono stato vittima di un complotto, come sono soliti dire i politici colti in flagrante reato, ma non sono un fantasma.”

Tutti i personaggi che hanno reso interessante ed avvincente il romanzo precedente, tornano in auge, sia attraverso delle semplici nomine, che con fatti e certezze che li pongono al centro dell’attenzione. La trama si dipana e coinvolge chiunque si trovi macchinosamente o felicemente all’interno di questo contesto fantastico e fantascientifico che ancora una volta mette in evidenza le capacità creative e narrative di Loffredo.

Descrizioni minuziose, taglienti, in grado di pennellare con sufficiente dovizia e premura le particolarità di ciascun personaggio e soprattutto degli ambienti. Il Crab è descritto come se esistesse davvero e soprattutto tutto ciò che lo circonda, dimostrando la serietà e la convinzione dell’autore nel creare una storia di simil fattura, senza perdere neanche un dettaglio tale da renderla verosimile e reale.

“Gli alloggi sono disposti in due strutture semicircolari disposte a schiera che formano nell’insieme un pallone da rugby o, come preferiscono chiamarlo, chela di granchio.”

Il progetto del Crab è avanti qualsiasi forma di conoscenza e di intrattenimento ed è per questo che il suo scopo come la sua esistenza devono restare assolutamente segreti ed è anche il motivo della presenza di Bernard al suo interno: evitare che il mistero di quel luogo venga finalmente svelato al mondo.
Come in precedenza l’autore non perde la sua caratteristica principale: l’ironia. 

La capacità di condire il linguaggio esclusivamente narrativo con incuriosi popolari, dirette e plasmate a regola d’arte sulle tipologie caratteriali dei suoi personaggi. Una folta schiera di protagonisti, uomini e donne, belli e brutti, che si contendono il podio di quello meglio riuscito e la scelta risulta ardua e peraltro impossibile. L’autore rende a meraviglia le sue creature, tipizzandole, e caratterizzandole ognuna con dei fattori, piccoli e decenti dettagli che non sfuggono all’occhio indagatore del lettore e che gli permettono di farsi ricordare.

Non mancano le invettive politiche, piccoli e taglienti squarci dell’oggi e del domani intesi a ridicolizzare certi aspetti sociali e politici che purtroppo fanno parte del nostro vivere quotidiano. Crab è il riflesso di ciò che siamo stati, di quello che siamo e di quello che potremmo essere. E’ come un calderone bollente, nel quale viene gettata qualsiasi cosa, perché all’autore non manca niente, ci mette proprio tutto, attraverso una sequela di metafore che vanno lette a dovere e che non possono e non devono essere lasciate così, senza interpretazione. 

Ed è proprio attraverso la finta struttura del granchio che Gennaro Loffredo sintetizza la sua visione della vita e di tutto ciò che lo circonda. Una visione che rende immaginifica nel senso che usa la fantasia e con essa ci dona un prodotto assolutamente nuovo, originale, che guarda verso una direzione mai sperimentata prima.

Di questo autore mi ha sempre affascinato l’ottima padronanza della lingua italiana, la sua capacità di usare linguaggi differenti senza mai scadere nel volgare, mantenendo sempre una sorta di contegno, che non è manifestazione di superbia o di prosopopea ma è l’esatta dimostrazione di qualcosa che oggi giorno è sempre più rara: l’educazione.
Rispetto e premura, consapevolezza e maturità, orgoglio e fede in ciò che si crea e che si scrive per se stessi e per gli altri.

“Cimentati… divertiti… fantastica pure.”

La volontà di questa storia come quella dell’autore è di divertire, osare, partecipare. Più di una volta Gennaro interviene e coinvolge direttamente il lettore come se egli potesse con la sua solo presenza rendere più consistente,  verace, la storia. Il suo modo di approcciarsi a chi lo legge rende l’atmosfera ancora più leggera ma non per questo perde di verve o di profondità. 

Tutto può essere Crab tranne che un romanzo superficiale, per questo non bisogna considerare solo la vena fantastica, l’ironia, il divertimento, le battute ma il concetto che sta alla base di una trama del genere: il sogno. L’utopia di un luogo dove la vita sia tutta un’altra storia, dove il rispetto, l’educazione, la cultura e la consapevolezza siano le chiavi principali e necessarie per essere davvero degni di questa terra. Il sogno che ci racconta l’autore è il riflesso del suo sogno e della sua personalità. Qualcosa di pulito, puro e limpido. 

