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martedì 5 aprile 2016

Ismail e il grande coccodrillo del mare di Costanza Savini Recensione

Buonasera cari lettori! Vi segnalo la recensione di un racconto di Costanza Savini, Ismail e il grande coccodrillo del maremolto interessante. Un'autrice con uno stile delicato e magico che attraverso un racconto metaforico ed incantato ci porta, come sempre nei suoi scritti, a riflettere su noi stessi e sulla nostra vita.



Titolo: Ismail e il grande coccodrillo del mare
Autore: Costanza Savini
Editore: Euno
Pagine: 72
Genere: Romanzo
Prezzo: 7,00
Uscita: Gennaio 2016

TRAMA


Un racconto ricco di suggestioni. Dove c'è un pettine d'argento con effetti taumaturgici per chi lo usa, una Grande Casa del Circo cangiante e variopinta, una bambina nei flutti del mare che ritorna ogni notte, in punta di piedi, nei sogni di chi non ha fatto in tempo a salvarla. Una favola magica con un excursus avventuroso e un ritorno alle origini. Quasi un messaggio di recupero delle terre di partenza in senso geografico e spirituale. Ma, allora, Ismail è vittima o eroe di un destino ineluttabile? Ancora una volta la contraddizione conduce il lettore per mano alla ricerca della verità.

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Ismail e il grande coccodrillo del mare è un racconto che delizia il lettore di qualsiasi età, capace di raccontare con leggiadria e profondità, di verità ed inquietudini, di ombre e ferite del nostro tempo senza mai perdere la speranza. 
Ismail è il protagonista, un profugo, un bambino qualunque che parte dalla propria terra di cui non si conosce l’identità per raggiungere l’Italia e avere un futuro. 
Cosa vi fa pensare? A tutto quello che ci sta accadendo intorno, non è così? Ebbene l’autrice non esplicita le origini del bambino perché esso funga da simbolo, da emblema, da soggetto/oggetto di una rappresentazione che non è solo realistica ma anche metaforica. 
E la magia è solo uno dei modi di vedere le cose.
Ismail è un essere umano che scappa dalla guerra, dalla fame, rappresentazione di un mondo che rifiuta e che calpesta il diverso. Rappresenta il viaggio, è esso stesso il viaggio, la via di fuga, lo spostamento, la ricerca costante di una sistemazione che abbia il sapore della pace e dell’equilibrio. 
Durante il suo percorso lungo e difficile, incontrerà gente di ogni razza, esseri umani e appena fantastici, strane situazioni, incredibili rivelazioni, che lo porteranno a toccare con mano la bontà e la malvagità di questo nostro universo. 
Ismail è uno straniero in mezzo agli stranieri, una creatura sconosciuta che può rappresentare chiunque, nel cui nome si racchiude l’eco musulmano e biblico come se queste due entità incantatrici fossero inseparabili ed equamente presenti e pertanto trasmissibili. 
Il traffico di esseri umani, i soldi, la politica, la corruzione, gli scambi e le vergogne che sottintendono questo sistema di vendita umana sono al centro della vicenda insieme alla solidarietà e alla certezza che non si è soli, anche se bisogna essere pronti a difendersi dall’altro. 
Oggi il senso della vita è affidato a SENTIRE la vita che siamo. E che se non la sentiamo tutta e per davvero, allora il nostro senso va perduto.
L’autrice narra con morbidezza una storia che è comune a molte persone, che conosciamo per sentito dire forse, ma che ha bisogno di essere ancora e ancora raccontata. Il suo stile è a tratti magico, altri perfettamente in linea con la drammaticità degli eventi e di quella vita, unica ed insostituibile che riguarda Ismail e la sua metaforica avventura. 
Ismail viaggia su un barcone e su un camion, durante il tragitto incontrerà chiunque e da ognuno di esso trarrà qualcosa che diventerà specchio di un ulteriore riflessione verso cui l’autrice intende indirizzarci. Personaggi emblematici si mescolano a fattori di rilevante importanza come la guerra, il traffico umano e soprattutto l’amore per la propria terra che non può tramontare mai. Nonostante Ismail come tanti suoi compagni, viaggi abbandonando la sua patria, ciò non vuole dire che la odi o che possa mai dimenticarla. Il senso di legame che unisce l’uomo alla sua terra è estremamente forte ed insindacabile. 
Ho avuto modo di leggere altro di Costanza Savini e posso ancora una volta confermare che le sue parole hanno un grande potere: quello di accarezzare e di penetrare nell’animo di chi legge, permettendogli di vedere oltre l’orizzonte davanti al quale siamo soliti fermarci. Ella è consapevole della potenza del racconto e delle singole frasi, del loro valore curativo così come è insito nell’arte a favore del nostro spirito e del nostro corpo. Ogni suo scritto è un viaggio meraviglioso all’insegna della scoperta e soprattutto del rispetto per se stessi e per tutto ciò che ci circonda. 
La tua Patria è dove è il tuo bene.
Ismail e il grande coccodrillo del mare nasconde significati profondi e intensamente fruibili, che parlano di ciò che ognuno di noi ha dentro, nel bene e nel male. Lo stesso coccodrillo rappresenta la parte inquieta ed oscura dell’animo di Ismail come di ciascuno di noi ma al contempo incarna anche la ferocia del mondo, di quel marcio imprevedibile ed incostante che può mettere in serio pericolo la nostra vita. 
Un racconto breve ma che consiglio a tutti, senza differenze di sorta, di età o di preferenze letterarie. E’ una storia tutto sommato semplice che però si dipana in modo interessante fino a cogliere le radici spirituali ed umane intrappolate dentro di noi. E’ come una sorta di risveglio dell’anima che ascolta le parole come una nenia che viene dal mare e che nel mare resta. Un pretesto che vede come protagonista un diverso ma che in realtà parla di ciascuno di noi con l’intento di metterci alla prova e di misurarci nei confronti di ciò che siamo diventati e ciò che possiamo ancora essere, alla luce di una visione che parte da quella di un bambino per diventare non solo quella di un adulto ma quella di tutti.

