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mercoledì 2 ottobre 2024

Recensione: LA LUNGA NOTTE SENZA LUNA di Simon Jimenez

Buongiorno! Grazie alla collaborazione con la casa editrice Mondadori, oggi vi parlo di La lunga notte senza luna di Simon Jimenez.

la lunga notte senza luna

di Simon Jimenez
Editore: Mondadori
Pagine: 468
GENERE: Epic Fantasy 
Prezzo: 11,99€ - 23,00
Formato: eBook - Cartaceo
Data d'uscita: 2024
LINK D'ACQUISTO: ❤︎
VOTO: 🌟🌟🌟🌟🌟 

Trama:
Anticamente, Luna e Acqua si amavano. In cerca di un modo per stare insieme, crearono il Teatro Riflesso, un luogo sospeso tra i mondi e nel tempo, a cui anche ai mortali è consentito l’accesso attraverso il sogno. Quando arrivi, sai già dove andare: ottava fila, posto centrale. Attratto da una forza sconosciuta, ti siedi e assisti al racconto di questa storia: un tempo, uno dei Primi Uomini scucì Luna dal cielo con la punta della sua lancia. Lei gli concesse quindi un desiderio: una discendenza investita di doni sovrannaturali che da allora ha regnato sull’Antica Patria, soffocandola, tuttavia, con la propria sete di potere e gettandola in un’oscurità sempre più profonda. Gli imperatori hanno tratto per secoli la loro forza da Luna, imprigionata nelle segrete del palazzo reale, ma una divinità non può essere rinchiusa per sempre... Mentre l’Ottavo Imperatore si prepara a un pellegrinaggio in cerca del segreto della vita eterna, e i suoi eredi, i Tre Terrori, tramano per prendere il suo posto, Luna convince Jun, figlio prediletto del Primo Terrore, ad aiutarla a scappare per rimediare al suo passato da feroce assassino. Durante la fuga, i due incontrano Keema, un giovane guerriero con un solo braccio e dalle misteriose origini, che si unisce a loro in questo pericoloso viaggio verso i confini più estremi del regno, alla ricerca di un modo per riportare la libertà e la luce nell’Antica Patria. Grazie a una capacità narrativa estremamente originale e stratificata, Simon Jimenez dà vita a un incredibile romanzo corale, che è allo stesso tempo un’avventura epica e una storia d’amore, un’esplorazione profonda dell’identità e del senso di appartenenza, e un tributo all’immenso potere delle storie e del racconto.

giovedì 8 settembre 2016

Le Cronache di Ravanphis di Alessandro Bugliazzini Recensione + Intervista!

Buon giovedì! La recensione di oggi è dedicata ad un romanzo Fantasy corposo e molto interessante. Lo stile dell'autore, Alessandro Bugliazzini è perfetto per la storia, e la trama di Le Cronache di Ravanphis è un intreccio di mistero e leggende. La presenza della magia è molto forte come quella del mare. Per chi adora questo tipo di atmosfere è una lettura che consiglio! 


Titolo: Le Cronache di Ravanphis
Autore: Alessandro Bugliazzini
Editore: Selfpublishing
Genere: Fantasy
Pagine: 822
Prezzo: eBook 2,99
Link acquisto 


TRAMA


Il mondo di Ràvanphis è profondamente diviso dal mare e da insormontabili montagne. Pharados, un uomo dai poteri quasi divini e mosso dal rancore più profondo, viene cacciato dal luogo in cui è nato fino ad arrivare ad una terra lontana, dove non può essere ostacolato e sulla quale costituisce il proprio impero. La crudeltà e il potere dei suoi discendenti si affievolisce con il passare dei secoli, fino al giorno in cui uno di questi, l'imperatore Tusna, inizia a comprendere quanto gli è stato segretamente tramandato e il desiderio di vendetta all'interno della propria essenza. Un uomo coraggioso, Farthan, accompagnato da Kalatur, uno strano e misterioso criminale che lui considera come la propria nemesi, partiranno per volere di Tusna alla volta di Tyrnémos, le terre ad ovest dell'impero oltre un grande mare; tanto lontane da essere sconosciute agli abitanti dell'impero e cariche di una magia che tutti credono inesistente. Ma Tyrnémos si rivelerà il luogo peggiore nel quale potessero capitare; l'influenza degli antichi poteri di quelle terre, le sue maledizioni e un terribile esercito nero, si riveleranno tanto forti da rendere la sorte di ogni suo abitante, o viaggiatore, una continua sfida contro l'orribile e mortale natura di quei luoghi.


