Così come la sua maniera di raccontare è fluida, elegante, sincera. Credo fermamente in una cosa, può darsi che mi sbagli ma non ho mai negato le mie impressioni. Mai forte come in questo caso ho avvertito la presenza dell’anima dell’autore in un suo scritto. Non solo i suoi personaggi non sono altro che pezzi di se stesso, che poi vanno a coordinare un’immagine definitiva e dalle mille sfaccettature che si completano a vicenda, ma è la visionarietà interna del suo animo che prende forma e si realizza in un romanzo che  sorprende, intrattiene e fa riflettere su ciò che siamo e soprattutto su quello che vogliamo, adesso e domani.

lunedì 9 novembre 2015

Petali di recensioni: Scritto sulla mia pelle di Pietro Vaghi e La fata dei ghiacci di Maxence Fermine

Buon inizio settimana. Oggi inauguro una nuova sezione del blog che s’intitola Petali di recensioni che riguarda le recensioni brevi di alcuni romanzi che ho pensato di unire in modo da aiutare nella scelta della lettura dei testi.




Iniziamo con Scritto sulla mia pelle di Pietro Vaghi, pubblicato da Salani e La fata dei ghiacci di Maxence Fermine, pubblicato da Bompiani. Ringrazio entrambe le case editrici per le copie e adesso inoltratevi con me nella quotidianità e nei problemi adolescenziali oppure, se preferite, nel magnifico mondo del Regno delle Ombre!




Titolo: Scritto sulla mia pelle
Autore: Pietro Vaghi
Editore: Salani
Pagine: 314
Genere: Romanzo
Prezzo: € 14,90
Uscita: 2015
TRAMA

Tutti si separano, separarsi è normale. Stefano ha sedici anni e odia la parola normale da quando sua madre se n’è andata di casa. È successo tutto in pochi minuti, il giorno del trasloco. Gli sono rimasti il silenzio di un padre, un fratellino pieno di domande e un nonno ammalato. Per la prima volta il dolore entra nella sua vita spezzando certezze e sogni. Ma Stefano ha un segreto. Anche Elisa ha un segreto e forse è proprio per questo che riesce a leggere fino in fondo l’anima di Stefano. È entrata in punta di piedi nel periodo più inquieto della sua vita, quando solo l’adrenalina dei fine settimana contrasta una solitudine da cui sembra impossibile riemergere. La loro amicizia li aiuterà a combattere le paure più profonde, quelle che scrivono sulla nostra pelle chi siamo veramente. Scritto sulla mia pelle racconta l’incredibile forza di Stefano, un adolescente in cerca di un nuovo equilibrio per la sua famiglia. Seguendo in prima persona i suoi pensieri e le sue emozioni, svela il segreto di molti ragazzi: in un mondo sempre più povero di figure di riferimento, sono i figli a farsi carico delle fragilità dei genitori, cercando di scoprire, giorno per giorno, la fatica e la bellezza dell’amore. E così, pagina dopo pagina, Scritto sulla mia pelle parla dell’adolescenza di tutti, raccontando conflitti e desideri che toccano ogni età del cuore.

Pietro Vaghi, trentatré anni, ha una laurea e un dottorato in Filosofia. Copywriter in un'agenzia di comunicazione, si occupa anche di educazione e coaching per adolescenti.
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Scritto sulla mia pelle è un romanzo per gli adolescenti ma non solo. La storia di Stefano e della sua delusione, rabbia, incomprensione di fronte al lento disfacimento della propria famiglia è raccontata con sapienza e disinvoltura dall’autore, un abile conoscitore delle problematiche umane.

Stefano è un ragazzo come tanti, da un giorno all’altro, la madre abbandona il tetto coniugale senza dare una spiegazione, ed egli si trova a dover fronteggiare il padre, solo e abbandonato, il fratellino più piccolo che sembra non aver ricevuto il colpo dell’allontanamento e la malattia del nonno, ferito di Alzahimer. Insomma nel romanzo di Vaghi si coniugano tanti verbi adolescenziali ma soprattutto due: amare ed odiare.