mercoledì 24 febbraio 2016

Nuova uscita: Ismail e il grande coccodrillo del mare di Costanza Savini, in libreria dal 7 Marzo!

Buon pomeriggio! Il secondo post di oggi è dedicato ad una segnalazione di un libro molto interessante di Costanza Savini intitolato Ismael e il coccodrillo del mare, edito da Euno Edizioni. Un storia molto simile ad una fiaba dove si mescolano nuove scoperte e ricerche spirituali per raggiungere la vera essenza dentro ciascuno di noi. In libreria dal 7 marzo!




Costanza Savini
  
“Ismail e il grande coccodrillo del mare” 
  
Euno Edizioni 
  
Prefazione di Ruggero Sintoni – Postfazione Giovanni Discolo

IV copertina di Gianfranco Di Nino 

  
Pagine 72 - Prezzo 7 euro - Disponibile anche in ebook 
  
In libreria dal 7 marzo 

  
Un racconto ricco di suggestioni. Dove c’è un pettine d’argento con effetti taumaturgici per chi lo usa, una Grande Casa del Circo cangiante e variopinta, una bambina nei flutti del mare che ritorna ogni notte, in punta di piedi, nei sogni di chi non ha fatto in tempo a salvarla. Una favola magica con un excursus avventuroso e un ritorno alle origini. Quasi un messaggio di recupero delle terre di partenza in senso geografico e spirituale. Ma, allora, Ismail è vittima o eroe di un destino ineluttabile? Ancora una volta la contraddizione conduce il lettore per mano alla ricerca della verità. Quando ci troviamo di fronte a un racconto con protagonista un ragazzo ci viene da pensare che i destinatari siano per l’appunto i ragazzi o gli insegnanti e gli operatori dell’infanzia. Non è così quasi mai. Non lo è proprio per Ismail e il grande coccodrillo del mare, perché se da una parte può entusiasmare i più giovani per il suo contenuto avventuristico “alla Salgari”, agli adulti fa davvero bene. Ce n’è bisogno. Ismail non è un eroe nel senso più etimologico del termine; quel che fa gli costa anche fatiche immense: è solo uno di uno di quei tantissimi ragazzi del continente “al di là del Mediterraneo” che come lui sono solo uomini del nostro tempo. I suoi antagonisti non sono degli anti-eroi fiabeschi, ma alcuni dei tanti, troppi, malvagi sempre del nostro tempo. Non ci sono “aiutanti magici” in questo bel racconto, ma solo tante umanità, spesso anch’esse ferite nel proprio natale..., qualcuno si è anche reiventato un altro nuovo Natale. È un testo scritto e pensato per tutti, ma in particolare per ragazzi e adulti di ogni Nord, in particolare quelli dei paesi che si affacciano al nostro Mediterraneo e del Vecchio Continente, con la sapienza e la piacevolezza narrativa della scrittrice che ha tenuto aperti gli occhi, le orecchie, il cuore e la fantasia alle umane vicende di chi ci sta intorno. 
  
