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lunedì 15 settembre 2014

Il demone sterminatore di Vincent Spasaro Recensione

Buonasera cari lettori, oggi sono molto felice di poter postare la recensione di un libro veramente bello, Il demone sterminatore di Vincent Spasaro, che mi è piaciuto molto. 
E'stato difficile recensirlo e sapete perchè? Avevo paura di non riuscire ad esprimere a pieno tutto il mio pensiero e le emozioni che la lettura mi ha trasmesso. 
Mi capita raramente una cosa simile, di solito sono in grado di esprimere attraverso le parole le mie impressioni ma questa volta, mi sono sentita talmente coinvolta dal libro, dallo stile dell'autore e dalla storia, che ho avuto paura. 
Paura di non riuscire a dare a questo testo ciò che merita. 

Non dico altro, lascio a voi la recensione!






Titolo: Il demone sterminatore
Autore: Vincent Spasaro
Editore: Anordest
Pubblicazione: 2013
Genere: DarkFantasy
Pagine: 684
Prezzo: 15,90



❀ Trama ❀


Il demone sterminatore è un affresco epico dove nulla è ciò che sembra e il bene e il male non sono sempre entità distinte. Quando tre stranieri, stanchi dopo lungo vagare, giungono ai confini di un oscuro avamposto di frontiera dimenticato dalle mappe, non comprendono dove siano finiti né cosa li attenda. Sono 'cacciatori' lanciati all'inseguimento di colui che ha commesso il peggior crimine immaginabile, convinti di essere vicini alla meta, ma la loro "preda" pare averli giocati spingendoli su di un immenso fiume nebbioso che si sussurra non aver fondo e rigurgita di mostri. E già altri "cacciatori" varcano le porte, disposti a passare sul corpo dei loro stessi compagni pur di riportare a casa la testa dello sterminatore e tenere solo per sé la gloria. Più si avanza nel cuore del fiume senza rive, più le certezze vacillano e la speranza si fa fioca: il demone sterminatore potrebbe essere ovunque, nascosto nei recessi del fiume selvaggio o seduto al fuoco da campo dei viandanti, e gli abitanti del fiume senza rive non cedono facilmente il passo agli stranieri. In un mondo fatto di tranelli, un pugno di temerari combatte contro una natura primordiale e contro i propri demoni, convinti di poter fronteggiare il nemico e uscirne vincitori. E lo sterminatore attende.



❀ Recensione ❀


“Se qualcuno avesse avuto paura di Dio, noi due non saremmo qui a distruggere un mondo.” 

Ci siamo. 

Il viaggio inizia. 

La nostra meta è il fiume senza rive, dove ogni personaggio di questo romanzo giunge e nel quale, nel bene e nel male, confluisce tutte le sue speranze. 

Dove c’è il fiume non c’è mai sole. Non ci sono raggi che scaldano, né si vedono stelle perché il cielo è sempre coperto, grigio, carico di sventure preannunciate e non bastano le scie luminose dei draghi di fuoco mattutini ad alleviare il senso perpetuo di terrore e di sospensione. 
Gli abitanti del luogo sono pescatori silenziosi e scontrosi, che si cibano di serpenti di fiume e sono costretti a sopravvivere combattendo contro le creature mostruose che si nascondono nelle acque scure e funeste. 
Le descrizioni del fiume da parte dell’autore sono agghiaccianti, melmose, corpulente, pesanti e devastanti tanto quanto l’apparente consistenza di queste acque che diventano un antro di morte immobile, statico, che corrode senza muoversi e uccide risalendo direttamente dalle viscere infernali. 
Lo stile narrativo richiama felicemente echi lovecraftiani. Il modo sottile e spaventoso con cui le scene sono descritte, anche quelle più terribili, come fossero la cosa più naturale del mondo. L’agio e la maestria con cui l’autore si muove in questo mondo fantastico, dominato da un fiume nel quale tutto diventa possibile e pericoloso. I capitoli sono brevi ed intensi e non ti lasciano il tempo di stancarti, i titoli richiamano i canti dell’Odissea e preannunciano eventi affascinanti e terribili, rendendo questo romanzo un’opera d’impatto, carica di echi lontani, torbidi e paurosi così come le creature che lo popolano.

Leggendario come un romanzo epico, cattivo, malsano come le acque sporche in cui anche le ultime speranze affogano: Dio è morto
Qualcuno lo ha ucciso e con esso il Paradiso è caduto come un castello di cristallo le cui schegge hanno ferito e dilaniato persino gli angeli. 

“E la pioggia nera si tinse di rosso. Piovve sangue per giorni, così che era tutta una puzza di bestie morte e pareva di trovarsi in un immenso mattatoio. E un silenzio innaturale gravò sui luoghi, aleggiando come un fantasma e spingendoci alla disperazione. La pioggia insanguinata e le piume…Perché caddero piume bianche? Gli angeli. Qualcuno aveva massacrato gli angeli.” 

Il demone sterminatore ha assassinato l’Unico Dio di tutti i mondi e sul fiume giungono cacciatori da ogni dove per trovarlo ed ucciderlo. Conosceremo Lluach l’alto prete di Cittagrigia, il luogo di culto per eccellenza. Poi Iwah il pescatore, che in cerca di risposte sulla scomparsa del fratello Isa, si accompagnerà in questo viaggio ad uno strano essere incappucciato che si fa chiamare l’esule. Ancora incontreremo ombre e creature apparentemente umane ma forse il viaggio più affascinante lo compirà il centauro Onnau, sapiente ed intelligente, che accompagnandosi a due ragazze del fiume, compirà innumerevoli peripezie e la sua vita verrà messa costantemente a rischio. 

