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lunedì 22 febbraio 2016

Intervista a Maurizio Gramolini, autore di Fotografie di una vita tranquilla e Io, te e il Karma

Buon pomeriggio! Il secondo post di oggi è dedicato all'intervista a Maurizio Gramolini  autore di Fotografie di una vita tranquilla e di Io, te e il karma. Domande incentrate sui libri dell'autore e sulla sua esperienza di scrittore.


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Salve Maurizio, grazie per aver accettato questa intervista. 
  
1 – Ci racconti di com'è nato l'amore per la scrittura.
Mi è sempre piaciuto raccontare qualcosa sulla carta. A scuola pubblicavano sempre i miei temi sul giornalino mensile. Per contro facevo schifo in tutte le materie scientifiche… 
Poi nel 2008/2009 mi sono divertito a scrivere un racconto che descriveva la giornata tipo di quell’epoca di mia moglie, la quale pensò bene di suggerirmi di provare a farlo pubblicare. 
E in effetti, partecipando a un concorso nazionale, mi piazzai fra i primi, e il racconto fu pubblicato nell’antologia relativa. Quel racconto mi sembrò anche un buon incipit per un romanzo, e così divenne il “famigerato” Prologo a Fotografie di una vita tranquilla, e anche qui, concorso, e il romanzo vince il premio speciale della giuria e viene pubblicato. Poi, presuntuoso di natura, ci ho preso gusto e ho scritto Io, te e il Karma, pubblicato anche quello. 

2 – Le sue storie sono autobiografiche e sono incentrate sulla famiglia e sui legami familiari. Ci spieghi il perchè di questa scelta. 

Beh, forse perché si tratta dei temi che mi sono più vicini e più familiari, e poi francamente, come non raccontare la storia di personaggi originali come quelli che ho incontrato nelle varie relazioni familiari? Scherzi a parte, a mio avviso ho visto cose che voi umani…ehm ci sono personaggi della mia famiglia che meritano di essere raccontati, e poi sono pigro e faccio meno fatica a scrivere di cose che conosco bene…  

3 – Quale personaggio le ha creato maggiori difficoltà e quale ha amato di più?

Mi è stato davvero difficile parlare dei miei genitori e del rapporto complesso avuto con loro. Sono certo che mi abbiano voluto bene, ma hanno sempre evidenziato difficoltà nel dimostrarlo se non dal punto di vista strettamente materiale; non ho mai ricevuto attestati di stima e apprezzamento diretti da mio padre, ma solo per interposta persona; ho scoperto che parlava con orgoglio di me, ma ne parlava solo con gli altri. La prima edizione di Fotografie di una vita tranquilla è uscita nel 2009, e loro erano già troppo vecchi per poterlo leggere, sono poi venuti a mancare nel 2010. Invece tra i personaggi che ho amato di più in Fotografie sicuramente il mio amico Vincenzo, personaggio assolutamente reale, che mi mancherà sempre, e per Io, te e il Karma il mitico Gino, inviato dalle Alte Sfere, sfigato come pochi, che si ritrova improvvisamente protagonista e ovviamente va fuori di testa; quando scrivevo di lui avevo sempre in mente i personaggi più nevrotici e sfigati di Woody Allen. 

4 – Ci racconti qualcosa di Fotografie di una vita tranquilla e di Io, te e il karma.