Le cronache di Ravanphis è un romanzo che segue in modo chiaro e preciso le caratteristiche del genere narrativo a cui inevitabilmente fa riferimento. E’ un Fantasy ben costruito, la cui personalità originale e potente emerge attraverso un intreccio solido che si nutre di immaginazione e realtà.

L’ambientazione principale è quella del mare, delle acque scure ed insidiose che contornano l’impero centrale, la dimensione che raccoglie in sé ogni aspetto metaforico ed umano.
I suoi occhi scrutavano nell'oscurità della notte e le sagome delle ombre degli uomini e delle povere costruzioni rese evidenti dai fuochi accesi, ricordando con fredda nostalgia il castello e le splendide città della sua terra costretto ad abbandonare; sorrise nell'immaginare come un giorno lui, o qualcun altro a cui avrebbe lasciato il suo retaggio, avesse distrutto le mura e cancellato la vita di coloro che lo avevano tradito. E quello stesso giorno, nell'odio, nacque l'impero centrale.
Il potente e arrogante signore delle vaste terre di quell’Impero è Tusna, un personaggio molto particolare, che è davvero difficile inquadrare.
Va subito riconosciuto all’autore il grande lavoro di costruzione di un vero e proprio mondo, universo creato dal nulla e caratterizzato fin nei minimi dettagli. Eppure se dovessi scegliere cosa sia meglio all’interno di questo romanzo, non saprei farlo perché ho apprezzato sia la resa delle ambientazioni sia quella dei personaggi.
«Una sorta di tronco intagliato e dall'aspe o orribile.» nel rispondere, mentre cercava di mostrare le dimensioni dell'ogge o, facendo dei gesti con le mani e allargando vistosamente le braccia, osservò di traverso i volti curiosi di alcuni soldati, «I pirati lo chiamano totem.»
Kalatur e Farthan sono i due opposti, sono le due facce della stessa medaglia, essi incarnano il bene e il male in un’unica ed intricata volontà dell’autore di rendere questa storia molto più di un semplice Fantasy.
Il primo è un incredibile ed oscuro mercenario mentre il secondo è un guerriero dell’impero ed è proprio in lui che si concentrano le virtù più alte e più vicine alla lealtà e all’obbedienza.

Questi due personaggi così diversi eppure entrambi estremamente affascinanti, riescono a catturare subito l’attenzione del lettore che viene incuriosito dai loro scontri e dalle loro conseguenti riappacificazioni fino a scoprire, lentamente la vera natura di entrambi.
A quello sguardo Farthan si rese conto che forse aveva toccato il giusto argomento. «Davvero credi che Kalatur abbia in mente per voi qualcosa di simile alla libertà?» scosse la testa in un gesto simile alla compassione, «O forse credi che sarà solo per te?»
Il mare è la culla di un infinito che ha il sapore della magia e dei totem. Sono questi oggetti a volte maledetti, altri miracolosi a tenere in mano le sorti dei naviganti. Ciascun personaggio, da quello meno importante a quello più provato, hanno il loro spazio all’interno della storia. La peculiarità e la condiscendenza con cui l’autore descrive ognuno di essi è ammirevole, come se non volesse lasciare niente di non detto.

Partenze e ritorni, viaggi e approdi, strani signori e fantasiose creature che popolano la terra come il mare pronte a fare tanto il bene quanto il male.
La presenza magica è molto forte, come quella dell’insidia e dell’inganno.
Morte, sangue, tradimento e strani sussurri di nuove ed improbabili alleanze si diffondono tra le pagine e niente è quello che sembra.