La vita di Stefano, come quasi tutte quelle della sua età, si conforma ad una visione nella quale sono i sogni ad essere l’ultimo espediente che ti consente di vivere ancora una volta attaccato alla realtà. I sogni adolescenziali sono quelli più puri ed incontaminati eppure finiscono sempre e troppo in fretta, sbattuti in galera dalla quotidianità.
Il protagonista vive momenti difficili nei quali gli sembra di annegare nella sua vita priva di conclusioni e di scelte giuste, a confronto con un padre ed una madre verso i quali comincia a provare distacco e sconforto. Eppure solo una figura riesce a ricondurlo sulla strada del calore e dell’affetto, una giovane che vive i suoi stessi disagi, a contatto con problemi molto più grandi della sua fragile esistenza: Elisa.

Dopo un periodo di allontanamento nel quale Stefano ha cercato invano di fregarsene di tutto, di trovare una soluzione, una risposta almeno nel fallimento di un atteggiamento comprensivo e di preoccupazione nei confronti dei brandelli della sua forma familiare, ecco arrivare lei, l’unica vera amica, autentica e sincera, in grado di riconciliarlo con il mondo e soprattutto con se stesso.

La realtà adolescenziale è fatta di una lotta continua che si muove su binari paralleli tra l’esterno e l’interno di noi stessi. Una fase che tutti abbiamo vissuto e nella quale, per quanto lontana ci possa sembrare, ritroviamo gran parte dei nostri sogni e della nostre scelte mancate.
E sono proprio i sogni a fare da banco nel romanzo di Vaghi. L’amore, unico elemento portante che tenta invano di mantenere saldi i rapporti eppure non impedisce lo sgretolarsi dei legami.

Stefano comincia a credere che l’amore per sempre sia impossibile perché ha davanti a sé la madre che è scappata e che ha segnato dentro di lui un profondo ed angusto baratro dal quale la sua fede non intende risalire. La fede nel futuro, nelle nuove e promettenti possibilità. La fede di una promessa che dovrebbe essere per sempre.

Pietro Vaghi dedica il suo romanzo d’esordio ai giovani ma anche agli adulti, per trovare un modo, una strada, una via seppur disastrata con la quale salvare i sogni, i giovani e con essi il futuro.

Il suo stile è diretto, asciutto, pratico ma soprattutto sincero come il suo protagonista. La confusione, il senso di disagio, l’essere disadattato in una realtà nella quale non ci si sente affatto comodi né accettati, sono espressi con immediatezza, con una fluidità e scorrevolezza necessari al fine di raggiungere il pubblico degli adolescenti e permettergli, senza giri di parole, di cogliere il significato più profondo del messaggio.

Stefano ha la costante sensazione di essere stato vittima di un’ingiustizia, ha paura di sbagliare, paura di farsi male, paura di non potersi salvare dall’abbandono e dalla noncuranza. Ha paura di non capire il perché accadano certe cose e la solitudine, lo sconforto e la rabbia diventano i suoi compagni di gioco. Elisa gli permetterà di riacquistare quella fiducia che ormai ha perso, lo aiuterà a maturare perché matureranno insieme e si avvieranno uniti verso una nuova esperienza di vita piena di rinata consapevolezza.

Scritto sulla mia pelle è un romanzo a tratti deciso ma anche delicato, intenso, molto vicino alla famiglia, alla vita fragile di chi è più giovane e in bilico davanti agli scossoni del destino. Una lettura che può aiutare a guardare con occhio più attento ciò che ci circonda, che con molte probabilità non salverà nessuno ma sicuramente mostrerà un punto di vista differente, meno scontato, con il quale osservare il mondo dei giovani: soprattutto non distruggergli i sogni prima di aiutarli a realizzarli.