Fotografie stigmatizza da dove arrivo, le origini della mia famiglia, i miei periodi “formativi”, per me molto gradevoli e divertenti per molti aspetti, anche se calati in un periodo italiano molto buio e tragico, gli anni 70; e poi evidenzia come la mia generazione, mai sugli scudi da protagonista, abbia comunque dovuto dimostrare grande duttilità e spirito di adattamento rispetto a quanto si prospettava e alla propria preparazione e predisposizione, insomma essere sempre pronti al cambiamento.  E attraverso, o nonostante, tutto ciò il libro fa vedere dove sono giunto e con chi. Detta così sembra un libro veramente palloso, ma in realtà la chiave di lettura è sempre l’ironia e l’autoironia, (sono geneticamente incapace di prendermi troppo sul serio); garantisco a chi vorrà leggerlo una buona dose di risate. 
Io, te e il Karma  invece è decisamente un romanzo umoristico basato sul concetto che è difficile sfuggire al proprio destino e alla propria natura. Credo traspaia chiaramente il mio anticlericalismo di fondo e la mia idiosincrasia all’Autorità (con la A maiuscola) costituita. Questi due disgraziati che attraversano infiniti cicli di reincarnazione, tutti complessi, lei con questo piglio da maestrina dalle tendenze sinistroidi e un po’ antiborghesi, lui un fessone interessato agli aspetti più ludici e goderecci della vita, si scontrano con l’Autorità Unica, il Primo Motore Immobile…e riescono nell’impresa di fargli davvero girare…gli Ingranaggi. 
Mi sono divertito parecchio a scriverlo, confesso.  

5 – C'è stato un momento in cui ha pensato di abbandonare la scrittura?

In considerazione del fatto che si tratta di un hobby, no, direi di no. Scrivo quando mi viene in mente qualcosa e quando ne ho voglia. 

6 – Il suo stile è serio ma anche profondamente ironico. Ha scritto più con la testa o con il cuore? 

Penso di scrivere quasi unicamente con il cuore. 


7 – Momenti divertenti si alternano a attimi di riflessione sulla realtà. Eppure tutto sembra poter essere superato grazie all'amore. E' davvero così? Quanto conta la speranza nella sua vita?

Speranza e amore sono elementi imprescindibile della vita, ma purtroppo non bastano a superare i casini quotidiani, settimanali, mensili e via dicendo. Una relazione di coppia “vera”,  solida, per me è il fondamento indispensabile per “tentare” di sopravvivere. I figli già sono un’altra cosa…sono individui a se stanti nei quali ti illudi di intravedere qualche briciola di te stesso, ma non è così. Fortunatamente. 

8 – Ad oggi con la pubblicazione, si è pentito di qualcosa e vorrebbe cambiarla?

Proseguo con l’alto tasso di presunzione: assolutamente no.  

9 – Pensa che fare lo scrittore sia la sua strada? 

Magari. Sono vicino alla sessantina, vivo in una nazione dove si legge sempre meno…la vedo dura. 

10 – Cosa significa per lei questo romanzo? Qual è il suo valore?

Fotografie può costituire un interessante spaccato generazionale, sia per chi ha vissuto quell’epoca che per chi è interessato a un’esperienza di prima mano e senza filtri. 
Io, te e il Karma è un divertissement per tutte le menti aperte. 

11- Quali sono gli autori dai quali trae ispirazione?

Come forse si evince dai miei libri non amo molto le vie di mezzo. Mi piacciono i libri horror oppure i libri umoristici; e quindi per l’horror e il paranormale Stephen King, Peter Straub, Graham Masterton, James Herbert, Dean R.Koontz. Per la componente umoristica Woody Allen, Antonio Amurri, Stefano Benni, Michele Serra, etc.  
Mi fa piacere ricordare un’autrice italiana che a me personalmente ha dato moltissimo, e che purtroppo è relegata allo stereotipo di autrice melò; parlo di Brunella Gasperini, della quale, grazie a mia madre, ho letto tutti i libri e che, nella speranza che qualche editore ne ripubblichi l’opera, consiglio vivamente a tutti. 

12 – Chi è Maurizio Gramolini nella vita di tutti i giorni?

Riporto quanto espresso in Fotografie di una vita tranquilla: 
“Banale ometto di mezza età, mediamente dotato in diverse cose, fenomenale in nulla. Grosso modo comunque fa, o ha sempre fatto che cazzo gli pareva.” 

13 –  Scriverà ancora storie?

Sto scrivendo un romanzo paranormale ambientato fra la Toscana e la Lombardia, un libro  serio, cupo e, spero, spaventoso. Sono in dirittura finale. 

14 – Le chiedo di lasciarci con una citazione di uno dei suoi libri che vorrebbe leggessero i lettori.