Meravigliosa è la descrizione del villaggio di statue di pietra che si ergono dritte nelle acque della palude e che fanno della loro immobilità l’elemento più inquietante ed insidioso per gli stranieri. Oscure le scene in cui gli abitanti banchettano carne di animali putrefatti, figli del fetore e del fango del fiume. Reale quel banchetto maledetto, carico di odori e sapori violenti e primitivi. Ribrezzo per queste scene fin troppo vive e presenti che non lasciano alcun dubbio riguardo al mattatoio di follia e disumanità alla quale Onnau e le sue compagne assistono increduli. 

“Di fronte ai tre si andava svolgendo il più impressionante banchetto cui avessero mai assistito. Ormai la notte era un susseguirsi di scrosci d’acqua e rumori di mascelle. Pezzi di animale, ossa spolpate e rami spezzati nella frenesia galleggiavano dappertutto, e un odore di sporcizia e mattatoio sovrastava ormai quello familiare della palude.” 

Il clima della storia è plumbeo, opprimente, dello stesso colore del cielo, pesante di nubi e del fiume, malato di odio e malvagità. I personaggi si muovono come se fossero già condannati, attraverso una realtà priva di speranza in cui il freddo e la paura, i suoni sinistri e spregevoli delle creature divoratrici di sogni e d’intenti, controllano un mondo in cui l’inquietudine diventa parte del tuo stesso sangue. 
Molti sono i passi del romanzo carichi di echi di antichi poemi e di vecchie storie in netto contrasto con intere pagine in cui lo stile diventa impressionante, irriverente e crudele. Alcuni personaggi sono intensi, vivi, espressioni di forza e furore, capaci di incarnare perfettamente antichi e primordiali valori. Altri invece sono infidi e perversi, addirittura indifferenti. Molti sono simili alle bestie che vivono nelle acque torbide, selvaggi e malati come animali non addomesticabili, senza civiltà né un briciolo di umanità. 
La potenza terrificante di questi luoghi malsani diventa un connubio di grandezza e spavento. Questa indicibile visione avvicina pericolosamente l’autore allo stile di Lovecraft, soprattutto nella capacità di rappresentare una Natura tanto insidiosa quanto personificata, come se avesse una vita propria. L’anima dell’oscurità si racchiude nel fiume e nelle montagne che lo sovrastano, con radici vive e rami viscidi che si risvegliano al passaggio di corpi umani. 

Il romanzo è immenso, intenso nella morsa del fiume che non conosce rive, che soffoca di nubi grigie e di speranze infrante i cuori di coloro che sono alla ricerca dell’unico grande Male. La verità che lentamente viene a galla è agghiacciante ma anche maledettamente affascinante. A volte sembra di assistere a vere e proprie scene di un film mentre raccontano di creature inimmaginabili, di mostri figli di quel mondo maledetto dove non brilla mai il sole. 
Un mondo sconvolgente che sembra vivere ripiegato su se stesso, dove gli uomini non sono altro che pescatori e vivono all’oscuro di un terribile segreto che riguarda le loro stesse esistenze, ingabbiate su quel fiume che è un inferno fatto di sangue nero e morte. La lettura è incalzata da un ritmo sostenuto e mai banale. 
Per un fantasy è difficile dirlo, ma questa storia è carica di intensità e frenesia. Non a caso è impossibile inserirla in un genere narrativo definitivo. Ciò che leggiamo, se da un lato ci risulta inconcepibile per la crudezza e smania di disumanità che pervade gran parte delle scene riguardanti il fiume, dall’altro ci immobilizza per la sua potenza e poeticità. La mente dell’autore travalica qualsiasi limite umano per condurci nei meandri inesplorati dove la voglia di sopravvivenza diventa l’ultimo baluardo di una fragile speranza. Non ci può essere perdono né salvezza in un mondo in cui è la devastazione ad essere il canto solitario che attraversa i boschi e le radure oltre il fiume, nascondendo ancora gli ultimi segreti, quelli del Viandante, chiamato da tutti Demone o ancora Essere venuto dagli abissi, colui che fugge incontrastato ma non più solo. C’è solo vendetta per colui che ha ucciso Dio, una malefica voglia di denigrare e di massacrare tutti quelli che lo hanno aiutato o che semplicemente non si sono opposti al suo passaggio. 
Ed è così che la nostra pelle sentirà il freddo e la paura della morte e della violenza senza scopo alcuno, quando leggeremo del massacro gratuito che i soldati e i nobili del Signore di Isola Grande compiranno in nome di Dio e del prete Lluach, a cui hanno promesso eterna devozione e aiuto. 

Il demone sterminatore è mille aggettivi insieme e forse, onestamente, nessuno. 
Perché molto spesso mi sono ritrovata a bocca aperta e con il petto pesante in cerca di una parola, una sola, misera e silenziosa, capace di dirmi, di dirvi cosa il mio cuore stesse provando. 
Ma è difficile contenere tutte le emozioni che provoca perché esse fuoriescono dal bordo fragile dell’anima. Durante la lettura sono spesso tornata indietro, a rileggere alcuni passi descritti in modo maestoso e da brivido. Ho riletto perché non potevo credere a ciò che sentivo, vedevo e immaginavo. Alberi che mangiano bambini, canzoni che annunciano la morte, animali morti inchiodati ai tronchi, tutto sembra raccontare dell’esistenza di un Male senza radici e come tale impossibile da estirpare. 