L’autore ha uno stile pulito, scorrevole, utilizza termini semplici ma anche particolareggiati in grado di donare alla sua opera quell’aria di storicità che la rende una vera leggenda.
L’atmosfera è intrisa di mistero e di oscurità perché non si tratta di una storia semplice né leggera ma di un vero e proprio Fantasy scritto in modo consapevole e mirato.
I valori messi in gioco sono tanti così come gli scontri intestini e le realtà parallele che spesso prendono il sopravvento rendendo tutto ancora più difficile.
«Ma non tu e le cose sono come sembrano.» continuò mentre il suo sguardo si mosse velocemente su Farthan e il suo allievo per poi tornare sul reggente, «Potete vedere con i vostri occhi che abbiamo salvato e portato con noi quanti più soldati appartenenti a quello stesso impero che ci ha condannati.» la sua voce si fece più chiara, quasi avesse voglia di urlare, «Non è forse abbastanza per dimostrare la mia buona fede? Forse alcuni degli uomini su quel vascello non troveranno mai la libertà a causa dei loro crimini, ma sono convinto che Tyrnémos potrebbe essere per loro o per me una possibilità per risca are la dignità che ci è stata tolta da un tiranno; un imperatore senza meriti, di una terra conquistata dai suoi antenati con chissà quali oscuri inganni.»
Mi ha colpito molto il personaggio di Kalatur, un uomo che è davvero impossibile da comprendere. E’ come se in lui si nascondessero più identità diverse. Un fascino inspiegabile e sicuramente oscuro avvolge le sue parole così come la sua nave: il Gabbiano d’oro.

L’autore riesce a trasmettere quella dimensione incantata e necessaria affinchè il lettore dimentichi che sta leggendo qualcosa di inventato e venga suo malgrado catturato da ciò che sta conoscendo e vivendo.

Non è facile coinvolgere a tal punto chi legge da rendergli verosimile e soprattutto interessante qualcosa di impossibile. Eppure qui accade; accade grazie alla prontezza della scrittura, all’originalità e alla preparazione di chi l’ha scritta. Ma soprattutto all’intrigo che fin troppo spesso mette in evidenza come qualsiasi cosa abbia una doppia faccia.

Il ritmo appare sin da subito ben scandito attraverso un inizio che affonda le proprie radici nel passato, quando l’impero centrale fu creato da uno degli antenati di Tusna, il terribile Pharados. Lentamente la trama si infittisce, la velocità narrativa acquista spessore e si intinge di un senso sempre più strabiliante: il potere. E’ per quello che questa storia è stata scritta ed è per quello che le anime umane e quelle fantastiche lottano e versano fiumi di sangue.
Restò il silenzio, ma Farthan percepì l'immobilità e il torpore diminuire lentamente mentre il tempo continuava a scorrere, riuscì per prima cosa a muovere la testa e fu felice di questo, poiché avrebbe potuto voltarsi in quasi tu e le direzioni e osservare se di lì a poco sarebbe arrivato il demone che lo avrebbe divorato o torturato per l'eternità.
L’aria s’incupisce pagina dopo pagina, uomini, strane creature e signori di terre sconosciute fanno il loro ingresso mescolandosi ai protagonisti ed impreziosendone le qualità.
Le cronache di Ravanphis è un Fantasy che troverete diverso leggere. A me ha dato l’impressione di avere una sua anima, indipendentemente dall’autore, come se fosse un mondo a se stante, talmente racchiuso nel suo bozzolo di perfezione esistenziale da essere autonomo e per questo ancora più pericoloso.

I protagonisti vi accompagneranno in un viaggio oltre qualsiasi confine e soprattutto oltre i vostri stessi limiti, nel quale non ci saranno timori né dubbi, tutto sarà concesso, perché tutto può essere umano e magico al contempo, tutto un rischio che varrà la pena correre.




Salve Alessandro, grazie di aver accettato questa intervista e benvenuto!


Alessandro Bugliazzini
1 - Cosa significa per lei scrivere e quando ha iniziato seriamente a farlo?

Come ha detto Natalie Ginzburg in modi certamente diversi, il lavoro dello scrittore è il più bello che ci sia al mondo, ed è proprio questo che significa per me.
Ho iniziato a scrivere per me stesso da quando avevo dodici o tredici anni, ma seriamente e con l’intenzione di proporre il mio lavoro agli altri soltanto dopo i trent’anni.