Da Io, te e il Karmail protagonista rivolto al Capo (Dio): “Secondo me, come minimo Ti serve un benchmark, fatto da una società specializzata, indipendente, certamente degli agnostici, che hanno più apertura mentale. Un benchmark di confronto con altre dottrine, ma non i soliti concorrenti tipo Allah, o Maometto, che Vi date sempre una mano sotto sotto, un confronto con qualcosa di più moderno, qualcosa tipo New Age, Ambient, (ma senza eccessi vegetariani che non li sopporto), qualcosa che mette la natura e il mondo che ci circonda nella giusta considerazione, che consente di elevarsi spiritualmente anche senza una chiesa o un prete, senza questue, materiali o spirituali che siano. 

martedì 16 febbraio 2016

Io, te e il karma di Maurizio Gramolini Recensione

Buon pomeriggio! Il secondo post di oggi è dedicato ad una lettura molto particolare, di una storia divertente, ironica ma anche molto riflessiva che parla di karma, di reincarnazioni e di amore, senza dimenticare l'eternità. Io, te e il karma di Maurizio Gramolini, edito da Cavinato. Prossimamente anche l'intervista all'autore!





Titolo: Io, te e il karma
Autore: Maurizio Gramolini
Editore: Cavinato
Genere: Narrativa
Uscita: Febbraio 2016
Prezzo: € 5,99 Ebook


TRAMA


Un uomo e una donna attraversano il tempo per amore e per… ripicca, per testardaggine… No. Attraversano il tempo per amore, perché sono umani. Sicuramente perfettibili. Umani, con tutte le loro contraddizioni, passioni, pregi & difetti, manie e malumori. E timori e paure. Ma sono fortunati. L’amore è ciò che li unisce e li unirà sempre. E consentirà loro di superare qualsiasi traversia. Insieme. Perché le traversie degli umani destini sono niente in confronto all’Occhio di Dio che si sofferma su di te. E le traversie degli umani destini sono niente in confronto all’Ira di Dio cheb ti avvolge. E dopo un epico contraddittorio con il Primo Motore Immobile… “…hai mai considerato una revisione critica del tuo operato e delle tue richieste al Genere Umano, anzi, chiamiamole con il nome giusto, delle tue PRETESE? … secondo me, come minimo ti serve un benchmark, fatto da una società specializzata, indipendente, certamente degli agnostici, che hanno più apertura mentale… e noi non possiamo fermarci Quassù a godere della tua presenza e a stare a giocare a volano con gli Arcangeli e a grattarci il buco del liuto perché, pur non avendo mai torto un capello a nessuno, non abbiamo rispettato alcune tue regolette, passami il termine, RIDICOLE… e potresti eliminare alcolici e tabacchi, oltre che dal Monopolio di Stato, anche dalla lista delle sostanze dannose per la salute?...” Accetteranno per l’ennesima volta il Karma conseguente con pazienza e rassegnazione. Insieme. Se è vero che l’amore può viaggiare attraverso il tempo e lo spazio, quanto costa il biglietto? E, soprattutto, cosa succede se si litiga con il Capotreno? Due anime antiche legate indissolubilmente, attraversano interminabili cicli di reincarnazione, a causa della loro scarsa propensione alla purificazione e allo scarso anelito verso il mondo spirituale. Quindi, al termine di ogni ciclo, ripartono dal via, altra vita, altri destini. Ma l’amore che li lega rende tollerabile il loro destino facendo sì che si ritrovino assieme in ogni vita. Fino a che qualcosa nel complesso meccanismo si guasta, l’incontro tra i due tarda a verificarsi e si rende necessario un intervento divino. Ma a uno dei due girano le balle, e decide di discutere con… il Capotreno. Una storia d’amore surreale, ma non poi così tanto.


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Io, te e il Karma è un’opera sorridente e ironica con uno stile che abbraccia battute, dissertazioni e riflessioni sulla nostra vita, sulla famiglia, sull’amore e naturalmente sul tema principale del romanzo: la reincarnazione. 