Fascinoso e tragico come solo il male più grande sa essere, il demone viaggia indisturbato attraverso le antiche terre, fomentando la leggenda che racconta di lui come di colui che mangia le anime e che cammina per i mondi, la belva che non vorresti mai incontrare e di cui solo il vento conosce il vero nome. 

“La voce dell’esule era ghiacciata, odorava di nebbie e molto più al largo. Ricordava ad Iwah quelle desolazioni del fiume dove la vita stentava a giungere.” 

La storia si complica e lo spettro del demone si fa sempre più vicino fino a sfiorare impercettibilmente le vite di coloro che lo cercano. 
Un’ombra tra le ombre, un fantasma, un’anima dannata, irriconoscibile eppure vagante tra gli uomini e le donne in cerca di una salvezza in un mondo che tenta ancora di pregare un Dio ormai morto. Ma la sua presenza scorre inafferrabile, uccide silenziosamente e gode di un rispetto insindacabile, lo stesso rispetto che incute tutto ciò che ha un estremo potere oltre la vita e dentro la morte. 

“Da dentro la pozza nera qualcosa lo guardava con curiosità famelica, occhi nascosti ne sezionavano la pelle come lame di coltello. Prese a tremare, e le gambe minacciarono di non sorreggerlo più. L’incappucciato mosse un passo avanti, alzando la mano sinistra e facendogli cenno di avanzare. Era derisione in quel gesto così plateale, e nello stesso tempo una minaccia terribile, a tal punto da far preferire la morte immediata alla promessa che vi gravava dentro. Onnau sentì su di se occhi alieni, appetiti spaventosi. Sentì tutto questo e perse ogni razionalità: non comprese.” 

Questa è una delle scene che ho amato di più per la capacità di dire ciò che non può essere detto, per suggerire sottilmente cosa sia la vera paura e il vero timore per qualcosa di così grande ed immenso da non poter essere compreso. 

La morte diventa l’unica vera protagonista quando popoli cominciano a sterminare altri popoli, seppur innocenti, in nome di una vendetta che diventa espressione della loro insaziabile follia. Vincent Spasaro crea un mondo che vive su di un fiume dimenticato nel quale è la blasfemia ad incutere maggiore perplessità. Un mondo che sembra non avere vitalità, speranza, quasi fosse una pallida e vuota imitazione di ciò che si vive e si vede negli altri mondi. 
C’è troppo freddo, polvere, nubi, staticità, ignoranza e superbia. Questi uomini e queste donne sono immorali, perché si nutrono di rabbia e d’istinti che all’improvviso vengono fuori, truccandosi di fede e di misticismo. Non c’è tenerezza, non c’è amore, in quei villaggi abbandonati e non perché Dio sia morto ma perché non è mai realmente esistito per loro. Non hanno rimorsi, né ripensamenti, non hanno lacrime, vere passioni che non siano perversioni. 
Il demone non poteva scegliere luogo migliore in cui fuggire. E ciò che è più terribile è che questa gente e il suo misero mondo hanno un limite nel cielo e un abisso senza fondo nel fiume che li condurrà sempre più in basso. 

“E la blasfemia di un mondo che ha nell’alto il suo limite mentre in basso l’immensità risuona falsa e bugiarda come gli inganni del verme di terra putrefatta.” 

Un eclatante contrasto tra cielo e terra che vede il primo cadere rovinosamente sotto gli attacchi deplorevoli e sanguinari di una creatura sporca di terra e colpa che rende quel fiume senza fondo la celebrazione della sua vittoria. 

Alle porte di un finale davvero inaspettato, i personaggi sono vicini molto più di quanto immaginano alla verità. Una storia che il centauro Onnau intuisce prima di tutti e che racchiude in poche ed intense parole: “Lo sterminatore si muove silenzioso tra i mondi e i millenni e un giorno giunge a Cittagrigia e la lascia nel lutto più profondo. Poi fugge e nessuno trova impronta del suo passaggio fino a quando, finalmente, inizia a seminare indizi come fosse un dilettante, e gli indizi portano al gran fiume di un mondo uggioso. E qui al fuggiasco dei mondi non interessa più nascondersi ma va dritto per la sua strada. E chiede delle leggende, di questo luogo dimenticato…Dimmi, Lluach, se mi sbaglio. Io non credo che questo mondo decadente abbia nulla da offrire alla potenza estrema del mangiateste, a meno che…” 

Proprio adesso che ci avviciniamo alla fine di questa recensione, posso dire che Il demone sterminatore è un romanzo eclatante e meraviglioso, che non volevo lasciare. 
A livello narrativo e descrittivo è rimasto sempre ai massimi livelli, non ho mai percepito un abbassamento di toni da parte dell’autore che ha reso il proprio stile aggressivo ed imponente, sempre. 
Incredibile l’epilogo e ancor più pressanti i ragionamenti, le domande che aumenteranno in concomitanza con l’avvento di nuovi personaggi perché il demone ha una sfilza infinita di nemici eppure nessuno alla fine sarà più tanto convinto delle proprie ragioni. E neanche noi sapremo più bene da che parte stare, troppo presi da questo universo di nebbia e gelo, così velato ed inafferrabile, delicato e fragile, che sembra scomparire con un soffio. Un universo in grado di farci tremare e sentire quello stesso freddo perpetuo delle acque rarefatte in cui strane creature sopravvivono. 