Costanza Savini  vive a Bologna, dopo la laurea in Giurisprudenza inizia a occuparsi di realismo magico, storia e sociologia delle religioni. Nelle sue opere emerge una particolare attenzione e sensibilità per i temi sociali che vanno dall’emarginazione al potere curativo della parola, indagati sempre in una prospettiva metafisica dell’uomo e della natura. Collabora con riviste internazionali sul tema dell’integrazione multiculturale. Tra le sue pubblicazioni: Sette Storie per l’Anima. Parole come Rimedi (Il Ciliegio, 2015), Morte nei boschi (scritto con Giorgio Celli, Mursia 2011), Il sesso dell’Angelo. Racconti al femminile (Mursia, 2011). Nel 2007 è stata finalista al Premio Carver con Il lago in soffitta (Mursia, 2007). www.costanzasavini.it 

Giovanni Discolo, esperto in Mediazione Culturale e Cooperazione Euromediterranea, educatore in servizio presso il CARA di Mineo (Enna).
  
Gianfranco Di Nino, (IV di copertina), professore ordinario di Anestesiologia e Rianimazione e direttore del Dipartimento Universitario di Scienze Chiururgiche e Anestesiologiche dell’Università degli Studi di Bologna. 
  


mercoledì 22 luglio 2015

Sette storie per l'anima di Costanza Savini Recensione

Buon mercoledì cari lettori! Questa sarà una settimana ricca di recensioni! Oggi vi propongo il libro di Costanza Savini, intitolato Sette storie per l’anima, nel quale è il potere curativo della parola ad essere il nucleo centrale del testo che si posiziona in un contesto argomentativo molto vicino alla spiritualità e al benessere. La parola come rimedio accompagnata da una serie di esercizi che l’autrice consiglia, avvalorati da storie a metà tra la metafora e la realtà per rendere più comprensibile l’importanza della comunicazione e dei nostri sensi.


Ditemi cosa ne pensate!



Titolo: Sette storie per l'anima
Autore: Costanza Savini
Editore: Il Ciliegio
Pagine: 144
Genere: Benessere/Spiritualità
Prezzo: € 14,00
Ebook: € 6,49
Uscita: 2014

 Trama

Ogni giorno che passa aumenta la consapevolezza che l'essere umano è un insieme inscindibile di corpo e mente: non basta, cioè, curare il corpo o pezzi del corpo per costruire una cura di sè. Nè basta dedicarsi solo alla mente. Il corpo e il cervello comunicano fra loro e si influenzano reciprocamente, nella salute come nella malattia. Ciò che li unisce e fa da ponte tra loro è il linguaggio. Che nasce dall'anima, come sapevano bene i mistici e i saggi dell'antichità. In Sette storie per l'anima Costanza Savini propone un percorso terapeutico fatto di storie e di esercizi. Che curano. Lo strumento dell'autrice è la parola, di cui  riscopre l'intima magia e il profondo significato simbolico. Ogni manifestazione della vita spirituale dell’uomo si può intendere come linguaggio, affermava Walter Benjamin: "La parola, se ben studiata è qualcosa che ci mette in contatto con noi stessi. E ci cura".  Scrive Costanza Savini: "Questo dimostra la forza di certi racconti che non è spiegabile con la ragione. Si tratta di una specie di magia che si irradia in chi legge e in chi si lascia pervadere da narrazioni capaci di curare attraverso il linguaggio".  E le Sette storie per l'anima di  Costanza Savini ne sono un esempio concreto. È attualmente in corso la traduzione in lingua inglese per internazionalizzare l'opera, che verrà destinata un pubblico di professionisti medici che lavorano nell'ambito della Terapia Intensiva e della Terapia del Dolore. Il volume sarà divulgato in otto paesi europei.