Karma allude proprio alla possibilità, valida o meno valida, di reincarnarsi in infinite vite finchè i propri peccati non siano completamente espiati. Ma cosa accade se si continua a sbagliare? Il protagonista di questa storia è reduce da tante reincarnazioni insieme alla sua compagna di sempre. Hanno vissuto uniti le epoche più antiche, partendo dal Medioevo fino all’era moderna. 

I nostri Carolo e Redegonda sono gli irriducibili folli protagonisti di questo karma che non intende lasciarli liberi per nessun motivo e che li spinge e vivere di volta in volta esistenze nuove e diverse alla ricerca della pace e della felicità. In questa lotta per la vita, ogni volta rinascono in un corpo diverso avendo però la possibilità di scegliere dove nascere e dentro quale famiglia. 

Infatti la scena iniziale, subito esilarante, vede Carolo e la sua donna alle prese con questa problematica scelta che pare metterli parecchio in crisi. Molti luoghi vengono analizzati e i due paiono avere idee molto contrastanti a riguardo. Ovviamente sono in Paradiso e chiedono aiuto all’angelo di turno addetto proprio a questo genere di informazioni. Un Regno dei Cieli all’avanguardia, estremamente tecnologico e allusivamente al passo con i tempi. Insomma un contesto molto accogliente per due nuvolette di vapore che attendono di reincarnarsi. 


Esco dal flashback e mi accorgo che lei mi guarda sbattendo gli occhioni da cerbiatta di vapore acqueo e continua: Chiedo solo un paese ben inserito nel tessuto sociale, dove l’integrazione  e la coesistenza possano contribuire all’inserimento civile e coerent… 

Dopo averlo fatto per un numero considerevole di vite, adesso qualcosa non va per il verso giusto e si necessita dell’intervento dell’Atissimo, tale Signore Illustrissimo, vestito come Richard Gere, da gentiluomo affascinante e sicuro che però presto sbotta con altrettanta alterigia, quando comprende che con i due malcapitati, è una guerra persa. - Il Capo ci osserva serio, poi non resiste più alla nostra espressione esterefatta, sbotta in una grassa risata e si trasforma nell’elegante e maturo uomo d’affari che abbiamo incontrato tutte le altre volte, tipo Richard Gere per intenderci.- 

I due non riescono proprio a comprendere i loro errori e devono continuare a reincarnarsi. Le cose si complicano quando Redegonda non dimentica e dunque il processo di cancellazione della memoria per la sua ennesima rinascita non va a buon fine. Questa situazione potrebbe mettere a serio rischio tutta l’operazione e soprattutto l’incontro necessario con Carolo, anch’egli reincarnato. 
Infatti i due, chiara e forte espressione dell’amore millenario, continuano a reincarnarsi e  a incontrarsi nuovamente passando, in questo modo, ogni vita insieme, senza mai lasciarsi. 

La storia è divertente e riflessiva. Non mancano riferimenti alle personalità di spicco della nostra società, né tantomeno approcci dimostrativi sulla fede e sulla spiritualità. Un libro capace di far sorridere ma anche di far riflettere mettendo in scena spunti che non passano inosservati. 

Uno su tutti però mi è sembrato il concetto di eternità e il collegamento all’amore sempre presente. Quasi come se questa storia fosse un omaggio dell’autore alla sua donna, la sua compagna eterna, quella di cui è pazzamente e profondamente innamorato, già conosciuta e apprezzata nel romanzo Fotografie di una vita tranquilla. La sua Alexandra torna anche in veste di Karma e lo accompagna persino in questa avventura al limite dell’Aldilà. L'estro di Maurizio Gramolini è dettato direttamente dalla sua esperienza, dalla sua capacità di cogliere gli aspetti fondamentali della nostra vita e di ciò che ci circonda per renderli sotto forma di sintesi ironizzata. 

Il suo stile è dunque appetibile e scorrevole, immediato e soprattutto capace di semplificare i concetti e permette al lettore di arrivare al nocciolo della questione senza alcuno sforzo. La sua spontaneità emerge anche in questo scritto nonostante voglia dare prova di un’insolita fantasia che non guasta ma che rende tutto molto più leggero e sottile.