Un immenso racconto che mi ha permesso di vedere l’inimmaginabile. Ho visto e sentito tutto, persino l’illusione di toccare la disperazione e la follia di una ricerca votata fin dall’inizio alla sconfitta di fronte all’immensità raccapricciante di un essere davanti al quale persino Dio ha perso la sua fede. 
Ma chiedo all’autore se un essere, un’esule che vaga per i mondi, la cui definizione di demone è evidentemente irrisoria e fin troppo superficiale, quasi a voler accontentare ipotetici dispensatori di concetti religiosi, fatto di una tale potenza da uccidere Dio, non sia egli stesso un Dio? 

Eppure ciò che conosciamo di lui nel romanzo non ci permette di percepirlo in questo modo, sarebbe troppo scontato e banale. L’intelligenza dell’autore sta anche nell’aver creato un personaggio evanescente, privo di contorni, fatto di paura e di ombra. Non conosciamo la sua forma umana né demonizzata, potrebbe essere un mostro o un uomo bellissimo ma per tutto il romanzo non è altro che uno spettro che cammina, un’unica essenza insieme al fiume che sovrasta. 
Quel poco che c’è di lui, si sente. L’autore fa in modo di farcelo tenere bene a mente: il demone esiste ed è uno sterminatore, una belva mangia teste, che si nutre di tutto ciò che vive. 

Il demone sterminatore è una bellissima prova di quanto la narrativa italiana sia grande. Caro Vincent, il tuo libro è entrato nella mia testa e come sai, tra le mie preferenze assolute. Ho vomitato fuori tutto ciò che potevo. Non me ne voglia chi avrebbe voluto leggere una recensione più tecnica. Questo è quanto. Questo è ciò che ho dentro. 
Tutto per lui. 

E per voi invece, amici che state leggendo, voglio dirvi che straordinarie verità e incredibili fantasie si prospettano in questa storia, nella quale sarete continuamente avvolti da spire misteriose che apriranno confini apparentemente invalicabili, oltre i quali persino Dio sarà talmente vicino da poter essere assassinato e la sua ira e la sua morte riecheggeranno per le strade e nelle città attraverso il pianto innaturale dei bambini che moriranno e le ali spezzate dalle piume insanguinate degli angeli piovute dal cielo, incapaci di proteggere il loro Signore. 

Quale orrenda e maledetta creatura può compiere un tale atto di devastazione e morte? Chi sei tu viandante, anima gelida dalla fredda voce, dal corpo fatto di vento e nebbia e dagli occhi neri e vuoti, contenitori perversi di un’onnipotenza rubata al Signore degli Dei?




giovedì 11 settembre 2014

❤Nuova Grafica!!!❤

Eccomi qui di nuovo con voi, per annunciarvi il cambiamento della mia GRAFICA! 





Per chi conosce il mio blog già da qualche tempo sa che non avevo nessuna grafica particolare, era tutto impostato molto semplicemente e senza alcuna conoscenza da parte mia dei metodi propriamente tecnici del caso. 

Ho aspettato un po' ma alla fine ho avuto il blog che desideravo grazie alla disponibilità e alla pazienza di Iole, che tutti voi conosceranno come IoleCal del blog: http://iolecal.blogspot.it/ 

Questo post è per ringraziarla e per mettere in evidenza le mie nuove vesti, molto più ordinate e davvero posso dire, perfette adesso! 

Spero che la nuova grafica vi piaccia, ma ne sono sicura! 

Fatemi sapere!

Salvia e Rosmarino di MaryJo Camusi Segnalazione

Buongiorno cari lettori, oggi vi presento Salvia e Rosmarino, un romanzo carico di avventura e di spensieratezza, autopubblicato da MaryJo Camusi e acquistabile in tutti gli store on line, in formato ebook, al prezzo di 1,99. 
La storia è incentrata su Adriana, una giovane scrittrice che decide di scrivere un romanzo prendendo spunto dalla rocambolesca vita del suo bisnonno. Durante le sue indagini, non mancheranno avventure strepitose e incontri d'amore! 

Diamo uno sguardo alla copertina e alla trama!







Titolo: Salvia e Rosmarino 
Autore: MaryJo Camusi 
Pubblicazione: Narcissus.me 
Pagine: 199 
Prezzo: 1,99 



  ❀ Trama ❀



Adriana è una giovane scrittrice di romanzi. La sua vita trascorre tranquilla in un piccolo paese toscano, ma viene stravolta quando, per scrivere il suo nuovo romanzo, decide di ispirarsi alla rocambolesca vita del suo bisnonno. Andando alla ricerca di informazioni sul passato della sua famiglia si troverà ad affrontare viaggi emozionanti, che la porteranno a prendere decisioni importanti e a fidarsi delle persone - nonostante le sue reticenze - per continuare la sua incredibile storia. Ma durante i viaggi tra l'Europa e l'America, l'amore sarà sempre in agguato: l'imprevedibile Adriana sarà pronta a riconoscerlo? 



 Cosa ne pensate?  Sembra carino, vero? 

martedì 9 settembre 2014

Korallion di Fiorella Franchini Recensione

Buongiorno carissimi lettori, dopo diversi giorni, eccomi di nuovo con voi, a presentarvi una recensione di un libro molto suggestivo che riguarda vicende antiche ed affascinanti incentrate sulla mia meravigliosa città: Napoli, quando ancora era chiamata Partenope.
Il libro s'intitola Korallion, scritto dalla giornalista e scrittrice, direttrice editoriale, Fiorella Franchini. La storia è ricca di mistero e fascino, ammaliante come il canto di una sirena, e struggente come l'amore più puro e sofferto.
Guerra, divinità, amore e inganno sono i protagonisti di questo racconto in cui lo stile magico e dolce dell'autrice vi regalerà un sogno ad occhi aperti a cui è difficile resistere.