2 - Cosa rappresenta per lei questo romanzo? Perché lo ha scritto?

Questo romanzo rappresenta per me un semplice punto di partenza dal quale poter migliorare e proseguire con la stessa costanza con cui ho iniziato; il perché è racchiuso nella prima parte di questa stessa risposta.

3 – Le Cronache di Ràvanphis è un romanzo epico, pieno di personaggi, di scenografie umane e magiche, dove l’immaginazione è il cuore dell’azione, insieme agli scontri e ai misteri da risolvere. A cosa si è ispirato per scriverlo?

I nomi dei luoghi e dei personaggi, li ho presi a prestito, come per alcune altre piccole sfumature, dalla cultura etrusca a cui sono molto legato per le mie origini. In alcuni casi ho usato direttamente dei nomi senza alcuna modifica, in altri ho fuso le sonorità e i significati della lingua etrusca con quella celtica per creare l’effetto a cui stavo pensando, ma non è un romanzo storico, quindi non si troverà nulla della realtà etrusca se non in piccoli e isolati dettagli non sempre decifrabili.
L’ispirazione arriva piuttosto da un foglio bianco, dai momenti di quiete, dalla concentrazione durante la quale i personaggi e le vicende prendono vita da sé, senza forzature. Molti anni passati a leggere diversi generi letterari aiutano in questo compito, ma di base l’intenzione era quella di creare una mia storia ideale e trasferire in quella la mia migliore scrittura.
Spero di esserci riuscito e di continuare a farlo.

4 – La storia è il risultato di un intreccio in cui emergono coraggio, pericolo, tradimento e soprattutto inganno. Qual è il messaggio o i messaggi di questa storia che i lettori dovrebbero cogliere?

Ho sempre allontanato l’idea che in un racconto, breve o lungo che fosse, si dovesse ricercare un messaggio. È quasi un’abitudine, insegnata da sempre sui nostri banchi di scuola e che in un certo senso pretende di mettere alla prova un lettore nei confronti dell’autore.
Nella stesura de “Le Cronache di Ràvanphis” non ho mai pensato ad alcun messaggio, perché la mia intenzione di raccontare è sempre e troppo più forte della pretesa di insegnare; se invece un lettore attento e sensibile ne dovesse cogliere alcuni, lo posso rassicurare sul fatto che ogni messaggio è fine soltanto ai personaggi della mia finzione.

5 – A cosa si è ispirato per il personaggio di Farthan e Kalatur?

Sono opposti. Il primo è l’idea di un eroe onesto e cortese, ma come tale, e proprio per la natura legata al desiderio di riuscire a fare la cosa giusta, il destino lo condurrà a prove sempre più difficili senza la certezza di trovare una via definitiva; il secondo è un criminale quasi senza coscienza, ma non per questo la sua strada dev’essere in discesa. Potrei quasi dire che ogni persona racchiude in sé entrambe le loro nature, per questo l’ispirazione per entrambi non è da ricercare in luoghi troppo lontani che non siano la forma più classica di eroe e antieroe.

6 – Qual è il personaggio che ama di più del suo romanzo e quello che proprio non sopporta?

Amo in maniera viscerale ogni mio personaggio.
Non c’è stato uno solo di loro con cui io non abbia legato in un’empatia tanto forte da comprendere ogni sua decisione, da soffrire assieme a lui nel dolore o gioire nella fortuna. Ma probabilmente il personaggio di Hiulo (quello privato di un occhio), pur sembrando uno dei personaggi meno importanti della storia, è tra quelli che mi ha stupito di più per il modo in cui si è legato a me nelle sue vicende.
E in effetti sto già lavorando ad un racconto breve riguardo appunto alla sua storia, che resterà comunque staccata dal filone principale delle Cronache.

7 - Cosa pensa del selfpublishing e della pubblicazione con una Casa Editrice?