Le risate non mancano, gli espedienti per pensare neanche, le ambientazioni sono accennate e consistenti, i personaggi fumettistici e colorati. La creazione eterna che si scontra con la tecnologia di cui l’autore è un grande fan come si evince, che riescono a mescolarsi alla perfezione rendendo tutta la vicenda un immaginario semplice e fruibile.

Parlando di tecnologia, alcune diciture mi hanno davvero fatto sorridere, come Operatore Santo e Angeato Speciale. Molto spesso ho pensato come facesse l’autore a scrivere certe cose, nel senso, come gli erano venute in mente?! Ovviamente la risposta è semplice: è una capacità innata di riuscire a divertire e nello stesso tempo a far riflettere, senza rendere l’appropriazione di questa lettura mai pesante ma anzi veloce nella sua considerazione.

L’idea di questa storia è originale e piacevole. Lo stile godibile e soprattutto molto movimentato. Leggendo ho immaginato le scenette come dei veri e propri schizzi disegnati, colorati e appariscenti, insomma capaci di colpire l’occhio e la mente!
Infine, concluderei, ponendo l’attenzione su un aspetto più dolce e morbido di cui l’autore ha dato prova anche in precedenza di godere a pieno: il sentimentalismo. Con questo non intendo dire che ci sia qualcosa di stucchevole o mieloso ma estremamente vero e profondo.

Questo amore così coltivato e protetto, curato ed inneggiato, compagno e condottiero di mille avventure. Un amore solido e vivo che porta il nome di un’unica donna e che in questo scritto più che mai mi è sembrato adorato e lodato come un vero miracolo. Che la storia del karma non sia altro che una scusa per celare una voglia delicata ma forte di assegnare questo amore all’eternità? Se così fosse sarebbe un bellissimo modo per dichiarare che si può amare anche per sempre. Oltre persino il karma, le reincarnazioni e soprattutto il tempo. Esso è ciò che di più prezioso abbiamo. E donarlo a qualcuno è il più grande atto di amore.


lunedì 18 gennaio 2016

Fotografie di una vita tranquilla di Maurizio Gramolini Recensione

Buon lunedì! La recensione che leggerete è dedicata ad una autobiografia molto particolare! Scritta da Maurizio Gramolini, intitolata Fotografie di una vita tranquilla, edita da Cavinato. Una storia incontenibile come lo stile dell’autore, piena di ironia, di battute e di racconti di vita reale che non solo ironizzano la realtà ma sono capaci di innescare anche piccole riflessioni che ne rilevano le crepe e ne illuminano gli aspetti migliori. 




Titolo: Fotografie di una vita tranquilla
Autore: Maurizio Gramolini
Editore: Cavinato
Pagine: 97
Genere:  Autobiografia
Prezzo: € 5,99
Uscita: Dicembre 2015


TRAMA


...Epico come Via col vento.
Impegnato come Er Monnezza.
Drammatico come Animal house.
Concettuale come Aspettando Godot
...Attingendo a piene mani dallo stile di Stefano Benni e Antonio Amurri, uno spaccato generazionale di carattere autobiografico, dal punto di vista degli invisibili, quelli nati “nei pressi” del boom economico degli anni 60, ma troppo piccoli per goderne, e nati “nei pressi” del ’68, ma troppo piccoli per fare casino, essere ricordati, o poter dire quella frase che fa tanto figo:

“…Sì, io ho fatto il ’68…”.


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Fotografie di una vita tranquilla è qualcosa come un diario, ma non ritenetevi al sicuro da questo libro soltanto perché ha una sorta di definizione, niente è più lontano dal collocarlo in un genere predisposto a contenerlo. Questo testo così come il suo autore sono incontenibili!

Max, alterego di Maurizio Gramolini, è il “vecchio” che racconta le vicende, prossime alla follia e all’incredulità, che popolano scorrevolmente le pagine, senza sosta.
Un inizio esilarante, teatrale, come uno sceneggiato fatto su misura per far ridere e allo stesso tempo per illuminare il lettore sulla dimensione familiare e personale che vive il presunto protagonista. Nomi in codice come l’olandese, il capellone, la principessa  e lo squinternato appaiono sin dalla prima pagina e, con fare eccezionalmente disinvolto, riempiono completamente la scena con una tale semplicità che sembrano essere nati immersi in quei ruoli e in quei personaggi. Bravo l’autore a renderli tali o meglio dire, brava la realtà che è riuscita ad entrare a pennello nelle vesti di finzione narrata.