Titolo: Korallion
Autore: Fiorella Franchini
Editore: Kairos
Pubblicazione: Marzo 2014
Pagine: 146
Prezzo: 10 euro





❀ Trama ❀

Ci sono luoghi che non hanno mai smesso di conservare una speciale magia. Che risuonano ancora di sospiri e canzoni, di battaglie e tradimenti. Luoghi in cui l'amore e il dolore si moltiplicano e si dividono in mille aguzzi frammenti, ciascuno in grado di penetrare a fondo nel cuore. Fiorella Franchini racconta di quando uno di questi luoghi era vergine e silenzioso. Racconta di quando due navi spinte dalla tempesta portarono sulle rive di un mare mai muto un nuovo incanto, e racconta di quando la città vecchia lasciò il posto a quella nuova che nacque già antica. Racconta di un popolo che non ebbe paura di sfidare gli dei, e racconta di un diadema che era stato l'ornamento di una Sirena e che era diventato un simbolo di forza e di potere. Fiorella Franchini racconta della magia di un luogo che non ha mai smesso di sussurrare le proprie storie, e di cantarle per strada.





❀ Recensione ❀

Korallion è…

Ambientazione suggestiva, piena di melodia, di canti e di memorie perdute, di quando Napoli era ancora Partenope e nel suo porto approdavano navi da ogni parte e nelle sue terre, cariche di odori e sapori misteriosi, giungevano stranieri da ogni dove.
Insieme a Kyme, l’antica Cuma, un mondo carico di segreti e maledizioni, nel quale non erano tanto le gesta degli uomini a segnare il destino dell’umanità ma il volere terrificante degli Dei.

Una nave greca giunge a Partenope e viene accolta tra fiducia e timore, ma è già nell’aria il sentore di sciagura quando le spoglie della Sirena Parthenos, protettrice della città, vengono trafugate. Gli unici ad essere incolpati sono i marinai greci appena accolti, a causa di prove apparentemente inconfutabili.

La magia del racconto, carico di intensità e di eroismo, assorbe melodie antiche e divine attraverso il canto di Leucosia, giovane ninfa, passeggera anch’ella della nave greca, ma affranta dalla perdita del suo amato Cimone, probabilmente morto in mare durante l’ira di Poseidone.

La narrazione procede lenta e dolce, lo stile narrativo accarezza leggiadro le parole che lasciano scaturire immagini lontane ed affascinanti di un mondo antico eppure eternamente familiare.

Conosciamo eroi, comandanti, ninfe, indovine, schiavi, principi e ministri ma sono soprattutto gli Dei, che con la loro presenza silenziosa, controllano la scena, insidiandosi nella vita dei personaggi e delimitando il loro campo d’azione, contribuendo persino a forgiare la loro stessa volontà.

Sembra quasi che la storia abbia vita propria. Le vicende che sono legate al mare, alla tempesta, alla memoria antica ed intrigante di Partenope, echeggiano oltre il mito, per affondare nella terra ferma e calpestarla con un proprio corpo e una propria anima. Mentre leggevo ho visto la città animarsi, mentre il suo cuore, vecchio e sepolto di culla del mondo antico, riprendeva a battere, squarciando il silenzio abissale e profondo nel quale la modernità lo ha rinchiuso.

Ho visto la sirena alzarsi e camminare, il suo petto ansimare e i suoi respiri caricarsi di nuova vita grazie alle parole dell’autrice. Ho visto gli Dei riprendersi i loro troni, il mare tornare a padroneggiare i destini delle navi e di interi popoli asserviti al Dio Poseidone e alle sue fascinose sirene. Ho visto il vento tornare a sussurrare remote melodie dal sapore dell’eternità e dell’arte. Ho visto il fuoco ardere e la cenere cadere sulle case e sulle strade di una città risorta dalle tenebre della dimenticanza.

Korallion è il racconto di un’avventura magica tra incantesimi, oracoli e terribili premonizioni che rendono la lettura un sogno ad occhi aperti, piena di odori misteriosi che seppur sconosciuti, capaci di ammaliare chiunque si avvicini a questo universo fatto di timore e meraviglia, di passione e guerra, di divinità orribili e di eroi dimenticati. Parole che s’intrecciano alle pagine rendendo questo libro una splendida visione, uno squarcio che si apre sull’immenso mare nero della memoria e della potenza di un’epoca la cui eco non conosce né arresto, né sconfitta.

La narrazione è ricca di avventure, di popoli che si scontrano e di profezie che si avverano.
Il principe etrusco Rasna deve combattere numerosi nemici per riportare l’urna di Parthenos nella città. Barbari, assassini, popoli feroci e senza regole si scontrano in questa incredibile storia che sembra essere un  lungo canto che risale dalle profondità della terra fino a congiungersi con il cielo nascosto dalle nubi. Intrighi e misteri da risolvere, corse contro il tempo nemico, giustizia e terrore, fede nella volontà imprescindibile degli Dei che dall’alto decidono le sorti degli uomini. Divinità a confronto che prendono parte ad una lotta senza tempo nella quale la fame di potere e l’ingordigia del denaro muovono le azioni e i desideri umani e fanno marcire i buoni sentimenti nel loro misero cuore. Leucosia, la fanciulla dal canto divino, salverà da morte sicura, nelle fredde e nere acque del fiume, il principe Rasna, che con il suo aiuto salverà l’urna sacra. E da allora i loro destini saranno inevitabilmente intrecciati.