Non avendo mai pubblicato con una casa editrice non posso fare un vero e proprio confronto, se ne parla molto in rete e di certo il selfpublishing richiede uno sforzo che va oltre la semplice stesura di una buona bozza.
Il lavoro di editing richiede tempo e molto spesso non è all’altezza delle aspettative; in quel caso bisogna rileggere e ricominciare, consapevoli che non sarà l’ultimo sforzo prima di un risultato soddisfacente. In ultimo c’è la distribuzione, la scelta dei canali giusti e il tentativo della visibilità.
Dalla parte opposta una Casa Editrice può curare molto del lavoro già citato, ma al prezzo di una minore libertà di scelte personali e stilistiche che in alcuni casi potrebbero, perché no, fare la differenza.

8 - Di che colore è il suo romanzo e se dovesse associarlo ad un odore, quale sarebbe?

Anche se spesso le atmosfere della mia narrazione non sembrano esserle, il colore del romanzo è senza dubbio il nero, proprio come la copertina.
Per l’odore ho qualche dubbio… probabilmente quello di un vecchio legno stagionato che nella storia troviamo nella forma dei principali mezzi di trasporto e di importanti oggetti magici.

9 - Quali emozioni prova mentre scrive?

Le stesse che provano i miei personaggi e che spero i lettori possano ritrovare.

10 – Chi è Alessandro Bugliazzini nella vita di tutti i giorni?

Un visionario perfettamente comune come molte persone che conosco, ma che tenta di rendere reali le sue visioni. Con una moglie in grado di comprenderlo e molte passioni, prime fra tutte la lettura, la scrittura e la comunità Linux.

11 – Perché i lettori dovrebbero leggere Le Cronache di Ràvanphis?

Come ho già detto non ho la pretesa di insegnare, soltanto quella di raccontare storie nella mia maniera. L’intenzione della mia scrittura è quella di far divertire chi legge, sorprenderlo, e magari farlo appassionare.

12 – Le chiedo di lasciarci con una citazione estrapolata dal suo romanzo che vuole leggano i lettori.

Farthan annuì esternando l'enorme soddisfazione di quel momento in un gesto simile ad un sorriso. «Spero con tutto me stesso che sia stata l'abilità a rendermi vittorioso, piuttosto che la fortuna.»
  

lunedì 11 aprile 2016

Il canto del sangue di Anthony Ryan Recensione

Buon lunedì cari lettori! Grazie alla Fanucci, che ringrazio per la gentilezza e la disponibilità, ho letto un romanzo meraviglioso! Molto lungo ma ben costruito, un Fantasy davvero incredibile. Sono stata trasportata in un mondo altro senza più avere la voglia di tornare! Di cosa sto parlando? De Il canto del sangue di Anthony Ryan. Per chi ama questo genere è imperdibile!



Titolo: Il canto del sangue
Autore: Anthony Ryan
Editore: Fanucci
Pagine: 761
Genere: Fantasy
Prezzo: 16,00
Uscita: Gennaio 2016

TRAMA


Pochi mesi dopo la morte della madre, l'undicenne Vaelin Al Sorna viene portato da suo padre alla Casa del Sesto Ordine, una confraternita di guerrieri devoti alla Fede, che diventerà la sua nuova famiglia. Sulle prime il ragazzo si sente tradito dal proprio genitore, ma la sua tempra forte lo aiuta ad affrontare l'addestramento severo e le terribili prove a cui tutti i membri dell'Ordine vengono sottoposti. Ma per Vaelin e i suoi fratelli, diventati temibili guerrieri, il futuro ha in serbo molte battaglie in un Regno dilaniato da dissidi e il cui sovrano nutre mire di espansione. E tra segreti e complotti, il giovane dovrà fare i conti con la sua voce interiore, un canto misterioso che lo guida, lo avverte del pericolo, lo rende immune alla fatica, sensibile alle voci della foresta. Il canto è un dono del Buio, può ardere o spegnersi, non proviene da nessuna parte e non può essere insegnato: solo occorre affinarne il controllo, esercitarlo, perfezionarlo. Il canto è Vaelin stesso, il suo bisogno, la sua caccia. E presto gli rivelerà che la verità può tagliare più a fondo di ogni spada.