Costanza Savini è nata a Bologna, anche se di origine del Lago di Garda, ha cominciato a occuparsi di realismo magico e di storia delle religioni sin da giovanissima. Multiforme nella sua formazione, terminati gli studi giuridici all'Università di Bologna, entra nel counseling umanistico relazionale applicato sia all'analisi che alla pratica Bioenergetica e alla disciplina cinese del Qi Gong di matrice taoista. Nelle sue opere emerge sempre un'attenzione particolare per i temi sociali che vanno dall'emarginazione al potere curativo della "parola", indagati in una prospettiva metafisica dell'uomo e della natura. Che siano opere di narrativa e di teatro o favole e racconti per ragazzi, la sua ricerca è orientata verso ambiti che collegano tra loro i diversi livelli della realtà e le differenti dimensioni dell'uomo. Per Costanza Savini il narrare è così un medium che porta ai confini dell'inconoscibile. Un canale aperto attraverso il quale sollevare e mettere a nudo "la pelle delle cose".




Sette storie per l’anima è un compendio di esercizi spirituali e riflessioni mentali raccolte in poche pagine ma di particolare valore. La prima accezione rivolta alle parole contenute in questo libro è il termine “rimedio” che vale a dire una visione intrinseca della parola come fonte di benessere e di raggiungimento di uno scopo di miglioramento attraverso un processo di cura. 


L’opera si concentra principalmente sul concetto di spiritualità e di benessere perché nonostante le cure consigliate partano dal corpo e si riversino inevitabilmente sulle sensazioni e sulle emozioni dell’individuo, è alla mente che essere mirano, puntando ad alleggerire il nostro cervello e renderlo pacificamente tranquillo, pronto ad affrontare le infinite difficoltà della vita.

La struttura del libro è molto semplice ed intuibile. Chi si avventura in questo processo di cambiamento e di crescita personale e spirituale dovrà leggere una storia per ogni giorno della settimana, nella quale, sia moralmente che metaforicamente, sarà possibile ravvisare importanti ragguagli su come affrontare al meglio le “malattie” della nostra anima. Oltre alle storie, sono altresì importanti gli esercizi molto semplici e facilmente realizzabili, con i quali l’autrice ci prende dolcemente per mano, mostrandoci con disinvoltura e una sottintesa pazienza, il sentiero da percorrere, con calma e lentezza, senza scossoni o stravolgimenti, conquistando silenziosamente la nostra fiducia.

Il concetto principale sul quale si basa l’intero costrutto testuale è la forza curativa della parola. Una frase o un semplice termine apparentemente innocuo o usuale può contenere un’energia talmente forte e vibrante da poter condizionare la presa di coscienza dell’individuo e permettergli di affrontare le proprie malattie. La parola può avere una sua potenza e riverbero sostanzialmente pregnante che va oltre il mero significato ma riguarda l’energia prodotta dal suo suono e dalla consistenza delle lettere evocate per pronunciarla. 
Nell’induismo ai malati viene raccontata una storia o pronunciata una frase che si pensa abbia un potere guaritore al fine di permettere alla persona di incorporarne il potere energetico e rifletterlo sulla propria debilitazione. In altre parole chiunque narri non fa altro che trasformare l’energia intima contenuta nella parola ed ecco perché ciascun narratore è senza dubbio anche un guaritore. Quando pronunciamo qualcosa al fine di percepirne a pieno la sua rilevanza spirituale e vibrazionale è necessario riflettere sull’intensità e l’intento che adoperiamo affinchè possa giungere in un determinato modo dall’altra parte. Siamo noi, la nostra intenzione a dare potere alla parola.

L’autrice proprio a questo proposito suggerisce una serie di esercizi fisici al fine di rendere più vere le parole che pronunciamo. E’ necessario cercare di infondere a ciò che diciamo realmente ciò che sentiamo in quel momento e possiamo farlo solo trasformando il nostro corpo in essenziale energia e forza comunicativa al fine di non rendere vano ciò che stiamo cercando di trasmettere in quell’istante.

“Attraverso l’emissione di questi tre suoni, ripetendo l’esercizio con una certa regolarità, creiamo in noi l’abitudine di infondere energia alle nostre parole e di trasmettere la vibrazione del nostro corpo a quello che diciamo, in modo che le nostre parole, nel bene o nel male, siano comunque più vere, più autentiche e più in linea con quello che realmente sentiamo dentro di noi. Altrimenti che senso ha parlare?”