In altre parole la narrazione è prima di tutto una visione autobiografica che inizialmente vuole raccontare le peripezie stralunate e scomposte della famiglia dell’autore che si autodefinisce il vecchio, e della moglie, chiamata l’olandese, non perché sia straniera, ma semplicemente perché, come spiegherà più tardi, è molto alta, bionda e beve tanta birra. Una donna forte e determinata che riesce a tenere a bada due figli suoi e un terzo del marito e appunto, un marito, che per sua stessa ammissione, a cinquant’anni suonati ha ancora l’animo di un ragazzino. L’animo… fosse solo quello, la testa di un quindicenne!

“Non è vero. Sono rimasto molto disorientato da questa sordida e pietosa bugia che ci hanno raccontato. Sono cambiato fisicamente, in peggio ovviamente, ma a trent'anni, come ora a cinquanta, i miei processi mentali non sono cambiati in meglio in modo radicale, come avevano cercato di farmi credere. L'ambizione professionale e la sacra passione per il lavoro e la carriera qui non sono pervenute."

L’autoironia dell’autore è il fiore all’occhiello di questo testo, impossibile da definire. Un ritmo sfrenato, pieno di colpi ad effetto che riescono a tramutare quella che potrebbe apparire come una noiosa e banale autobiografia di un comune mortale in un viaggio sulla luna, su Marte, insomma pieno di cose, persone strambe, in cui la vita normale viene continuamente scombussolata da atteggiamenti e scelte singolari e scioccanti.

La routine familiare fatta di marito e moglie, di figli da portare a scuola, di problemi economici o ancora lavorativi diventa una squilibrata orchestra di suoni e colori che si mescolano all’impazzata, quasi come se non avessero una guida, come se tutto fosse un unico movimento policromo e polisinfonico senza capo né coda. Perché quello che dovrebbe dirigere il tutto, ossia l’autore, il vivente che ha vissuto quelle catastrofiche esperienze, si è dato per matto, si è detto selvaggio e dunque ha dichiarato esplicitamente la propria ribellione e libertà da tutto, persino da questo testo che diventa lo specchio esilarante di una storia che però, fatemelo dire, tocca anche momenti di profondità e riflessione.

Max, con piglio a volte serio altre baldanzoso e burlone, ci conduce improvviso e irriverente, vero il proprio passato, dalle scuole fino  al rapporto con i genitori e poi al primo matrimonio, fallito, nel quale ha il primo figlio, Gabriele, il capellone, da lui tanto amato quanto contrastato. Sarà per la somiglianza nell’incedere assoluto difendendo il proprio modo di vedere che lo rende così simile al padre e pertanto inaccettabile?

Un racconto in cui emergono i valori dell’educazione, della durezza, del lavoro e anche di un vuoto negli affetti che l’autore ha provato a causa dei propri genitori, che ribadisce più volte, essere stati freddi con lui e nella loro vita. Una famiglia altrimenti detta di folli che ha partorito un Max sicuramente al di fuori degli schemi, un po’ pazzerello, accattivante, un sognatore ancora con l’anima appesa al filo di un palloncino con il colore malinconico dell’infanzia. Il quadro che emerge non è fatto solo di sorrisi, di beffe, ma anche di piccole denunce, constatazioni sulla vita, sul lavoro e sulla famiglia.

Ci sono anche attimi delicati e fatti in qualche modo di dolcezza, ricordi infranti, legami che non passano e che volente o nolente fanno parte della vita e ci rendono quello che siamo. Momenti che sono estremamente condivisibili e che appartengono a tutti.