fg
Il canto del sangue è un romanzo nato dal selfpublishing e poi pubblicato da una delle più autorevoli case editrici straniere. Una storia paragonata ai più grandi autori del fantasy internazionale che non tralascia elementi sicuramente non originali ma spicca per la strutturazione personale dell’intreccio e per lo stile dell’autore che rendono la lettura un vero e proprio viaggio in un’altra dimensione. 
La mole è più di 700 pagine che però non pesano né infastidiscono il procedere della conoscenza che fin dalle prime pagine ci presenta un mondo tipicamente epico e fantastico nel quale il personaggio principale è l’unica voce tuonante dell’intera trama. Una voce forte e minacciosa, un uomo, Valein chiamato in molti modi e conosciuto in tutto il Regno, rappresentante avvalorato e dignitoso di una storia che è capace di narrare di guerre, di sangue e di battaglie ma anche di una profondità e di una interiorità particolarmente malinconica non solo legata alla magia, ai sortilegi e alle maledizioni ma a qualcosa di più inabissato nell’animo umano e che ha a che vedere con i doni del Buio. 

Le prime pagine scorrono veloci e ci permettono di conoscere la vita di Vaelin che si racconta a Lord Verniers, cronista del Regno che lo accompagna in un viaggio verso un'isola dove lo attende un duello probabilmente mortale con un sfidante eccellente. Valein ha passato gli ultimi cinque anni imprigionato e adesso in cambio della sua libertà deve affrontare questa sfida perché prima di tutto lui è l’Uccisore della Speranza. 
La narrazione si suddivide in cinque parti anche se dal punto di vista del racconto degli eventi, è riscontrabile una prima sezione nella quale si assiste alla formazione di Vaelin e una seconda in cui tutta l’attenzione si concentra sulle infinite battaglie che il protagonista affronta insieme ai suoi compagni. 
L’Ordine ha molti fratelli, tutti diversi, tutti che trovano il proprio sentiero nella Fede. Non illuderti che l’Ordine sia pieno di uomini virtuosi, che passano ogni momento libero a prostrarsi per i defunti. Siamo soldati, ragazzo. La vita di un soldato è dura, breve nel piacere e lunga nel dolore. 
Vaelin, all’età di 11 anni e orfano di madre, viene affidato dal padre, Lo Stratega del Regno, al Sesto Ordine. Da questo momento in poi il bambino crescerà senza particolari affetti, superando prove e mistificazioni, subendo allenamenti e macchinazioni di ogni sorta pur di diventare il più grande guerriero del regno. Le prove sono estremamente difficili, molte addirittura mortali ed egli riesce sempre a superarle dimostrando una propensione innata alla lotta e un notevole senso di giustizia che lo rendono ben presto un vero e proprio leader per i suoi compagni, chiamati fratelli e per tutti coloro che incontrerà durante il suo lungo cammino. 
Vaelin è un personaggio che mi ha conquistato fin dalla prima parole che l’autore gli ha dedicato. E’ esattamente il genere di protagonista che apprezzo e per il quale il libro, ai miei occhi, diventa magico. La sua formazione è ardua e complicata, il suo eccellere sugli altri, il suo istinto, la sua capacità di uccidere nonostante egli non ami farlo, eppure sa che è necessario se vuole essere un guerriero degno del Sesto Ordine e difendere con tutte le armi a disposizione la Fede. Con questa parola non pensate a nulla di religioso perché non ci sono dei o figure da adorare alle quali fare riferimento, bensì il Sesto Ordine si appella al culto dei defunti e degli antenati allo stesso modo in cui gli ordini restanti si occupano a loro volta di guarigione, di spiriti, di apprendimento, di diffusione della fede e del contrasto di qualsiasi forma di eresia.  
Nonostante la voce principale sia quella di un unico personaggio, intorno ad esso si muovono una scia di figure interessanti e delineate magistralmente, a cominciare dai compagni di crescita e di combattimento del protagonista che mettono in evidenza la preparazione dell’autore e la sua naturale predisposizione al racconto. 
Ma la mia gente lo conosceva soltanto con un nome, ed era questo a risuonarmi di continuo nella testa la mattina che lo portarono ai moli: Uccisore di Speranza. Presto morirai e io sarò lì ad assistere. Uccisore di Speranza. 
La parte magica è presente ma in forma soffusa e poco delineata, molto spazio viene dato alla maturazione dell’eroe e in particolar modo a tutto ciò che è costretto ad affrontare. 
Anthony Ryan crea un mondo pieno di pericoli, di rischi e di sfumature tutte da osservare e da prendere con sé. Un velo malinconico abbraccia l’essenza di Vaelin e lo rende un guerriero diverso, umano ma anche segnato da qualcosa fin dal principio. Qualcosa di poco chiaro e di oscuro che lentamente trova conferma anche nella volontà di alcuni esponenti di un segreto Settimo Ordine, di volerlo morto. Tra fughe, attacchi, sangue e scontri, il suo destino si compirà, destino uguale nella lotta come nell’amore.  
La donna più bella che avesse mai visto, inondata di luce lunare. Era uno spettacolo davvero affascinante che desiderò con tutte le sue forze di non rivedere mai più. 
Un destino attraversato da un canto, una melodia, una voce interiore che Vaelin si accorge di sentire dentro di sé e che lo avverte dei pericoli e gli permette di scoprire chi sta mentendo. Un istinto primordiale che conserva nella sua anima e che lo rende un combattente invincibile. Qualcosa che non si può insegnare né ottenere con la magia o inventare, è legato alla parte oscura, al Buio, e non può essere combattuto ma soltanto controllato. E’ come energia naturale, come una fiamma che brucia intrepida ma che può anche spegnersi. Evocativo ed emozionante come l’intero libro, capace di far tremare e di regalare brividi per intensità e coinvolgimento. La sua figura è possente e tratteggiata in modo perfetto, senza alcuna sbavatura.  
Le pagine sembrano ammaliarti, condurti in luoghi nei quali resti imprigionato tale è la voglia di conoscere cosa accadrà.  
Il canto del sangue è un romanzo che sicuramente parte da una base non originale, riferendosi costantemente alle storie e ai personaggi di altrettanti romanzi universalmente riconosciuti eccellenti, ma la sua particolarità consiste nel non farti sentire minimamente l’ipotetica banalità che potresti tranquillamente riscontrare in una situazione simile. 
http://orkawolf.deviantart.com/art/Mystery-270549705