“Leucosia non smise di cantare e li seguì con lo sguardo; scese lungo l’argine e guidò cavallo e  cavaliere con la sua voce. Nel buio, appena rischiarato dalle fiamme, sarrastri ed etruschi stavano con il fiato sospeso.”

Al fianco del principe Rasna attraversiamo anche i luoghi più impervi e spaventosi, giungendo fino ai Campi Ardenti, l’Ade, il fiume Averno e la porta degli Inferi. Odori nauseabondi, morte e demoni sono gli accompagnatori di questo breve viaggio a cavallo dell’inferno più oscuro e maledetto nel quale Rasna ritroverà la sua Leucosia per poi perderla ancora una volta.

L’amore e l’eroismo camminano di pari passo in questo racconto che appassiona per la sua grandezza e per il rispetto che ogni parola ed ogni frase scelta, emana verso questo mondo fatto di sacro e profano, nel quale la luce delle spade, il sangue versato e i cadaveri abbandonati sul proprio cammino non bastano a frenare la volontà di un principe e del suo cuore puro. Tra una perdita e un ritrovamento vaghiamo nei luoghi meravigliosi che l’autrice conosce e sapientemente descrive con melodiosa maestria, come se da ogni parola scaturisse una nota lieve a renderla più dolce e sinuosa. Tra le pagine si nasconde un amore immenso per queste terre e queste potenti antichità fatte di memoria e adorazione, celebrate attraverso grandi gesta grazie alle quali la miseria dell’umanità può ancora riscattarsi.

C’è magia, incanto, meraviglia nei personaggi e nei luoghi, nelle vicende stesse che non perdono mai un colpo e tengono il respiro di chi legge ancora in sospeso.
Korallion è appassionante e travolgente, una storia figlia dell’antichità più preziosa e della leggenda che ha come protagonista la nostra città, un mito, una stella che brilla incredula ed incerta in un firmamento a volte troppo sperduto e lontano per essere ricordato.
Ma libri come questo ci permettono ancora di sognare, di immaginare tra passato e presente, conservando nel nostro cuore, instancabili nuove speranze che possano finalmente farci sentire la gioiosità di un futuro migliore.

A cominciare dalla nostra Partenope, bisognosa di certezze e di cambiamenti, di uomini e donne che comincino a credere nelle sue potenzialità e nella sua rinascita come luogo che seppur adesso, appaia in balia del mare e della sconfitta, possa contare su fede ed azione per costruire nuove basi con le quali rendere reali le vite ed i sogni di chi ci abita e di chi non vuole abbandonarla.

Tra ira funeste, inganni e maledizioni, l’amore di Korallion è un amore disperato e sofferto ma incontaminato, nato nel silenzio e raccolto da uno sguardo, che affronta la ferocia divina e la malvagità umana per unirsi in un unico ed eterno tocco.
Un canto fatto di vita e di morte, di passione e rabbia che ci conduce oltre l’umana comprensione in territori in cui i mari e le tempeste, i fuochi e le terre, i cieli e l’inferno decidono le sorti e gettano ombre sulla felicità degli uomini.

Lo stile di Fiorella Franchini è quello fiabesco e magico proprio della dolcezza e del sussurro. Anche le scene più tragiche e violente sono raccontate in modo vellutato, rispettoso, un omaggio alla grandezza e all’eroismo della storia.

Korallion è una visione meravigliosa incastrata tra il verde del mare e il diadema di una sirena che continua a cantare le sue incantevoli nenie fatte di guerra e di morte, di amore e potere, mentre il suo canto fatto di note melodiose e struggenti, così suggestive e sensuali, non smetterà mai di raggiungerci, rinnovandosi ogni volta, se anime sensibili come quella dell’autrice,  continueranno a dargli ascolto e si lasceranno struggere da quelle note fino a quando non incideranno anche il nostro cuore.

 “Mantengo il mio giuramento, qui di fronte al mare. Sarai per sempre nella mia anima…perdutamente mia.”









giovedì 4 settembre 2014

"IO TI VEDO" DI VERONICA SCAVONE SEGNALAZIONE

Buongiorno cari lettori, oggi  vi presento un nuovo libro di una scrittrice esordiente pubblicato a luglio che s'intitola Io ti vedo di Veronica Scavone.
E' un paranormal romance e so bene che molte di voi amano questo genere narrativo, quindi non lasciatevi scappare questo romanzo! ^__^

La storia è incentrata su Bianca e su Limer, un umana ed un fantasma che per una serie di vicende s'incontrano e cambiano totalmente le loro vite. E' un racconto carico di passione, di odio ma anche di rabbia e profonda solitudine. Insomma si capisce sin da subito che la lettura non ci risparmierà emozioni e sentimenti forti, proprio come piace a me!
Sono davvero incuriosita da questo testo, che spero di ricevere presto, perché non vedo l'ora di leggerlo!

Intanto scopriamo insieme la copertina e la sinossi!