Il linguaggio è semplice, diversi refusi sono sfuggiti all’occhio vigile del vecchio Max. E' chiaro che il testo avrebbe bisogno di una ripassata generale, di essere incanalato, istruito, come dire, strutturato, reso più compito ma chi glielo dice all’autore, così allergico alle etichettature? Il suo stile è il chiaro riflesso della sua anima. Un turbine di onestà, sincerità, schiettezza ed anche menefreghismo su certi argomenti ma mai sulla famiglia. Il suo raccontarsi è genuino, diretto a se stesso, senza nessun interesse filantropico o di chissà quale forma aberrante di pedanteria. C’è il gusto spiattellato di raccontarsi per il puro piacere di farlo e senza dubbio l’autore riesce a lasciarsi leggere proprio perché è un grande intrattenitore. Frivolo in molti passaggi, consapevole in altri, gioioso e festoso per dimostrare l’ironia della vita ma anche serio e posato quando si tratta della famiglia.
Quando racconta di un probabile lavoro in banca, quel luogo viene descritto come il più mefistotelico dei posti, uno scenario di agghiacciante inquietudine orrorifica. Il lavoro in banca equivale per Max, alla più bieca frustrazione, alla perdita totale della salute mentale.

“Ero piombato a piè pari in un girone infernale di presuntuosi, arroganti , prepotenti, convinti di essere i detentori della Verità assoluta, e soprattutto di aver ricevuto l’incarico divino di diffonderla. La mia resistenza, già scarsa di per sé, aveva vacillato fin dai primi episodi.”

Ma in mezzo a questa bolgia di matrimoni finiti e di lavori persi e trovati, una fonte di meritata tranquillità, di dolcezza e di ferrea intraprendenza è rappresentata da Alexandra, la sua attuale compagna, l’olandese che lo conquista.

“E’ la consapevolezza fatta persona. La consapevolezza profonda sia dei propri limiti che delle proprie capacità. E’ una persona profonda, capace di grande dolcezza ma anche concreta e capace di grande determinazione.”

Fotografie di una vita tranquilla, e non soffermatevi sulla parola tranquilla… è dotato di una scrittura che coinvolge, che riesce a metterti di buon umore usando nel modo giusto l’ironia. Una visione che trasfigura la serietà della realtà, la ridicolizza in alcuni momenti ed in questo modo la evidenzia e contemporaneamente ne disfa gli aspetti più inconciliabili con una vita quantomeno serena e felice.

Non è un testo con rivelazioni che ti cambiano la vita, né un romanzo che ti spacca il cuore, è sicuramente una storia vissuta e scritta realmente, nella quale è facile riconoscersi e magari acquisire quell’atteggiamento provocatorio ma consapevole che ti permette di prepararti anche al peggio, imparando a fare la cosa più importante: cambiare.
E Max ne fa di cambiamenti durante tutta la sua vita e attraverso ognuno di essi, come di ciascuna esperienza che racconta, emerge quel velo di malinconia necessario per comprendere la profondità degli eventi, delle emozioni, della memoria. La malinconia rende vivo il passato, ci permette di sentire il senso di appartenenza verso qualcosa e costruisce quello che siamo, donandogli consistenza.

“Di quegli anni conservo il ricordo degli odori che caratterizzavano le stagioni: la nebbia milanese, da ottobre a marzo, implacabile; i Natali trascorsi in Toscana, caratterizzati dall’odore della legna che brucia nei camini e nelle stufe, che a Milano non si sentiva già più chissà da quanto; il sottile cambiamento nel profumo portato dal vento di mare che segnava il passaggio di consegne tra agosto e settembre, le grandi mareggiate che iniziavano, le spiagge sempre più vuote, e i primi golf che sapevano ancora di naftaline indossati nelle passeggiate serali di fine settembre.”

L’autore afferma la propria esistenza con questo scritto, ripercorrendo la sua strada, unica ed irripetibile, mostrando ciò che ha fatto e ciò che non è riuscito a fare mescolandolo con quello che è diventato. La propria vita gli appartiene, qualunque sia stata e qualunque sarà, è un diritto, un dovere, una scelta, un insindacabile libertà, come lo è la famiglia, il cuore pulsante di quella vita, come lo è il suo mondo così come se lo è scelto, che lo fanno esistere, qui e adesso.