E questo credo dipenda esclusivamente dalla bravura dell’autore di riuscire a mescolare tutto gli elementi e ad incastrarli perfettamente creando un universo simile ma profondamente a sé rispetto a tutto il resto. Come dire… Il fatto che ci siano chiari riferimenti ad autori maestri di questo genere permette al lettore amante di queste storie di avvicinarsi ad un romanzo come questo ma sicuramente è solo il primo passo verso un mondo percepito in modo sostanzialmente differente e unico. 
Anthony Ryan riesce a creare personaggi a tratti commoventi, altri estremi e crudi dove l’inganno, i sotterfugi, le battaglie, le incriminazioni e la morte sono all’ordine del giorno ma vengono vissuti con l’ansia e la suspense necessaria affinché tutto appaia come qualcosa di assolutamente nuovo e per questo altamente godibile. 
Il ritmo imposto è ricco di pathos e di coinvolgimento, intenso e capace di convincerti a non smettere di leggere.  
Un altro elemento che ho apprezzato molto sono stati i nomi, lo stesso Vaelin è qualcosa di fortemente evocativo che si annoda bene ad un intreccio nostalgico e basato su una qualità intrinseca e magica come può essere quella di un canto, di un dono, di un richiamo lontano che ti scorre nelle vene. Il modo di raccontare di Ryan non appesantisce la lettura, non ti annoia perché non si perde in inutili descrizioni pur fornendoti tutti gli elementi necessari affinché, pagina dopo pagina, tu possa avvertire che non ti manchi nulla. 
Qualcosa mi è mancato però, quando sono arrivata all’ultima pagina. Nonostante l’autore sia riuscito a fornire un finale perfettamente adattabile alle vicende raccontate fino a quel momento, la storia di Vaelin non è ancora finita ed è proprio in quel preciso istante in cui me ne sono resa conto, che quella malinconia che avevo avvertito per tutto il romanzo ha trovato una ragione: anche io ho sentito quel canto che da Vaelin è arrivato fino a me, per restarci.