Titolo: La fata dei ghiacci
Autore: Maxence Fermine
Editore: Bompiani
Pagine: 160
Genere: Romanzo
Prezzo: € 12,00
Uscita: 2015
TRAMA

Malo pensava di trascorrere una spensierata vacanza sugli sci, ma il giorno stesso del suo arrivo in montagna si scatena una tempesta di neve. Una strana tempesta di neve. E mentre cerca di non perdersi, il giovane finisce per scontrarsi con Lina ragazza bellissima e misteriosa, che vive in una casa di ghiaccio. Il suo nome? La Fata dei Ghiacci. La sua missione? Accogliere i viaggiatori che si sono smarriti nel Regno delle Ombre d'inverno. Così Malo torna per la terza volta nel Regno delle Ombre, un luogo che ama molto, almeno quanto gli fa paura. E se questa esperienza non fosse frutto del caso, ma piuttosto un'occasione per affrontare le sue paure? Con l'aiuto della Fata dei Ghiacci, infatti, dovrà vivere molte avventure e trovare così la sua strada.

Maxence Fermine è nato ad Albertville, ha trascorso parte della sua infanzia a Grenoble e attualmente vive in Alta Savoia. Di lui Bompiani ha pubblicato Neve (1999), che ha già raggiunto ventisei edizioni, Il violino nero (2001), L’apicoltore (2002), che ha ricevuto il Premio Murat “Un romanzo francese per l’Italia”, La trilogia dei colori (2003), cofanetto che raccoglie i tre volumi precedenti, Opium (2003), Billard Blues (2004), Amazone e la leggenda del pianoforte bianco (2005) e Tango Masai, l’ultimo sultano (2006). In uscita in contemporanea con questa edizione illustrata di Neve, sempre per Bompiani, il nuovo romanzo, Il labirinto del tempo.

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La fata dei ghiacci è l’ultimo romanzo appartenente alla serie Il regno delle ombre, scritta da Maxence Fermine che ha come protagonista Malo, il bambino curioso ma anche un po’ triste che viaggia attraverso un tempo strano e conosce tante creature particolari che lo accompagnano alla scoperta di una realtà tanto alternativa quanto immaginaria.

Dopo aver incontrato la piccola mercante di sogni e essersi accompagnato alla bellissima bambola di porcella di nome Louison, adesso è il momento per Malo di ritornare nel Regno delle ombre e di conoscere Lea, la fata dei ghiacci.

Durante una vacanza sulla neve dalla zia, improvvisamente a causa di una tempesta, Malo si ritrova in un crepaccio dal quale verrà salvato proprio dalla fata dei ghiacci che ha il compito di accogliere tutti i viaggiatori del Regno delle ombre. Una fatina con la F maiuscola, bella e magica, ma non è l’unica creatura che il bambino conoscerà.

Lo stile di Fermine si riconferma magico, elegante, ma sempre essenzialmente semplice e scorrevole. Un vero e proprio incanto capace di generare armonia, una melodica fantasia che rapisce mente e cuore. Con le sue descrizioni magiche, puntuali e quasi capaci di disegnare quel mondo che rende così vicino a tutti noi, permette a chi legge di inoltrarsi con fiducia e speranza in quel mondo, senza alcun timore.

La fata dei ghiacci è un’esperienza di crescita per Malo, il momento di abbandonare l’infanzia e di maturare senza mai perdere la fede nei sogni e la certezza della speranza. Ancora una volta consiglio questo libro non solo ai bambini ma soprattutto agli adulti perché nella scrittura di Fermine è raccolto un messaggio che valica i confini del genere romanzo per raggiungere il cuore del lettore: mai arrendersi, combattere sempre e comunque per i propri sogni e per ciò che s’intende realizzare.

A parte la storia in sé, il libro, il profumo, la copertina e le illustrazioni sono meravigliose, fanno parte tutti di questo regno inventato nel quale si conserva un pizzico di realtà.

Tra personaggi vecchi e nuove conoscenze, Malo con la sua Lea affronteranno nuovi pericoli e risolveranno inquietanti misteri, primo fra tutti il perché il bambino riesca così facilmente ad andare e venire da quel mondo.

Anche in questo terzo episodio Fermine si conferma uno dei miei autori preferiti, con una tale delicatezza e immaginazione, una visione raffinata e mai scontata, che ti spinge a sentirti avvolto completamente da quell’atmosfera sognante e brillante che pur nell’oscurità del regno delle ombre, brilla di luce propria, una luce che infonde calore.