Non dimenticate di dirmi cosa ne pensate! <3









Autore: Veronica Scavone
Titolo: Io ti vedo
Casa editrice: Biobliotheka
Pubblicazione: Luglio 2014
Genere: Paranormal Romance
Prezzo: Cartaceo 10.99 (scontato 7.99) Ebook 5.99(scontato 1.99)





^^Sinossi^^



Bianca ha una vita perfetta. Almeno così crede. Finché l’uomo con cui sta dopo quattro anni di relazione la molla. Ed è così che si ritrova sola, ad elemosinare dal suo migliore amico Dylan, un po’ di compagnia per il viaggio in crociera organizzato dai genitori,  che molto presto, si trasformerà nel viaggio più importante e stravagante della sua vita.
Limer è bloccato ormai da secoli in quel limbo, dove suo padre lo ha esiliato. Dovunque va, è sempre la stessa storia: le anime degli umani che ha ucciso nel suo passato lo inseguono e lo torturano. Ogni giorno  è costretto a vedere umani, che vivono la loro vita inutile, e lui? È invisibile, un fantasma ... è solo; finché Limer inseguito dalle anime si trova costretto a salire in una nave da crociera ed è proprio lì che incontrerà l'inaspettato. Bianca durante la prima sera sulla nave va a ballare, vuole sentirsi libera, vuole tornare a vivere, ma il destino si è accanito contro di lei; un uomo che conosce nel locale l’aggredisce ed è in quel momento che incontra Limer.
Da subito  Limer la trascinerà nel suo mondo fatto di sesso e passione ma anche di odio, dolore e brutale tortura.
Riuscirà Bianca a passare le prove che il destino è pronto a fargli affrontare?
Riuscirà Limer a rimuovere l'odio che ormai sembra aver sepolto nel cuore?
Potrà un umana , spezzare una maledizione vecchia di secoli ?
 
 
 



^^Biografia^^

Scavone Veronica è nata a Torino nell'91, attualmente vive in un piccolo paese di provincia. Oltre ad essere un insaziabile lettrice, ama viaggiare, fonte di ispirazione di personaggi, situazioni e storie.
È nato così "IO TI VEDO" , da una scintilla di immaginazione che ha dato il via a sentimenti, passione, ed avventura.
"IO TI VEDO" è il primo di una serie di romanzi a cui non vede l'ora di darne seguito.
 
 
 
 
 




***A presto per la recensione! :)***




 




martedì 2 settembre 2014

GIVEAWAY SHADOWHUNTERS - PROMEMORIA

Buongiorno amici e amiche, dopo un bel po' di giorni dall'inizio del mio GiveAway ho pensato di inserire un post *Promemoria* che ricordasse a tutti voi che mi seguono che è in corso un fantastico GiveAway sul mio blog!






Quando l'ho iniziato era il 20 agosto e molti di voi erano in vacanza ed altri non si collegavano ai loro blog. Così ho deciso di rinfrescare la memoria a coloro che già lo sanno e di diffondere ancora di più la notizia!

Dunque...Per chi ancora non lo sapesse il GiveAway termina il 19 settembre alle ore 00.00 e il vincitore, unico, verrà stabilito tramite l'estrazione del lotto di sabato 20 settembre.

I premi sono tre bellissimi libri della Saga ShadowHunters *W* (esattamente gli ultimi tre pubblicati).
Più un peluche di Winnie The Pooh! O.O

Le modalità di partecipazione e tutte le informazioni necessarie sono reperibili qui:


http://amicadeilibri.blogspot.it/2014/08/giveaway-saga-shadowhunters-peluche.html



Spero che partecipiate ancora in tanti!

Vi aspetto! <3








lunedì 1 settembre 2014

"LOVE TRAFFIC" DI DAVIDE RIZZO RECENSIONE

Eccomi ancora qui con voi!
Oggi è davvero una giornata piena a tal punto che voglio presentarvi anche la recensione di un libro di poesie dell'autore esordiente Davide Rizzo, intitolato Love Traffic.
Una raccolta di poesie molto particolare, corredata da immagini suggestive che ne ampliano l'impatto emotivo e sensoriale.

A voi la lettura... ^__^








Autore: Davide Rizzo
Titolo: LoveTraffic
Genere: Poesia
Editore: Ibiskos
Pubblicazione: 2011
Pagine: 104
Prezzo: 12,00