Ma da dove nasce la parola se non dal silenzio? Dunque, è importante anche calibrare le pause che intercorrono tra un discorso e l’altro, perché è grazie a questo apparente vuoto di pensiero che ciò che stiamo dicendo può rinvigorire la sua forza e la sua intensità.

In ogni zona del nostro corpo si concentra un tipo di emozione e gli esercizi come le riflessioni verso le quali il testo ci indirizza ci permettono di comprendere molto di più dei meccanismi fisici e mentali che governano il nostro corpo e la nostra mente. Per esempio, la rabbia ed il coraggio hanno origine dalla medesima manifestazione di aggressività ed entrambe le emozioni sono emblema di un andare verso qualcosa per combatterlo o per esserne annientati. Ma il nucleo focale dell’intero testo è quello di arrivare ad una trasformazione di tutte le nostre energie, derivanti sia da esperienze positive che negative, al fine di rendere le nostre qualità mentali, spirituali e fisiche un atto di forza e non di sconfitta.

Lo stile di Costanza Savini è pulito ed estremamente comprensibile. Leggere le sue storie, gli esercizi, i suoi consigli dettati con dolcezza ma essenziale chiarezza rendono alcuni passi fiabeschi, intinti di un’incantevole magia tale da rendere ogni racconto un meraviglioso spaccato metaforico sul mondo che dovremmo guardare e dal quale cogliere più sensazioni ed impressioni possibili. Un pizzico di poeticità che non guasta e uno sguardo misurato e coscienzioso che permea le parole donandogli inevitabilmente proprio quella forza di cui si parla.

Tutte le zone del corpo sono prese in esame e di ciascuna di esse viene rivelata una proprietà mettendo in evidenza come sia il cuore che gli occhi siano due aspetti fondamentali attraverso cui cogliere la sostanza delle cose e incorporarne la forza e l’energia al nostro interno. Il cuore è il centro delle nostre emozioni, e se esso è agitato ci impedisce di percepire a pieno ciò che ci circonda, ci impedisce di sentire tutto ciò di cui abbiamo bisogno. E come riusciamo a sentire? Sentiamo attraverso il sangue. Qualsiasi percezione o sensazioni passa, scivolando nelle nostre vene dove, secondo il pensiero antico cinese, si conservano gli spiriti. L’intensità della loro presenza in una persona è ravvisabile attraverso la lucentezza degli occhi. Attraverso il cuore e quindi l’amore che un individuo dona, egli sarà immortale perché proprio nel suo sangue, inconsapevolmente, egli ha dato ospitalità agli Dei.

Il cuore è l’aggancio alla vita, la sospensione a cavallo della morte… Esso è “ la Porta dei Sensi che apre il Palazzo dei Misteri”.

“Romolo non darti pena, la tua anima non è malata: sei chiamato a mostrare il tuo cuore. Ciò che la gente crede essere la tua follia, non è che il saper ascoltare la voce delle cose.”

La volontà del cuore si esprime attraverso gli occhi, che a loro volta assorbono l’energia vitale delle cose lasciando nella nostra pupilla uno scintillio di intelligenza, di limpidezza.
Sette storie per l’anima è un piccolo viaggio carico di metafore, di racconti narrati nella morbidezza di una coscienza limpida e trasognata, a metà tra il sogno e la realtà, nella quale a chi legge viene donata la possibilità di comprendere, di riflettere, di provare su se stesso l’importanza della comunicazione. La maggior parte dei mali dell’uomo forse provengono dalla sua impossibilità di dire ciò che sente, l’ostacolo all’espressione del suo mondo interiore, la prigione del silenzio quando non è pensiero pieno ma trattenuto, figlio dell’incapacità di guardarsi dentro.

Costanza Savini ci fornisce un percorso carico di suggerimenti, pause, destini e storie che sembrano leggende, nelle quali emerge sempre e comunque un’unica certezza salvifica e rigenerante: la parola, espressione del mondo, ci salverà dal mondo, perché imparare a dire ciò che è indicibile ci rende parte anche dell’impossibile.

“Ciò che vale la pena di essere raccontato è proprio quello che per noi è quasi impossibile esprimere.”