^^Recensione^^



Welcome to the Davide Rizzo’s World.
Questo e tanto altro è LoveTraffic , estremo poetare, punta di diamante di versi concatenati, incastrati in mirabolanti congiunzioni per dare vita ad un intenso affresco fatto di immagini e poesia, dove ti sembra di ascoltare musica e di vedere stralci di film mentre stai raccogliendo da terra pezzi sparsi di freddi immaginari, dei quali i colori sono strascichi furenti di emozioni, insidiosi, carichi di energia e spessore, pronti alla riflessione sulla vita e sull’amore. Cardini indissolubili di questo strano poetare sono i grandi temi esistenziali, le visioni, i sogni infranti e le paure ma soprattutto la consapevolezza del proprio io, accarezzato nel profondo, a dispetto di ciò che lo stesso poeta afferma di se stesso: “ Ho un’opinione di tutto tranne che su me stesso.”
Il poeta finge perché la poesia è fonte di verità plausibile racchiusa in un involucro fatto di bugie e lacrime. E allora il poeta fingerà la forma che schiude la propria malinconia, per servirla su un piatto d’argento nel modo più fruibile che conosce. Perché i versi si devono sentire e Rizzo sa comandare i meccanismi del cuore e della mente per raggiungere le corde sensibili di chi legge.
Su tutto troneggia incontrastato l’amore, un dissidio profanato, che si vorrebbe ricordare ma che forse va solo dimenticato. Un amore bloccato nel traffico, che rimane ingorgato tra pensieri, mani e sensazioni che non sanno più liberarlo.
Un amore mercificato e mercificabile che vorrebbe salire le vette del Paradiso, conquistando una sacralità che lo porterebbe lontano, ma resta inchiodato alla misera terra, ad infangarsi tra le strade sporche di pioggia, a sgualcirsi come una qualsiasi carta, strappata dal vento e troppo leggera per non essere spostata.
Un amore visionario perché il poeta vede laddove l’umanità è cieca, sente il freddo della notte che giunge e racconta di sussurri  segreti che aprono varchi ai misteri più grandi. Rizzo reinterpreta la musica della vita, donandogli un ritmo tutto suo, laico, anticonformista, dissacrante ma terribilmente musicale.
E’ seduto da qualche parte a battere il tempo con il piede mentre noi leggiamo ritmando le sue esperienze, le sue sensazioni, i suoi valori trascesi in poesia e visioni. Terra e cielo per scavare nella profondità dell’animo, cogliere il frutto e donarlo a noi che usufruiamo della poesia per riconoscere e per maturare ciò che siamo, praticando strade già battute ma costantemente rinnovate.  
Il caos del mondo è quello in cui il poeta ci getta d’impulso e noi arranchiamo tra regole e disdette, tra mura che cadono e silenzi che gridano per ritrovarci incastrati in un terrificante disincanto tra romanticismo e maledizione, tra intimismo e distacco.
Il poeta è coraggioso e temerario, scopre le nuvole, attento sempre al sole, e scava con le mani cariche di ricordi e dolori gli abissi più interiori.
Parole schiette e sincere, alcoliche e altamente rischiose come i colpi di una pistola che bucano le pareti sensoriali e ci restano attaccati fino alla fine, fino a quando le sensazioni non sono diventate percezioni sane ed infine, consapevolezze chiare.
Versi provocanti e ubriachi che stagliano immagini di luci e di ombre, selvagge e impenitenti, dolorose e rinfrescanti, incisive come la paura e come le mani nodose e ruvide di chi “ ha toccato troppe volte le stesse cose.”
Le parole s’incastrano nei versi con sintonia e cadenza fatta di musica che non intimidisce ma spinge a scoprire cosa l’anima poetica nasconde, rendendo quei momenti come pezzi frantumati dall’estrema voglia di esserci. Qui ed ora.
Stralci di mondo, di vita vissuta, fatta a pezzi per essere meglio compresa, evasione di note fatte di ira e di terra, di malinconia e di alba. Un canto che è una eco di rumori, di luci e di guerra: è questo l’amore che “dirige bellissima orchestra.”
Alcune poesie sono struggenti, emozionanti, romantiche  ed oscure come i sentimenti che usano la carnalità per venire fuori, per incidere, per ferire e farsi finalmente sentire. Perché la poesia usa le parole per rendere eterno un istante e per rendere tangibile un mondo fatto di anima e di mistero. Il cuore, artista di strada, giocoliere di momenti in cui i sogni diventano le carte vincenti, con cui fregare la vita, batte nel petto del poeta e sanguina nel corpo di chi lo ha rubato.
“Ci sono luoghi dell’anima che non hanno finestre
Soltanto porte sbarrate.
Da lì il mio cuore rimbalza da muro a muro e ha un suono grave
E forte che riecheggia il tuo nome.
Nessuno sentirà le mie urla e verrà a salvarmi,
tutti dimenticano un piccolo principe
chiuso in una torre d’avorio
che muore dissanguato per te.”
Il cuore che pulsa, protagonista di molti componimenti, nel suo lento incedere, duro a morire, si rifiuta inesorabilmente di dimenticare. Nostalgia e malinconia piombano pesanti su quella torre d’avorio dove il principe innamorato si conta le ferite del suo amore dissanguato. E le parole incidono le nostre porte di legno e non importa quanto siano sbarrate quelle che vede il poeta, anche i nostri sensi rimbalzano da una parete all’altra senza tregua.
Tra fumo, sigarette, birra e canzonette, bisognerebbe avere il coraggio di un bambino che ama con tutto l’universo e dimostra senza vergogna di sentire la mancanza di ciò che ama.
Stille di pensieri, stelle di malinconie, bicchieri che capovolgono inganni, lampi di bugie, ferite fredde e inquietudini  senza nome perché: “Tutti i poeti hanno per secondo nome inquieti.”
Parole abusate, credenze strappate, preghiere sussurrate, ti amo spiazzanti e finestre che gridano miserie tra felicità sonnolente che aspettano di essere timidamente vissute.
Il poeta urla contro il mondo e le sue discrepanze, contro l’avidità, lo spreco di soldi, l’inerzia e l’amoralità del fine che giustifica i mezzi: “si mettono da parte di ogni cadavere i pezzi.”
La sua è una visione tanto terribile quanto reale, addolcita dalle forme delicate della poesia, che accarezza senza strapazzare il cuore e la vista. Le parole si abbracciano in versi, intessendo mondi nuovi eppure così riconoscibili perché di ciascuno di noi. La poesia di questa raccolta diventa tutt’uno con i ricordi e la memoria, con le  paure e con i sogni spezzati perché lo sguardo è fin troppo spesso disincantato, crudele, sbagliato. Odio, morte, follia, guerra, passione e inganno che fa rima con disastro eppure tutto è magico fino a quando si respira l’aria del gioco e ci si dimentica che in fondo il mondo umano dei sentimenti è tragico, ma necessita costantemente di qualcosa di comico.
Io esisto sembra dire il poeta, così come esiste la sua poesia, tra intelligenza, distacco e nostalgia.
Qui e adesso è tutto un traffico di suoni e voci, di nebbie e colori, di canzoni che hanno il sapore della lontananza, di memorie piene di odori fatte di versi che scheggiano le mani ed inquietano i sensi. Ma la poesia è anche capace di trascendere, ipnotizzare, identificare ciascuno di noi in quel vortice umano fatto di anima e cuore di un poeta che non si tira indietro di fronte a questa sfida: vita che diventa poesia. Senza fine.